Klimt 1918 "Undressed Momento"

::: Recensione tratta da Grind Zone nr. 4, Luglio 2003 :::



L'idea che il nuovo lavoro dei Klimt 1918 sarebbe stato un album di cui andare fieri serpeggiava da tempo tra gli appassionati, e ora che questo "Undressed Momento" è tra le mie mani, le più ottimistiche aspettative che si potevano nutrire sull'esordio degli ex-Another Day vengono del tutto superate dalla bellezza e dalla semplicità di un disco che rischia di creare un precedente in Italia. Si definiscono post-modern music, ma il loro in realtà è un rock emozionale ed evoluto, in cui suggestioni velatamente goth (scordatevi il goth piagnone e pacchiano made in Germany...) e echi genuinamente emo-pop si combinano e si intrecciano grazie alla bellissima e fragile interpretazione vocale di Marco Soellner. I nove brani di "Undressed Momento" si reggono su un'alchimia fragile di orecchiabilità e ricercatezza, arrivando addirittura a superare sul proprio campo i maestri Novembre (esagerato... ndr) quando, come nella stupenda "We don't need no music" appare dal nulla una strofa in italiano di sconvolgente bellezza. Le composizioni sono omogenee, mai forzate, a volte piacevolmente frivole nelle tentazioni wave di cui sono spesso pervase; non c'è tempo né spazio per l'autocompiacimento, non esiste la volontà di creare atmosfere diverse da quelle, naturali e sincere, che il solo fluire delle note disegna. Mai noiosi e mai prolissi, stupendamente focalizzati eppure compositivamente liberi, i Klimt 1918 dimostrano che, proprio nell'inevatibile acerbità del primo album l'ispirazione prende le forme più sorprendenti e toccanti. Un disco a cavallo tra ultimissimi Duran Duran e Katatonia che vibra dello scalpitante entusiasmo di una band debuttante. Sperando che non si rovinino crescendo, continuo ad ascoltare questo album, perché per ora ogni ascolto è un regalo.

(Riccardo Fassone - Voto: 8 punti su 10)

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