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Ascoltare un album dei Klimt 1918, sia
questo l'indimenticabile, precedente "Undressed Momento", piuttosto che
quest'ultimo capolavoro, significa sostanzialmente scoperchiare un vaso
d'emozioni multi-forma-colore, lasciarsi travolgere ed invadere da
inaspettati effluvi compositi delle più delicate ed inconfondibili essenze
dello spirito. Significa far scivolare nell'intimo, attraverso i sensi,
una semplicità impossibile da confondersi col minimalismo. Un'Arte Nuova,
incarnata in quell'essere diretti con l'eloquenza che eleva le melodie ad
allegoria d'emotivi momenti rintracciabili nel vostro mondo interno.
Cromature musicali apparentemente astratte e simboliche, che vanno a dare
nuovi colori ai cieli sotto i quali si svolgono le storie raccontate in
"Dopoguerra". Nuove forme più curate ed eleganti d'una qualsiasi
fotografia della realtà, altrimenti stilizzazioni di forme e colori
sorprendentemente innaturali, creanti essenziali ed armoniose concezioni
di Bellezza. Voltate definitivamente le spalle al più novembrino metal
degli esordi (di cui rimane traccia soltanto nella scelta dello studio di
registrazione, ricaduta appunto sul laboratorio di meraviglie sonore Outer
Sound Studios, a seguire master ai nordici Finnvox), il combo romano
diviene autore d'un post-rock melodico che guarda talora, nella maniera
più accattivante possibile, al più sofisticato pop quale potrebbe essere
quello dei primissimi U2. Ma ciò che di "Dopoguerra" può stupire, non è
tanto l'inassimilabilità a preesistenti generi, la freschezza d'una
proposta in grado di far confluire il meglio della storia musicale in una
personalissima rielaborazione filtrata dall'anima; né tantomeno
l'innegabile classe, l'evidente garbo d'altri tempi con cui l'intero
lavoro scivola e penetra nella maniera più silenziosamente assordante
possibile... Quanto, piuttosto, il modo in cui i Capitolini sono in grado
di dipingere ogni singolo sussulto, ogn'impercettibile moto sensibile: in
ogni brano, la descrizione cardiaca viene sviscerata, rigettata in pieno
volto, reintroiettata, e tutto questo, in un'esasperazione analitica
attraverso strutture piuttosto semplici, ma amplificate e riarrangiate di
tutte quelle sfumature strumentistiche che impediscono che un'idea rimanga
indefinitamente abbozzata, incompleta. La misura è qualità innata nella
loro musica, perciò ogni brano suona come un'euritmia perfetta di tutti
gli elementi che vanno a comporne la trama: "They were wed by the sea"
spalanca aperture atmosferiche dalla gradevolezza istantanea, le
percussioni ritmano un'attesa che si sparge in colorati arpeggi d'una
dolcezza tanto benefica quanto necessaria, mettendo in perfetta luce un
basso complice, pulsante e mobile. Cantabilità e melodie vocali, che si
stampano definitivamente nell'orecchio, non s'erano mai espresse meglio
come adesso nei Klimt 1918. "Snow of '85" fa provare quell'ebbrezza del
crescendo leggero, che da un fresco dinamismo sprofonda nel tappeto di
chitarre morbide guidate dalle linee vocali appassionate e rassicuranti,
ed un onirico, sotterraneo lavoro di arpeggi e tastiera a dare le linee
portanti dell'intima melodia trascinante. Indimenticabile l'esperienza di
"Rachel", introdotta dalla tenera solennità degli arpeggi cadenzati
iniziali, ipnotizzati dal leitmotiv di chitarra che s'intreccia al cantato
semplice e suggestivo; un indefinibile inspessimento graduale, omogeneo e
continuo, porta all'esplodere d'ogni sentimento troppo a lungo trattenuto
nel chorus centrale, intenso quanto il tocco di femminilità che possiede,
tanto fisico quanto emotivo nello stupefacente e patetico momento
acustico, trasudante passione in vena d'abbandonarsi. Da brivido il
finale, l'incastonarsi delle lead vocali e chitarristiche del ritornello
nella strutturante ed enfatizzante doppia cassa. Allo scopo di affascinare
per la polisemica dimensione dell'emotività mai stancante, "Nightdriver"
avvolge, con nobile discrezione, di carezzevoli cure sonore e suadenti
tappeti acustico-elettrici dilatati ed estesi verso la successiva nota più
giusta, verso un nostalgicamente lungo ed accorato finale, che si diletta
a meravigliare per la confidenza con cui incessantemente trova soluzioni
sempre più vicine alla perfezione. "Because of you, tonight" riprende un
sottile filo rosso conduttore con "Rachel", tra ballabilità, sensibilità
effeminata meravigliosa, intriganti tempi di batteria che illudono d'un
rincorrersi delle note, e ritornelli centrifughi che trascinano
l'ascoltatore in un'oceano di sonorità. E poi, tra altrettante perle in un
viaggio che non presenta punti deboli, troviamo l'ennesima gemma: "Lomo",
che sa far crescere le spiraleggianti melodie di chitarra e gli
arrangiamenti lungo il fulcro centrale delle preziose vocals; che sa
cristallizzare uno stato di estatica estetica, lasciandovi in rapita
contemplazione fino all'energico finale.
Le chitarre tessono trame incisive ed orecchiabili, di facile
memorizzazione, dove il piglio accompagna con discrezione sia un
talentuoso ed elegante virtuosismo, sia un sofisticato buongusto nella
scelta di scale e centri tonali: gli eccessi avrebbero vanificato
l'intento, costringendo in alti argini l'onda prepotente e determinata. La
sessione ritmica, contesto di pregio, cornice riguardosa che non riluce
soltanto di riflessi, rivela il suo potenziale nel medesimo, attitudinale
modo, tanto per farvi capire, che può aver reso celebre l'operato di
Hellhammer nei Winds: prelibatezze per palati fini. E poi, le linee vocali
del singer... Come se provenissero direttamente da una dimensione persino
a lui sconosciuta, muovendosi con dimestichezza ed agio nei pezzi, che dal
tocco vengono impreziositi, dal passaggio elevati dal bello al perfetto.
Strumento questo, che ha regalato a "Dopoguerra" definitiva consacrazione.
Mai prima d'ora, l'alfabeto di note m'è parso tanto decifrabile; mai prima
d'ora, abbandonarmi alla musica m'è parso tanto naturale, tanto spontaneo,
quanto leggermi dentro. Unico difetto: dura troppo poco, dura meno di "Undressed
Momento", durerebbe comunque eccessivamente poco per una musica di cui
s'ha un fortissimo bisogno. 'Still need a music, nobody knows it...'.
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