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Klimt 1918. Nel 2003 si
presentano con "Undressed Momento" ed è subito interesse, curiosità e
passione, si intravedono tutti gli elementi presenti nelle grandi band e
quel tocco di originalità riservato a pochi. Nel 2005 tornano con questo
"Dopoguerra" ed è già conferma, consapevolezza di essere al cospetto di
una realtà matura e solida proprio come la musica che ci propongono.
Gli Outer Sound Studios di Giuseppe Orlando (Novembre) - il mastering è
stato però effettuato nei finlandesi Finnvox Studios - hanno dato vita ad
un cd intenso e ricco di passione. Per certi versi spiazzante (come nel
caso di "They were wed by the sea", figlia di certe sonorità care agli
U2), per altri così perfetto da cancellare quelle (pochissime) incertezze
presenti nell'album d'esordio. Apparentemente semplici, le dieci tracce
sono in realtà così trasparenti e pulite che fanno emergere una cura quasi
maniacale di ogni singola nota ed il risultato è notevole. Essenziali e
compatti, i brani scorrono sorretti da un lavoro alle chitarre davvero
importante, ritmiche ed arrangiamenti sono incastrati stupendamente sia ai
testi che all'incedere delle canzoni che sono mantenute vive da una
sezione ritmica puntuale; è però la qualità delle linee vocali e la
particolare espressività di Marco alla voce che eleva questo racconto
malinconico, irrequieto ma anche tenero e sognante degli attimi che
succedono alla fine della seconda guerra mondiale e che si estendono fino
ai giorni nostri.
E' poesia, purezza ed emozione in musica da "Snow of '85" fino alla
conclusiva immensa "Sleepwalk in Rome", il componimento più completo e
sicuramente anche il più rappresentativo del disco.
I Klimt 1918 si mostrano in tutto l'indiscusso valore che possiedono e con
la loro immensa classe ci riportano ad immagini sbiadite, a metà tra il
rosso e il nero (come nella bellissima quanto evocativa cover dell'album),
grintose ed emozionanti, sensuali e suadenti.
Uno dei migliori dischi dello scorso anno. Semplicemente evocativo.
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