Klimt 1918

::: Intervista tratta da Distorsioni - di Alessandro Sposato ::: 

Leggi le recensioni di  "Undressed Momento" e di "Dopoguerra" tratte da Distorsioni!


It's not postwar, it's just another war

Il 25 Aprile 2005, data dell'uscita di "Dopoguerra", secondo album dei Klimt 1918 è ormai lontano ma il frastuono emotivo di un album così bello ancora è forte. Nonostante il ritardo, grazie alla gentilezza di Marco Soellner, nasce questa breve intervista.

Ciao Marco, facendo una ricerca per la rete si scopre la quasi totalità di consensi del vostro secondo album "Dopoguerra", che a mio parere è un lavoro affascinante, bellissimo e malinconico... Ad ora c'è qualcosa all'interno del disco che non trovi più attinente, che ti piace di meno?
Marco: Sono molto volubile musicalmente parlando, i miei gusti evolvono di continuo. Dunque mi risulta assai difficile rimanere a lungo soddisfatto dei nostri album. "Dopoguerra" ad esempio fotografa molto bene il periodo seguente alle registrazioni di "Undressed Momento". Ma adesso, a nove mesi dalla sua uscita non ci rappresenta più tanto fedelmente. Riascoltandolo mi accorgo che il nostro percorso per distanziarci dalle sonorità del nostro debutto è appena iniziato.

Cos'è che accomuna "Dopoguerra" con "Undressed Momento"? Qual è l'elemento di sutura?
Marco: Non ci sono elementi di sutura. "Undressed Momento" è un album intimista incentrato sul passato, la nostalgia, i ricordi. "Dopoguerra" invece è una collezione di inni alla speranza, alla reazione, al dinamismo.
Sono due capitoli molto distinti l'uno dall'altro concepiti in momenti diversi della nostra carriera. Se proprio è necessario trovare un punto di contatto tra loro direi che entrambi sono album che hanno un preciso obiettivo: quello di creare emozioni e suggestioni nell'ascoltatore.

Qual è la cover che per bellezza o per interpretazione vi piacerebbe inserire in un vostro album?
Marco: La risposta è facile: "By this river" di Brain Eno. Già da un paio d'anni la proponiamo dal vivo debitamente riarrangiata, quindi ci sono buone probabilità che finisca sul nostro terzo album.

Cos'è per te il 'Dopoguerra' e soprattutto cos'è la 'Guerra' che la precede?
Marco: Il Dopoguerra è uno stato dell'anima in cui tutti ci siamo ritrovati almeno una volta nella vita. E' il momento della convalescenza, l'attimo che succede alle avversità dell'esistenza. Ci si rialza in piedi, ci si rimboccano le maniche e si reagisce. Si è portati a guardare lontano, a non soffermarsi troppo sulle disgrazie del passato, ma allo stesso tempo si prova un'enorme difficoltà a non essere travolti dalla nostalgia.
La trovo una condizione molto stimolante. Non c'è nulla di più dolce e tragico della speranza che infervora gli animi obbligandoli a credere nel futuro.
Tornando alla tua domanda, la guerra, come ho spiegato poco fa, non è altro che una metafora delle difficoltà che ogni uomo trova sul suo cammino. Esse mettono a dura prova la mente e il corpo costringendoci a dubitare continuamente delle nostre forze. Ma sono anche la dimensione necessaria in cui prendono forma la volontà ed il riscatto umani.

Continuando sulle domande concettuali come definiresti la 'Distorsione' intesa come arte e musica? I Klimt sono 'Distorti'?
Marco: Bella domanda! Penso che con la parola 'distorsione' si indichi un concetto che abbia a che vedere con una precisa attitudine incline alla sperimentazione e non riguardi invece certi stili musicali. Prendi il metal ad esempio. Viene considerato da molti come la musica distorta per eccellenza quando invece rappresenta il contesto che più di tutti ha frainteso e trasformato in stereotipo la 'distorsione'.
I Godspeed You! Black Emperor ad esempio offrono momenti di grande intensità strumentale sperimentando vie alternative a quelle usate dalla maggior parte delle band estreme. Il risultato? Sono assai più potenti, epici, sonici di molti act death, black e gothic. Loro rappresentano quello che dovrebbe essere la 'distorsione': volontà di trovare una dimensione personale al proprio sound, senza avere paura di non scegliere certe soluzioni abusate dalla massa.
I Klimt 1918 dopo un esordio assolutamente 'non distorto', stanno imparando lentamente ad avere un approccio musicale più aperto. Soprattutto per quanto riguarda la scelta sonora. Hanno cominciato a capire che 'avere impatto' non significa necessariamente adottare suoni potenti, ma invece scrivere canzoni intense, tese, piene di groove capaci di risultare 'distorte' anche senza l'ausilio dell'elettricità.

I Klimt 1918 sono romani, anche se le sonorità hanno un sapore diverso. Qual è il vostro rapporto (se c'è) con la scena musicale romana/italiana?
Marco: Dipende da quello che vuole intendere la tua domanda. Se per scena musicale ti riferisci alle band e agli artisti italiani che hanno avuto un'influenza sul nostro modo di fare musica, posso dirti che i Klimt 1918 hanno risentito molto della tradizione melodica del nostro paese ma in maniera assolutamente implicita. Non siamo mai stati dei consumatori assidui di musica italiana (a parte forse Novembre, Luigi Tenco, Gino Paoli, Sergio Endrigo) però nascere e vivere nello stesso paese del Festival di Sanremo alla fine ha avuto la sua importanza.
Se invece la tua domanda si riferiva al nostro rapporto di musicisti con le altre band romane/italiane, l'argomento diventa più complesso. Io non credo che esistano in giro delle vere e proprie scene musicali. Con la parola 'scena' si individua un gruppo di artisti legati da stessi obiettivi, stessi ideali, stesse scelte estetico-artistiche. Le band che gravitano intorno alla Constellation Records ad esempio sono una scena: i loro componenti condividono impegni politici e musicali, costituiscono gruppi trasversali e soprattutto non si rovinano la vita con inutili e controproducenti atteggiamenti competitivi. Tutto appartiene a tutti, tutto è costituito da tutti. Così era anche la scena death metal svedese dei primi anni '90: decine di gruppi, side-projects tutti legati dalla stessa voglia di crescere esprimersi, divertirsi.
In Italia la situazione invece è ben diversa. Ognuno pensa a sé stesso, le invidie sono molte. Se una band raggiunge dei risultati importanti le altre, invece di incoraggiarla, si dimostrano immediatamente ostili.
Nonostante la dilagante infantilità siamo riusciti a costituire dei rapporti profondi, basati su una sincera stima reciproca con Novembre, Room with a View, En Declin, Node, Edenshade, Kardia e Spellcraft.

Quale band poco nota mi consiglieresti di ascoltare?
Marco: I Destroyalldreamers. Sono canadesi e suonano shoegaze-post-rock dilatato, atmosferico e completamente strumentale. Li ho conosciuti la scorsa estate e da allora non ho più smesso di ascoltarli. Le loro canzoni sono piccoli gioielli di malinconia siderale. Sono talmente ultraterrene che a volte devo interrompere l'ascolto del disco se non voglio scomparire definitivamente nei miei pensieri.

'It's not postwar, it's just another war' è una frase che colpisce dritta... Non credi possa perdere il suo valore usata nel merchandise o credi possa rafforzarne il concetto?
Marco: E' un motto, quindi deve essere esportato il più possibile in quanto contiene delle chiavi per comprendere lo spirito di "Dopoguerra". Credo dunque che il merchandise non ne inibisca la forza. Semmai il contrario. La gente rimane incuriosita da quella affermazione e spesso è portata ad ascoltare l'album proprio perché è affascinata da certi elementi che accompagnano la musica, come succede con l'immagine di copertina, le foto, le interviste che rilasciamo.

Sul vostro sito ufficiale www.klimt1918.com appare un enorme schermo tv bianco e nero vecchia fabbricazione; qual è la posizione della band verso la tv?
Marco: Abbiamo scelto quell'immagine un po' perché ci piaceva e un po' perché la televisione è un grande contenitore in cui avvengono molte riqualificazioni culturali. La nostra musica in fin dei conti ha dei caratteri molto simili, ingloba una serie di sonorità diverse che si mescolano vicendevolmente acquisendo una fisionomia ibrida.
Non abbiamo una posizione precisa nei confronti della televisione. Sappiamo però che è un mezzo che trasmette nello spettatore la volontà di creare un uso particolareggiato dei media. Tu cambi canale, scegli cosa guardare e cosa no, così inconsapevolmente ti costruisci una programmazione personalizzata. Impari a ragionare trasversalmente. Alla fine la stessa cosa succede nel mondo della musica ed è per questo forse che oggi esistono così tante band in grado di spaziare da un genere all'altro creando canzoni-contenitore così affascinanti.

Sempre sul vostro sito non ho trovato nessun video ufficiale; c'è l'idea per una futura realizzazione? Quale track è la più indicata a rappresentare la band su larga scala?
Marco: I video rientrano sicuramente nei nostri progetti futuri. Avremmo voluto girarne uno anche per una canzone di "Dopoguerra", ma mancavano i soldi così abbiamo dovuto desistere. Se ne avessimo avuto la possibilità la canzone che avremmo ritenuto più rappresentativa sarebbe stata sicuramente "They were wed by the sea". Avevo pure in mente cosa raccontare con le immagini... A me capita molto spesso di comporre pensando ad esse. In fondo credo che la musica dei Klimt 1918 contenga qualcosa di profondamente cinematico.

La chiacchierata è giunta alla conclusione e ti lascio libero spazio per una chiusura in bello stile...
Marco: Voglio ringraziare te Alessandro e tutti ragazzi di Distorsioni.net per lo spazio che ci avete concesso.