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Grande attesa per il
sottoscritto e non solo. Nel sottobosco dark-metal italico c'era fermento
per l'uscita di "Dopoguerra". Il secondo album dei romani, approdati su
Prophecy Productions (Elend, Antimatter), è il proseguimento di "Undressed
Momento" e ne mantiene sia il filo logico che le atmosfere.
Se la prima release dei Klimt 1918 è stata una delle preferite dal
sottoscritto (divorata!) anche questa è già prepotentemente diventata
l'uscita eccellente dell'anno in corso.
La prima song attinge abbondantemente dall'Irlanda (ma siamo sicuri che
The Edge non abbia fatto una comparsata?) ed è quindi un gran pezzo
d'apertura, in tutti i sensi.
"Snow of '85" è la migliore. Punto e a capo. Munirsi di inginocchiatoio e
imparare! Si avverte distintamente la brezza ghiacciata che scompiglia i
capelli e con la mente si viaggia a bordo dello splendido chorus. Da
manuale, niente da dire.
Non mi soddisfa invece "Rachel". Non so perché... E' cadenzata,
malinconica ma non giustifica i cinque minuti di durata. La doppia cassa è
forse uno strascico che non ha molto più senso se non per afferrare il
cuoricino dei metallari meno adusi a tanta melodia. "Nightdriver" al
contrario è la più lunga della track-list ma non ha cadute di tono, anzi
regala emozioni a profusione, lacrime o sorrisi che dir si voglia.
Continua ad aleggiare l'ombra di Robert Smith ed è manna dal cielo. Giuro
che se fossi fidanzato sarebbe la 'nostra canzone'.
La successiva "Because of you, tonight", che a mio avviso presenta
analogie musicali con "That Girl", è un altro pezzo forte, sia per la
struttura ben movimentata che per il ritornello davvero irresistibile.
Vedo paesaggi innevati ascoltando "La Tregua", delicata e ammantata di
candore, senza mancare di sensualità e senza peccare di ingenuità. Da
sogno il finale che se non fosse per i suoni morbidi e pieni sarebbe
hardcore o noise.
Bellissima anche "Lomo", forse il titolo più 'violento' e old-stylish.
Superbo e lezioso lo stacco al centro del brano che ai più attenti
ricorderà il genio dei Dredg. Dico ancora no alla doppia cassa sul finale
che per fortuna non pregiudica l'integrità e la bontà della canzone.
Come in "We don't need no music" del precedente cd, compare l'italiano al
termine di "Sleepwalk in Rome" e subito suona strano, un po' di
canzonetta. Ma poi ci si abitua e persuade, convince. Il testo scorre bene
sulle note e la voce di Marco, tra le migliori in circolazione, è
sicuramente adatta a sostenere il difficile cambio di lingua.
A volte mi chiedo se una distorsione così pesante (vedi la pur splendida "Snow
of '85") non sia di troppo, un eccesso che i Klimt 1918 si possano
permettere ancora per poco prima di entrare in un ambito più vasto e
pericoloso come il 'pop' rock. Dettagli...
Una bellissima conferma, molto più di una semplice speranza.
Comprare a occhi chiusi.
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