Klimt 1918 "Dopoguerra"

::: Recensione tratta da Disintegration :::



Che bel lavoro ragazzi! Un disco suonato, prodotto e arrangiato con un gusto impeccabile! E le canzoni parlano (ops… suonano!) da sole! Già il precedente "Undressed Momento" mi aveva lasciato molto soddisfatto e speravo di sentir presto il seguito di quell'album. Ce ne è voluto un po', ma l'attesa ne è valsa la pena. Il gruppo romano ha sfornato un lavoro rock, nel senso più ampio del termine, che in Italia, ma anche all'estero, potrebbe fargli fare il grande salto. Sarebbe inutile elencare le canzoni una ad una, tutte e nove (più intro) sanno ammaliare e far sognare l'ascoltatore in un vortice di suoni, melodie, arpeggi, scariche elettriche, voci malinconiche, refrains che ti lasciano a bocca aperta e un gusto non indifferenti. Ma la bellezza di canzoni come "Snow of '85" e "Sleepwalk in Rome" non possono lasciare indifferente chiunque apprezzi l'ottima musica. Non credo ci siano termini di paragone, potremmo definirli una mistura di rock, metal, dark, wave, gothic… comunque tutti termini da prendere con le molle… forse la loro stessa definizione 'Uncomfortable Emotional Music' è la più appropriata! E' un peccato sapere che in Italia gruppi 'finto' colti come Marlene Kuntz, Verdena, ecc. siano osannati, mentre band come i Klimt siano snobbate dalla critica. Spero che con questo album raggiungano il successo che davvero meritano. Ultimo plauso ai testi, trattanti le sensazioni e i sogni di un uomo all'indomani della notizia della fine di una terribile guerra. Anche l'Irlanda ci invidierebbe un gruppo così… Chi ha orecchie per intendere…

(Marco Girardi - Voto: 8/10)

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