Klimt 1918 "Undressed Momento"

::: Recensione tratta da Hate TV, 26/10/2003 :::



Signori, giù il cappello: vi presento uno dei dischi dell'anno. La recensione per me potrebbe anche terminare qui. Purtroppo molto probabilmente non avrete sotto mano il nuovo cd dei Klimt 1918 perciò mi tocca giustificare -che ci sto a fare se no!- la mia affermazione.
"Undressed Momento", primo vero disco di questa band capitolina dopo quattro demo, si merita senza dubbio alcuno la candidatura al premio per il miglior disco italiano del 2003. Se siete di quegli stolti che hanno ancora bisogno di etichette accontentatevi di 'dark avantgard metal' e andate direttamente a comprarvi il cd a scatola chiusa: non ve ne pentirete. Per me l'attribuzione dell'etichetta è solo un ostacolo e una necessità per chi non ha davvero voglia di ascoltare perciò mi accingo a descrivervi il contenuto.
Negli otto brani composti dai fratelli Soellner & Soci e registrati agli Outer Sound Studios si condensa quanto di meglio si può assimilare dalla wave pop/rock/dark degli anni '80 e dall'avanguardia metal degli anni '90 di scuola inglese e svedese. Non lasciatevi ingannare dai riferimenti: niente risulta stantìo e riscaldato all'ascolto, anzi, tutto suona come una brezza mattutina. La stessa brezza che vi cullerà e trasporterà all'interno di uno scenario di dimenticata quanto suggestiva bellezza, ovvero quello della Secessione Viennese, periodo storico e artistico a cavallo dei due secoli scorsi tanto caro ai Klimt 1918.
Proprio delle atmosfere notturne e femminili secessionistiche si avvolge l'opera dei romani. Nella fantastica "Pale Song" si coniugano incredibilmente il patinato British rock degli Smiths di Morrissey e quel metallo alleggerito a metà via tra Lacuna Coil e Opeth. Altro piccolo capolavoro di dolcezza infinita è "Parade of Adolescence" che potrebbe far felici gli amanti dei Cure e persino i nostalgici dei nostrani Hangin' on a Thread. L'immensità del suo ritornello è qualcosa che colpisce dritto al cuore. I suoni riverberati alla Cure assistono tutto il malinconico sviluppo del disco e non vengono a mancare nemmeno in "We don't need no music", nella quale vanno ad unirsi, con distorsioni e battiti di cassa debitori di Katatonia o di Novembre, a testi finemente miscelati tra italiano ed inglese. Il motivo portante della title-track, così come l'arpeggio di "Naif Watercolour", attinge invece a piene mani dai Police ed è ovvio che vi rimarranno impressi nella testolina per lungo tempo.
Anche se qualcuno dovesse storcere il naso per l'evidenza delle influenze, la mia convinzione è che questa band sia riuscita nell'impresa coraggiosa di dare alla luce ad un ibrido sensazionale. Nella musica dei Klimt 1918 la necessità di espressione melodica e sentimentale, sorretta da grande gusto ed intelligenza musicale, prevale sull'impatto e sulla componente pesante che comunque svolgono un ruolo distintivo. Tolte alcune forzature metalliche, "Undressed Momento" assume spesso tratti che al giorno d'oggi possono esser definiti come pop ed è per questo che non mi meraviglierei nel vedere (senza offesa) i Klimt 1918 in tour con gli Evanescence. Questo disco è un dono. Che state aspettando ancora?

(Scaltro)

... leggi anche la recensione di "Dopoguerra" tratta da Hate TV,
nonché l'intervista del 06/11/2003!