Klimt 1918 "Undressed Momento"

::: Review taken from Teenage Angst - 'Look at!' Album :::



Sono pochissimi i dischi che hanno suscitato in me una reazione emotiva pari a questo "Undressed Momento". Potrei ricordarvi di questo o quell’altro capolavoro, ma sottrarrei delittuosamente spazio a questo splendido concentrato di tristezza e melodia. Basteranno pochi ascolti per ammaliarvi, per cadere estasiati tra le braccia di note così soavi, sicuramente quanto di più emozionante mai partorito dalla nostra penisola da molto tempo a questa parte. I Klimt 1918 sono cresciuti con il mito agrodolce della Wave degli anni '80, Cure, Smiths, Police, i primi, brucianti, U2… Nomi che hanno segnato in maniera indelebile l’animo musicale dei nostri, assieme all’operato dei più intelligenti acts della nuova generazione Avantgarde (giusto per intenderci, le etichette come sapete non mi sono mai piaciute), Anathema (periodo "Judgement"), Katatonia (di "Tonight’s Decision"), Thine, frammenti sparsi di Opeth… Tutto confluisce in un unico, toccante, personale stile, in barba al bieco taglia e cuci in voga oggigiorno. E' stato il primo spunto di riflessione scaturito dall’ascolto di un album come questo: i Klimt 1918, pur essendo al debutto, riescono a fare centro, forti di notevole personalità e di un songwriting che denota maturità tale da far impallidire parecchi colleghi con più anni di esperienza sulle spalle. Tutto è studiato alla perfezione qui, anche il più insignificante dei dettagli diventa parte integrante di un prodotto sicuramente superiore a tante (troppe) uscite di infima qualità, magari molto più pubblicizzate, di cui il mercato della musica rock è ormai saturo. Parlare della parte più squisitamente tecnica per una volta è un piacere, e non posso fare altro che constatare la superba prova del quartetto, in particolare del singer Marco Soellner, dotato di una timbrica evocativa che si amalgama alla perfezione con le scelte musicali intraprese. Produzione di qualità davvero notevole, ottenuta presso i noti Outer Sound Studios di Roma con la preziosa collaborazione di Max Pagliuso e Giuseppe Orlando dei Novembre, la cui influenza è riscontrabile in maniera più che esplicita nei suoni della batteria e in quelli delle chitarre, nel momento in cui queste vanno ad abbandonare le classiche sonorità 'liquide' tipiche di certa New Wave per lanciarsi in brucianti fughe distorte. Parlarvi della musicalità individuale dei brani di questo disco sarebbe un po' come usargli violenza. Non siamo al cospetto di qualcosa di inscindibile, i brani reggono ottimamente il gioco anche singolarmente, tuttavia analizzati in un'ottica globale danno origine ad un qualcosa di più unico che raro. Vi basti sapere che nel giro di otto canzoni vengono passati in rassegna tutti gli umori e le sensazioni che possono rendere memorabile un disco già grande, dalla malinconia al dolore, dallo spiraglio di lucente gioia alla conclusiva sfuriata pregna di rancore. Emotivamente sconvolgente, personalità notevole, maturità che lascia quasi interdetti e si tratta, ribadisco, di un debut album. E il fatto che siano quattro ragazzi proprio di casa nostra dovrebbe far riflettere, solo per questo mezzo punto in più. Lasciatevi conquistare.

(Tony Aramini - Rating: 8.5/10)