Klimt 1918 "Dopoguerra"

::: Recensione tratta da DK666.tk :::
Genere: Gothic/Rock



Gli italianissimi Klimt 1918 sono il frutto della maturazione di un panorama musicale rock che per troppo tempo è rimasto schiacciato dalla troppa melodia e dalla commercialità dei suoni di quello che oggi chiamiamo rock. Quindi perché non ricominciare daccapo partendo semplicemente dal presupposto di dover stimolare i sentimenti dell'ascoltatore invece di impressionarlo con qualche jingle e qualche accordo ad effetto? Proprio questo è lo scopo del quartetto di ragazzi che hanno dato vita a "Dopoguerra". Le basi solide da dove prendono spunto si basano sulla crème del rock 'calmo' che gli anni '80 ci hanno fatto scoprire: gruppi come i Police, i Cure, gli U2 e forse anche qualcosa dei più recenti Anathema si fondono in una commistione di paesaggi dal risultato indubbiamente fresco e convincente. Strutture abbastanza lineari e melodie semplici che si lasciano ascoltare come un velo che scorre sulla faccia la fanno da padrone e rappresentano anche il piatto forte del disco. In realtà si tratta di un concept album dalle intenzioni profonde quanto la pittura del poeta che gli fa da monicker: un susseguirsi di disegni musicali del paesaggio italiano del 1945, con una popolazione sospesa tra la gioia della guerra finita e la tragedia della distruzione che li circondava; l'ambiguità della salvezza e della disperazione al tempo stesso. E allora perché il voto non lievita? Nonostante le buone premesse, alcune formule vocali e musicali tendono a ripetersi all'interno dell'album, finendo ogni tanto per dare la sensazione di déjà-vù e qualunquismo. In fin dei conti comunque è una piccolezza che si può trascurare comparata con l'indubbia qualità del prodotto.... Morale della favola: dategli una ascoltata e non guardate il voto, quello è soggettivo.

(Ai_ja_nai - Voto: 3.5/ 5)