Chiamatelo 'Rock di
Secessione': dark wave anni '90, hard rock e reminescenze remote di
metal si mescolano insieme per dar vita ad un concetto di avantgarde
elettronica davvero inaspettata, ecco cos'è il primo album full-lenght
della band dell'underground romano Klimt 1918.
In quanto a paragoni sonori, "Undressed Momento" (2003) ha una dose
inaspettata di maturità sonora paragonabile alle tendenze musicali di
Anathema, Katatonia e The Cure estrapolate in un concetto del tutto
innovativo.
BENVENUTI NELLA FILOSOFIA DEL MONDO DEI KLIMT 1918
"Undressed Momento" è l'album d'esordio prodotto dalla My Kingdom Music,
ma per capire la filosofia dei Klimt 1918 basta risalire al titolo del
loro promo autoprodotto "Secession makes post-modern music" (2000).
Secessione e post moderno. Ecco il fulmine che contraddistingue il
marchio di questa band: basta far caso al loro nome che dà omaggio al
pittore della Secessione Viennese Gustav Klimt e al 1918, anno della sua
morte e della fine della Prima Guerra Mondiale. E' così che per la band
di Marco Soellner & co. nasce il concetto di post moderno, anti
accademico e posteriore agli schemi, un termine che sarà tanto levigato
nell'ispirazione dei Klimt 1918 in "Undressed Momento" con un senso
nostalgico e romantico, ma soprattutto nel lavoro successivo intitolato
"Dopouerra" (2005) già definito come la loro opera prima grazia ad un
concept sulla convalescenza.
UNDRESSED MOMENTO IN GENERALE
"Undressed Momento" è senza dubbio un album dallo stile prezioso per la
freschezza e l'innovazione sonora che man mano lascia scoprire la sua
mutevolezza: un fattore giustificato visto che la sua messa in opera
raccoglie una track-list registrata nel giro degli 8 anni in cui la band
ha prodotto canzoni inedite. C'è da precisare comunque, che, malgrado la
frammentazione temporale, i Klimt riescono a sfornare un album di gran
lunga soddisfacente che gioca uno dei suoi maggiori assi nella manica
con testi in lingua inglese che vivacizza la loro musica a livello di
una qualità internazionale.
L'ALBUM VISTO DA VICINO
"Undressed Momento" parte con un intro particolare: metallico,
decadente, ovattato.
Una bimba in lontananza che canticchia, una donna con i tacchi che gira
per la stanza fumando una sigaretta a pieni polmoni. Effetti sonori con
alle spalle un grande silenzio.
Ma eccoli i Klimt 1918: spezzano il silenzio con "Pale song". Atmosfere
elettroniche fluide, vagamente riconducibili al binomio Brian Eno - U2
che riescono ad equilibrare ritmo e introspezione setacciata dalla firma
della batteria di Paolo Soellner armonizzata con i riff di basso e
chitarra.
Si procede con "Parade of adolescence" caratterizzata da un sound
energico compatto come "Pale song", ma molto più vivace e cristallino
grazie alla voce di Marclo Soellner incline a caratterizzare l'emotività
della musica del Klimt.
Ma il pezzo epico dell'album è forse "We don't need no music", un vero
biglietto da visita di quasi 6.30 minuti: post moderno
nell'introduzione, impeccabilmente centrato nella lunga suite
strumentale d'ingresso per poi affrontare una breve strofa in italiano
ricca di una ricercatezza compositiva nel lessico davvero elegante e
intrigante che gradualmente si lascia sopraffare dal sapore melodico,
che assume quasi le sembianze di un gothic metal, in cui la voce in
inglese di Marco Soellner ritorna a padroneggiare.
Impatto differente invece per la traccia di "Undressed Momento", si
tratta senz'altro dell'apice del mood nostalgico che mira ad un sapore
filigranato di new wave elettronica trasparente, quasi un approccio
acustico, che ripercorre trasversalmente tinte sonore sfumate.
E' da questo punto che l'album si snoda verso una ricerca del tutto
differente, basata su una vena prevalentemente hard rock che tende quasi
al metal senza mai raggiungerlo.
Si tratta di una ricerca graduale, a darne il primo segno è la
moderazione di "That girl", brano a metà strada della concezione elettro
avantgarde e hard rock che si addensa nel senso cadenzato e trasportante
di "Naif watercolour" che dopo un'accelerazione nell'articolazione
strumentale, ritorna a sfiorare il paradigma cristallino dettato dal
groove di "Parade of adolescence".
Ma se si vuole andare a cercare il lato più ruvido dei Klimt 1918 un
punto d'inizio è il senso gotico di "If only you can see me now" ricco
di fraseggi in riff, di trascendenze suggestive in un retrogusto
secessionista a tratti spiritico e da sempre accompagnato dalla voce
guida di Marco Soellner che sembra tendere ad un sapore vocale di attesa
quasi apocalittica.
Ed eccola l'apocalisse.
Si tratta del brano di chiusura "Stalingrad theme": un prorompente
impeto strumentale rugoso e abrasivo come non mai graffiato da un
ruggente Alessandro Pace alla chitarra e dalla batteria di Paolo
Soellner iper meticolosa nei particolari e satura e intensa sulla gran
cassa, sembrerebbe metal, ma ancora una volta l'effetto non si
raggiunge. C'è di nuovo la voce di Marco Soellner a riportare
l'equilibrio che mai come adesso risuona di decadenza e di post
modernismo.
IN CONCLUSIONE
"Undressed Momento" è un album sopraffino che supera di gran lunga
l'etichetta di underground per dar vita ad un lavoro complesso e ben
articolato malgrado si tratti di un disco d'esordio.
Ottimamente costruito tra testi e strumentazione si lascia subito
abituare all'ascolto con gradevolezza, anzi, con vera e propria
dipendenza sempre e comunque accompagnata da un sinonimo di alta qualità
che con il retrogusto filosofico del post moderno riesce quasi a crearsi
un senso iconografico tutto particolare. Non si tratta affatto di un
disco banale, ma riesce ad adattarsi agli ascoltatori più esigenti ma
anche ai romantici e ai nostalgici in cerca di uno spunto interessante.
E' un album perfetto nel suo genere, ma con i Klimt 1918 i limiti della
perfezione non raggiungono mai la vetta, la prova successiva di
"Dopoguerra" lo conferma…