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Aspettavo con
notevole eccitazione la nuova fatica dei nostrani Klimt 1918, che dopo lo
stupendo "Undressed Momento" escono con questa nuova gemma, "Dopoguerra",
che conferma ancora una volta l'immensa grandezza compositiva dei quattro
romani, e ci consegna un album emozionante fino al midollo. Concepito
ancor prima dell'uscita di "Undressed Momento", l'album in questione
disegna quello che i Klimt sono adesso: una band fuori dagli schemi, una
band che non riesce a farti decifrare a quale genere appartenga (cosa
sbagliata con qualunque gruppo, ognuno esprime la sua arte) e con quel
senso artistico che li avvicina ai principi post moderni, come la ricerca
dell'ibrido e della non stagnazione. Come detto proprio da loro, essi
praticano la musica delle 'macerie', quel contesto in cui ti trovi
completamente disilluso dal pensare ad un futuro, né tanto meno ad un
presente, ma che dipinge quel determinato momento, rendendo il prodotto
totalmente emotivo. Registrato negli Outer Sound Studios di Roma di
Giuseppe Orlando, i Klimt decidono di cambiare le proprie carte in tavole
in fatto di sound. Rispetto al precedente album scompare la batteria
triggerata per dar spazio ad una registrazione analogica e fuori
catalogazione; notevole è il nuovo uso delle chitarre, che spaziano di più
rispetto al passato, passando da passaggi puliti a vibrate distorsioni, e
anche ad alcuni riff che ricordano i gruppi black/death; notevoli le
strutture ritmiche, in particolare mastodontica la prova del bassista
Davide Pesola, che dà un ottimo groove alle composizioni. Il tappeto
sonoro è ottimo, frutto di un mixaggio notevole ai Finnvox Studios di
Helsinki, che ha reso il sound compatto e fluttuante. Parlare delle
canzoni che compongono "Dopoguerra" è come scavare dentro noi stessi,
ognuna nasconde un messaggio emotivo che ti si stampa dentro, partendo
dall'intro, la dichiarazione di pace del 1945, come simbolo di inizio di
una vita come speranza, ma anche di un non-futuro dipeso dalle condizioni
di malessere e sfiducia del dopoguerra (ritorno al concetto di 'musica
delle macerie'); come "They were wed by the sea", che vi spiazzerà
totalmente essendo un pezzo stile vecchi U2 in un bagno post-punk, con
quelle linee chitarristiche che comincerai ad amare pian piano; come "Snow
of '85", ricordo fotografico della nevicata dell'85 a Roma, che
musicalmente mi ha ricordato un incrocio di influenze tra wave anni '80,
Katatonia e gli Interpol di nuova generazione; "Rachel", il ricordo della
ragazza stroncata a Rafah dai carroarmati israeliani per difendere le
terre palestinesi, con un finale di song molto malinconico e sognante,
passando per "Nightdriver", pezzo molto intimistico dedicato a chi guida
di notte, e vede città allontanarsi e poi avvicinarsi; poi c'è "Because of
you, tonight", che è una delle una delle mie songs preferite, con un dolce riff melodicissimo di profondo impatto, con quel tocco di nostalgia che
ti coinvolge totalmente; "Dopoguerra" prosegue il discorso di "Parade of
adolescence" (presente su "Undressed Momento"), con quel senso di
tenerezza che contraddistingue l'amore adolescenziale, raccontata da un
Marco Sollner in grande forma, con una voce molto espressiva ed efficace;
canzone che è collegata a "La Tregua", con quell'attacco che ha
contraddistinto notevoli gruppi pop anni '80 e, come gran parte dei pezzi
dei Klimt 1918, va a salire di intensità: da un inizio pacato si passa ad
un momento malinconico per poi sfociare in territori quasi rabbiosi, come
testimonia la parte ritmica finale, molto ossessiva e 'violenta'. "Lomo" è
una di quelle songs che non ti esce più dalla testa, con un groove molto
distorto e allo stesso tempo malinconico, con quel finale in cui le
chitarre diventano sempre più grintose e graffianti, coadiuvate da una
sezione ritmica martellante. Ma veniamo all'ultimo capitolo, ossia "Sleepwalk
in Rome", un concentrato di pure emozioni nate dal black-out che
coinvolse tutta Italia due anni fa e loro che, essendo in giro per la
città eterna, vedono tutto quello che è attorno e sopra di loro spento,
come le anime che popolavano il nostro paese in quei momenti:
una song stupenda, in cui tutto è collegato a puntino, come del resto
tutte le composizioni dei quattro, e con quel finale col cantato in
italiano che sinceramente parlando mi ha strappato qualche lacrima. Che
dir di più su quest'album? Che "Dopoguerra" dimostra sempre più la
grandezza dei Klimt 1918, band capace di reinventarsi nuovamente con un
sound proprio e unico, ed una freschezza ed elasticità compositiva che li
rende inimitabili!!!! Arte pura.
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