Klimt 1918 "Dopoguerra"

::: Recensione tratta da Dagheisha, 16/06/2006 :::


 

Quando una rock band relativamente giovane annovera tra le proprie influenze principali un disco fondamentale come "The Joshua Tree" degli U2, non è tanto importante che il chitarrista abbia il tocco leggero di The Edge, quanto piuttosto che il cantante si avvicini all'espressività di Bono Vox. Non si pretende una banale clonazione stilistica, che peraltro non farebbe onore ad un gruppo già dotato di una spiccata personalità, ma almeno una performance dietro il microfono meno contratta emotivamente e depurata da una pronuncia della lingua inglese piuttosto maccheronica. Si tratta dell'unico difetto a cui si può e si deve porre rimedio, perché i nostrani Klimt 1918 sono maturati enormemente rispetto all'ottimo "Undressed Momento", riproponendo una caratteristica versione aggiornata e corretta dei già citati U2, alla luce del raffinato gothic rock/metal proposto da magnifiche band trasversali come Anathema, Katatonia e Novembre (non a caso produce il batterista di questi ultimi, Giuseppe Orlando). Anche per merito della poetica di un impianto lirico ambizioso ma perfettamente riuscito, "Dopoguerra" completa un passo decisivo verso una dimensione internazionale, che potrà essere del tutto raggiunta solo grazie a rilevanti miglioramenti sotto il profilo vocale. Nell'unanime coro che sta incensando quest'album, spero che il gruppo apprezzerà la critica costruttiva di una sola voce.

(Emanuele Biani)

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