Klimt1918 "Just in case we'll never meet again"
(Soundtrack for the cassette generation)


::: Recensione tratta da Benzoworld, 05/09/2008 :::
Genere: Alternative/Indie

::: www.benzoworld.com :::


 

A tre anni dall'uscita di ''Dopoguerra'', i romani Klimt1918 sono alla ricerca di importanti conferme, soprattutto dopo i riconoscimenti piovuti da più parti, in primis da una scena metal sempre più lontana dalla visione artistica dei fratelli Soellner. Il post-rock fortemente influenzato da sonorità shoegaze e dark wave dei capitolini, se non fosse per l'iniziale parentesi metal concretizzatasi nel capolavoro del 2003, ''Undressed Momento'', avrebbe ben poco da spartire con quei Katatonia che con tanta solerzia vengono citati tra i loro principali punti di riferimento. Metal o non metal, i Klimt1918 sono una band di cui dobbiamo andare estremamente fieri; a ribadire il concetto ci pensa questo ''Just in case we'll never meet again'', disco che sancisce la completa maturità artistica ed espressiva dei quattro. Rispetto a ''Dopoguerra'' è cambiata la seconda chitarra, con Francesco Conte al posto di Alessandro Pace, ma il fluire di emozioni che da sempre caratterizza 'l'emotional music' dei Klimt1918 è rimasto praticamente immutato. In un'alta marea di echi shoegaze-iani (''The breathtaking days [Via Lactea]''), la band romana ricama toccanti cavalcate indie-rock sulla scia dei nomi più in voga al giorno d'oggi (Dredg, Editors), lasciandosi sospingere da delle chitarre insolitamente corpose, espressione di un mood malinconico ma mai irrimediabilmente negativo. Non mancano infatti alcune manifestazioni di velato ottimismo, figlie di una ricerca melodica costantemente all'avanguardia: nella circostanza i quattro capitolini tradiscono le proprie influenze pop (''Just an interlude in your life'') servendosi di un songwriting fresco e implacabile, che trova la sua massima espressione nelle inestimabili ''Ghost of a tape listener'' e ''True love is the oldest fear''. I risultati raggiunti in precedenza con ''Dopoguerra'' e ''Undressed Momento'' restano comunque inarrivabili: ''Just in case we'll never meet again'' è in effetti un lavoro di più facile presa e concettualmente meno raffinato, ma questo non può sminuirne l'elevata caratura e i grandi meriti, primo tra tutti quello di aver confermato i nostri Klimt1918 ai vertici dell'eclettico panorama post-rock.

P.S.: il disco è disponibile anche in versione musicassetta, per la gioia di chi ha mal digerito l'avvento del 'freddo' formato digitale.



(Viking - Voto: 80 punti su 100)

... leggi anche le recensioni di "Undressed Momento" e di ''Dopoguerra'' tratte da Benzoworld,
nonché l'intervista del 2005!