Klimt1918 "Just in case we'll never
meet again"
(Soundtrack for the cassette generation)
::: Recensione tratta da
Dagheisha, 27/06/2008 -
Top Album :::
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Di tempo ne è passato parecchio, non c'è
che dire. Le vecchie e gloriose t-shirt dei padri At The Gates,
Carcass e Morbid Angel sfoggiate in passato, alla fine sono state
riposte negli armadi dei ricordi in favore di gilet e camicie casual,
inconsapevoli specchiere ed iconografia di quello che oggi è il suono
dei Klimt1918 e di quest'ultimo e terzo lavoro "Just in case we'll
never meet again", definitivamente scevro da qualsivoglia sostanza
metal, anche quelle derivate e messe a fuoco dagli obiettivi tendenti
al nero dei Katatonia. Un suono che, lungo tutto il percorso
discografico della band dei fratelli Soellner, ha virato senza fretta
alcuna, ma allo stesso momento in modo volitivo e suasivo, verso lidi
post-rock screziati da humor albionici; questi ultimi, cresciuti sia
nella wave '80s spontanea e nervosamente superiore degli U2 di qualche
lustro addietro, che nei riflussi collettivi del movimento fuzzy pop
C86. Un suono che non nascondendo una radicale infatuazione per quei
scostamenti acustici oltremodo effettati scaturiti dal perpetuo moto
shoegaze oppure se preferite dal mai 'sì tanto in auge come in questi
ultimi mesi nu-gaze, aggiunge, ad una miscela personale già
evidenziata nei precedenti "Undressed Momento" e "Dopoguerra", nuovi
tasselli. Quali? Le espressioni liquide di Sigur Ros, A Silver Mt.
Zion, Dredg, Mogwai, Godspeed You! Black Emperor, l'importanza di chi
ha posto le basi ai concetti di indie, alternative e/o, per l'appunto,
post-rock, l'elitario fascino delle colonne sonore di un certo cinema
d'autore tutto mitteleuropeo e qualche spruzzata di quella paracula
melodia tanto cara al miglior pop italico 'de noantri'. Sapienza
smaliziata ed adulta eleganza si fondono in queste undici tracce senza
sfociare mai nell'usuale, evitando di cadere nelle reiterazioni delle
influenze appena citate, cavalcando, invece, la potenza di alcuni
refrain mid-tempos sostenuti da una sezione ritmica essenziale e, allo
stesso tempo, da urlo come quelli che esplodono in "Suspense Music" e
"Just an interlude in your life". Superlativi? Sì, ma noi lo sapevamo
già…
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(Roberto Pantano)
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