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Musica sottile ed intimista quella dei romani Klimt 1918,
band che, sotto l'ala protettrice di Carmelo Orlando dei Novembre ha dato alle
stampe "Undressed Momento", lavoro di sorprendente bellezza, che unisce
raffinate influenze goth ed una passione smodata per la wave '80.
Cominciamo presentando la band con qualche nota biografica...
I Klimt 1918 si sono formati nell'Ottobre 1999 quando gli Another Day, il
gruppo in cui suonavo insieme a mio fratello, si sono sciolti. L'idea era quella
di dare vita a un progetto musicale che fondesse le sonorità avantgarde metal
anglossasoni e scandinave con quelle rock wave anni '80. Il risultato dei nostri
sforzi è stato "Secession makes post-modern music", il promo uscito nel 2001
registrato presso gli Outer Sound Studios di Giuseppe Orlando. Grazie agli
ottimi responsi raccolti da quest'ultimo siamo entrati in contatto con la My
Kingdom Music di Francesco Palumbo che ci ha offerto un contratto per la
realizzazione di due album. Nel 2002 abbiamo registrato "Undressed Momento", il
nostro debutto discografico.
"Undressed Momento" è il vostro debutto, ma allo stesso tempo è un lavoro
molto maturo e ragionato; come nasce questo album? Quali emozioni, ispirazioni,
sensazioni stanno alla base di questo lavoro?
"Undressed Momento" è un caleidoscopio delle nostre vite, è un mosaico di
esperienze tutte colorate, odorose e contrastanti. C'è il sapore del maschio, le
fragranze sotterranee della sala prove dove abbiamo passato tante giornate
suonando e perfezionando i brani. C'è il sentore della rivalsa, dopo anni spesi
inutilmente in progetti che non portavano a nulla. C'è persino la sensazione
pungente dell'ansia macerata durante le registrazioni. Bevevamo tè, camomilla,
accordavamo nervosi chitarre. Io nebulizzavo Propoli, stringevo tra le mani il
filo delle mie cuffie. C'è la pazienza di Giuseppe Orlando, i suoi momenti di
silenzio di fronte al computer, le battute di Massimiliano Pagliuso, il suo modo
splendido di vedere dentro le cose. C'è l'amicizia: quella tra quattro persone
che si fanno una promessa e cercano di mantenerla stringendo i denti per un mese
interminabile. Infine ci sono le melodie, quelle che abbiamo visto rincorrersi
giorno dopo giorno, fino allo spasimo. Come formiche brulicanti che accumulano
nelle loro tane grano, sementi e quant'altro, abbiamo superato l'estate.
Un'estate indimenticabile impreziosita di pioggia e fantastici malumori.
Ascoltando l'album si notano diverse influenze derivanti dalla dark-wave più
soffusa, dagli Smiths e da certi Police; cosa rappresenta per voi il panorama
musicale europeo degli anni '80? Quali altre influenze ritenete determinanti per
la band?
Sì, una delle influenze principali dei Klimt 1918 è la new wave inglese: Cure,
Tears For Fears, Japan, Police, primi U2, Talk Talk, Smiths, Alphaville, Depeche
Mode sono tutti gruppi che hanno un posto fondamentale nei nostri ascolti. Il
motivo è molto semplice. E' la musica della nostra infanzia, quella che ci è
entrata nel sangue prima che scoprissimo il metal e tutte le sue sfumature.
Inserire elementi wave nella nostra proposta musicale quindi è avvenuto in
maniera assolutamente naturale. E' stato come ritrovare nel cassetto qualcosa
che pensavamo di aver perso. Inoltre lo stile melodico, l'immediatezza di queste
bands sono un esempio da seguire. Molte di esse hanno raggiunto momenti unici di
espressività con canzoni semplici, essenziali. Oltre alle sonorità sopracitate i
Klimt 1918 vengono influenzati da un po' di tutto: Sakamoto, Sylvian, Calla,
Swans, Neurosis, i film di Lars Von Trier, "Stalker" di Andreij Tarkovskij, "Glamorama"
e "Less than zero" di Brett Easton Ellis, la poetica di Luigi Tenco, Gino Paoli,
le poesie guerriere di Hassan Hitab e di tutti i mujaheddin palestinesi,
Anekdoten, Emperor, i film di Abel Ferrara, Ernesto Guevara, "Masturbazione" di Egon Schiele e molto altro ancora...
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