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L'idea che il nuovo lavoro dei Klimt 1918 sarebbe stato un album
di cui andare fieri serpeggiava da tempo tra gli appassionati, e ora che questo
"Undressed Momento" è tra le mie mani, le più ottimistiche aspettative che si
potevano nutrire sull'esordio degli ex-Another Day vengono del tutto superate
dalla bellezza e dalla semplicità di un disco che rischia di creare un
precedente in Italia. Si definiscono post-modern music, ma il loro in realtà è
un rock emozionale ed evoluto, in cui suggestioni velatamente goth (scordatevi
il goth piagnone e pacchiano made in Germany...) e echi genuinamente emo-pop si
combinano e si intrecciano grazie alla bellissima e fragile interpretazione
vocale di Marco Soellner. I nove brani di "Undressed Momento" si reggono su
un'alchimia fragile di orecchiabilità e ricercatezza, arrivando addirittura a
superare sul proprio campo i maestri Novembre (esagerato... ndr) quando, come nella stupenda "We don't need no
music" appare dal nulla una strofa in italiano di sconvolgente bellezza. Le
composizioni sono omogenee, mai forzate, a volte piacevolmente frivole nelle
tentazioni wave di cui sono spesso pervase; non c'è tempo né spazio per
l'autocompiacimento, non esiste la volontà di creare atmosfere diverse da
quelle, naturali e sincere, che il solo fluire delle note disegna. Mai noiosi e
mai prolissi, stupendamente focalizzati eppure compositivamente liberi, i Klimt
1918 dimostrano che, proprio nell'inevatibile acerbità del primo album
l'ispirazione prende le forme più sorprendenti e toccanti. Un disco a cavallo
tra ultimissimi Duran Duran e Katatonia che vibra dello scalpitante entusiasmo
di una band debuttante. Sperando che non si rovinino crescendo, continuo ad
ascoltare questo album, perché per ora ogni ascolto è un regalo.
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