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In occasione della prossima pubblicazione di
"Dopoguerra", in uscita a Gennaio per la
Prophecy
Productions (Arcturus,
Green Carnation),
ho avuto modo di raggiungere i capitolini Klimt 1918 ai prestigiosi
Outer Sound
Studios di Giuseppe Orlando per un ascolto in anteprima del loro
secondo lavoro.
Lungi dal riposarsi sugli allori, i Klimt 1918 hanno saputo evolversi
ulteriormente rispetto ad "Undressed Momento", dirigendosi verso un sound
più orecchiabile e solare dove emergono le radici genuinamente rock della
band. Un risultato concretizzato in nove brani nei quali la formazione
passa senza soluzione di continuità dalla foga elettrica di "Rachel" ad
atmosfere spesso in bilico fra wave, post-rock e psichedelia, senza
dimenticare di pagare un giusto tributo anche a maestri come Beatles e Yes.
I Katatonia più ariosi? I Cure più pesanti? Nulla di tutto questo: con
"Dopoguerra" i Klimt 1918 affermano orgogliosamente la propria identità.
L'esempio più calzante di quanto appena scritto è la mini suite composta
da "Dopoguerra" e "La Tregua", dove la fantasiosa sezione ritmica va ad
amalgamarsi in maniera eccellente al guitar work, sempre funzionale alla
canzone e mai fine a sé stesso, esaltando la valida interpretazione vocale
di Marco Soellner e donando energia al sound generale, soprattutto nel
finale. I brani d'apertura, "They were wed by the sea" e "Snow of '85",
evocano addirittura il fantasma di Robert Smith, prima accattivandosi
l'ascoltatore con pacati arpeggi e poi esplodendo in refrain energici e
memorizzabili, dimostrando quanto sia importante nella musica dei Klimt
1918 l'equilibrio fra le partiture più romantiche e quelle maggiormente
heavy.
Il primo highlight del disco arriva con "Nightdriver", un brano fresco e
sorprendente che passa dalle atmosfere iniziali, vicine addirittura ai
Deftones più sperimentali e pacati, ad un mid-tempo intenso dove l'ottimo
lavoro del collaudato combo ritmico, formato rispettivamente da Davide
Pesola e Paolo Soellner, mostra il meglio di sé, coadiuvando le
convincenti partiture chitarristiche. Un altro colpo viene messo a segno
con "Because of you, tonight", canzone dinamica e quasi ballabile
caratterizzata da un gran gusto per le melodie vocali, come tutto l'album
d'altronde, un uso quasi tastieristico delle chitarre ed una maniacale
cura per gli arrangiamenti.
Come già notato sul disco di debutto, i Klimt 1918 riservano al finale i
pezzi più aggressivi del lotto, in questo caso le conclusive "Lomo" e "Sleepwalk
in Rome", dove le influenze metal degli esordi vengono reinterpretate
senza corrompere il romantico sound caratteristico del materiale più
recente. In particolare "Sleepwalk in Rome" convince grazie ad una
struttura fra le più variegate del lavoro, capace di portare per mano
l'ascoltatore attraverso spunti post-rock, strofe decisamente elettriche,
break dal sapore estremo e coronando il tutto con una lunga parte cantata
in italiano, conclusa da un finale dannatamente heavy. Soprattutto nel
corso di quest'ultimo brano è possibile apprezzare la grande attenzione
con cui i Klimt 1918 ed il producer Giuseppe Orlando hanno curato ogni
singola sfaccettatura del lavoro, arrivando a creare un sound personale,
rock nella forma ma quasi stoner nelle intenzioni, capace di travolgere
l'ascoltatore con un calore ed una pienezza di suono che non vengono meno
neanche nei momenti più intimi e composti. Cosa dire? Non rimane che
attendere Gennaio 2005 perché questo piccolo capolavoro 'made in Italy',
dopo aver ampiamente conseguito il rispetto della stampa specializzata,
possa ottenere anche il meritato riconoscimento del grande pubblico.
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