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I Klimt 1918 confermano con "Dopoguerra" di essere una delle migliori
bands italiane in circolazione. Infatti, a dispetto dell'approdo su
Prophecy, i nostri tornano sul mercato con un lavoro più ostico
dell'acclamato "Undressed Momento", mettendo in luce doti compositive ed
interpretative a dir poco strabilianti, che gli fanno prendere decisamente
le distanze dalla scena dark-gothic metal, scena alla quale prima erano
senz'altro legati. E' bene mettere in chiaro che questo non è il classico
dischetto da ascoltare come sottofondo: richiede attenzione ed ascolti
reiterati, magari tenendo sottomano i bellissimi testi del cantante Marco
Soellner. Il gruppo è cosciente del proprio razionale sviluppo stilistico,
dichiara di essersi ispirato al lavoro chitarristico e nelle ritmiche a
certo post-rock tecnicamente più complesso, il tutto, però, calato in una
inconfondibile matrice wave. Canzoni come "Nightdriver", "Rachel" o "Sleepwalk
in Rome" non colpiscono certo per la loro accessibilità e col tempo
svelano significati sempre più profondi. Grazie alla loro sapiente
stratificazione strutturale arrivano a lambire ogni sensibilità più
nascosta, dimostrando come la cerebralità non necessariamente si ponga in
contrasto con l'emotività. Per avere un ritornello da cantare meglio
puntare sulla suadente "Snow of '85", il pezzo più lineare e rilassato del
lotto, ma sempre di altissimo spessore artistico. Relativamente semplice è
anche l'opener "They were wed by the sea", vero manifesto stilistico del
disco, che attacca con un solare giro di chitarra prettamente U2 per poi
aprirsi agevolmente a toni più epici ed introspettivi. Ogni brano della
track-list, comunque, racchiude una finezza o una melodia indimenticabile:
"Dopoguerra" è davvero uno di quegli album che, inseriti nello stereo,
rischiano di rimanerci a tempo indeterminato. Acquisto obbligato!
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