Klimt 1918 "Undressed Momento"

::: Recensioni (sono due!!!) tratte da Babylon Magazine :::

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Recensione nr. 1...

Un'altra bella sorpresa da parte della promettente etichetta campana My Kingdom Music, che dopo i Room With A View ci propone un'altra grande band molto interessante, i Klimt 1918. Ormai sulle scene da diversi anni, i Klimt 1918 sono finalmente arrivati alla definitiva maturazione, con un disco ancora una volta triste e decadente, prodotto in modo perfetto agli Outer Sound Studios di Giuseppe Orlando (autore anche delle backing vocals nella quarta traccia "We don't need no music") dei Novembre. Tutte le carte in regola per aggredire il mercato europeo, quindi. Il songwriting della band è di assoluto livello, dato che ci viene presentato un disco del tutto personale, senza scopiazzamenti o scontatezze di sorta, rientrante in un genere un po' indefinito che spazia dai Cure e i Depeche Mode, fino ad arrivare a Katatonia e Novembre, ovviamente. Le chitarre, alternatamente heavy e liquide, costruiscono delle melodie ipnotiche, supportate dalla stupenda voce di Marco Soellner, e dalla buona capacità tecnica di tutti gli altri componenti del gruppo. Un disco di musica gotica elegante ed intima, pura emozione sgorgante dalle casse, con "Pale Song" e "Stalingrad Theme" a farla da padrone in qualità di pezzi meglio riusciti del lotto. Ora non resta che supportarli, e considerarli ormai alla stregua dei Novembre e dei Room With A View come alfieri della musica avantgarde e decadente italiana. Non lasciatevi sfuggire questa perla nera post-moderna!

(Giuseppe Torre - Voto: 8/10)

... e nr. 2!

Nati dalle ceneri della death metal band Another Day, i Klimt 1918 si stanno rivelando come una splendida realtà new-wave/post gothic-metal, elegante e raffinata, malinconica e sognante, capace di fondere leggerezza e intensità musicale come pochi altri sono capaci, e non solo in Italia. I riferimenti (è questo il loro unico difetto) sono fin troppo evidenti: The Cure, soprattutto in "Parade Of Adolescence", Anathema, Katatonia, The Smiths. Il solo fatto che la band si rivela per lo più all'altezza delle sue influenze vi dovrebbe far pensare all'intrinseca bontà di questo disco. Brani come "We don't need no music" e "That Girl" (forse la mia preferita) toccano vette notevoli di perfezione stilistica, creatività e profondità emotiva allo stesso tempo. La collaborazione alle orchestrazioni da parte di Massimiliano Pagliuso (Novembre) e la presenza ai cori di Giuseppe Orlando (sempre Novembre) sono certo un buon biglietto da visita per la band, ma non aggiungono nulla ad un gruppo che merita già di essere annoverato tra le realtà più belle che può darci oggi la scena italiana (discorso che, oserei dire, vale anche per quella internazionale). Nei Klimt 1918, infatti, perizia compositiva e capacità espressive vanno di pari passo con una buona tecnica strumentale, e con una voce, quella di Marco Soellner, impegnato anche alle chitarre, di grande bellezza, dai toni intimi e confidenziali un momento, più aperti e assertivi quello dopo, ma sempre carichi di significato e di sfumature difficili da afferrare. Sfumature che pervadono tutta la musica dei Klimt 1918, di quelle che ti fanno venire voglia di ascoltare un album ancora e ancora nella speranza di poterle finalmente cogliere tutte, in un momento di perfetta simbiosi con le immagini, la forma e la sostanza del tessuto musicale. Sono queste sensazioni che si provano spesso ascoltando tutto "Undressed Momento", ma non posso fare a meno di citare ancora una volta la perfetta alchimia di "That Girl", e poi "Pale Song" e il coinvolgente crescendo di "Naif Watercolour", o ancora l'incredibile wave-death di "Stalingrad Theme". Ma credo che ognuno troverà di che gioire e di che struggersi, di che sognare e farsi vincere dalla malinconia tra le nove splendide gemme che compongono questo disco. Se dovessi limitare il mio giudizio riferendomi solo alla scena italiana i Klimt 1918 meriterebbero sicuramente il massimo dei voti, ma credo che sarebbe ingiusto non considerare questo gruppo in un'ottica più ampia, europea se non mondiale. Da questo punto di vista, e considerato che le influenze di altre bands sono ancora evidenti (come spiegato più sopra) per quanto ben assimilate nel suono dei nostri, non posso spingermi troppo in alto con il voto numerico. Ma se avete avuto la pazienza di leggere questa recensione fino in fondo, sapete benissimo quale dovrà essere il vostro prossimo acquisto. La musica dei Klimt 1918 merita di essere ascoltata e riascoltata, non lasciamo che tanta bellezza cada nel nulla.

(Sauron - Voto: 8/10)

... leggi anche la recensione di "Dopoguerra" tratta da Babylon Magazine,
nonché l'intervista di Settembre 2003 e quella del 2006!

Klimt 1918 - Roma, Zoobar, 20/10/2005 - Live report tratto da Babylon Magazine!