Klimt 1918

::: Intervista tratta da Hate TV - di Scaltro, 06/11/03 ::: 

Leggi le recensioni di  "Undressed Momento" e di "Dopoguerra" tratte da Hate TV!



Ciao Marco! Come va? Innanzitutto complimenti vivissimi per il vostro "Undressed Momento" ...lo trovo entusiasmante!
Marco: Ti ringrazio tantissimo, sono contento che "Undressed Momento" ti sia piaciuto.

Fammi una breve storia della band. Come descriveresti i Klimt 1918 a una persona che non vi conosce?

Marco: Quando gli Another Day, band death prog in cui io e mio fratello militavamo, si sono sciolti nel 1999, la voglia di continuare era tanta. Così con una formazione rivoluzionata ci siamo avventurati in un nuovo progetto musicale: i Klimt 1918. L'idea era quella di unire le sonorità avangarde che più ci emozionavano con il gusto della forma canzone tipicamente wave rock. Il risultato di questa ibridazione si può ascoltare su "Secession Makes Post-Modern Music" , il nostro promo uscito ufficialmente nel Febbraio del 2001. Grazie ad esso abbiamo firmato un deal con la volenterosa My Kingdom Music che nel 2002 ci ha dato la possibilità di registrare "Undressed Momento", il nostro album di debutto. Difficile descrivere in due parole il nostro sound. Mischiate in parti uguali l'immediatezza dei primi U2, la melodia dei Beatles, l'irruenza di certo dark metal e la profondità dei Cure. Aggiungete qualche sorso di Police, una spruzzata di Duran Duran e alla fine consumate il tutto con chitarre distorte e batteria doppia cassa. Quel che otterrete è una miscela piuttosto densa che potrebbe avvicinarsi alla nostra musica.

Andiamo al sodo... Parlami un po' di questo disco.
Marco: "Undressed Momento" è stato registrato agli Outer Sound Studios di Roma sotto la supervisione di Giuseppe Orlando e Massimiliano Pagliuso dei Novembre. E' stato il coronamento di un lunghissimo lavoro di preproduzione, preparazione in sala, arrangiamento che ci ha portato via quasi un anno e mezzo di tempo. Ma gli sforzi sono stati ampiamente ripagati in quanto l'esperienza in studio si è dimostrata veramente stimolante e indimenticabile. Certo non è stato per nulla facile far quadrare tutto. Registrare un album in un periodo di tempo limitato, con pochi soldi, è sfiancante. Ti rende attivo, ricettivo, ma nel tempo di una giornata ti svuota psicologicamente e fisicamente. Alla fine eravamo degli stracci… Il prodotto ci soddisfa anche se pensiamo che con più tempo e più calma sarebbe uscito fuori anche meglio. Personalmente i pezzi che più mi piacciono sono "Parade of Adolescence" e "We don’t need no music". La prima perché condensa perfettamente il mood dei Klimt 1918: melodia, immediatezza e suggestione elegiaca; la seconda invece perché è l’ultimo brano ad essere stato composto e per questo ci rappresenta di più. Il songwriting e l'arrangiamento, come ho già accennato prima, ci hanno portato via circa un anno e mezzo. Un tempo piuttosto standard se si pensa che "Undressed Momento" è il nostro debut album. Io mi ritengo un musicista piuttosto prolifico. Ho già tutte le canzoni pronte per il prossimo album. Speriamo di poterlo registrare entro l’estate del '04.

Come nascono i vostri brani e da dove traete spunto per comporre?
Marco: Io e Alessandro scriviamo i pezzi a casa e poi in sala prove avviene l'arrangiamento. Spesso capita che le idee iniziali vengano completamente stravolte durante le prove. L'apporto di ogni singolo componente diventa quindi fondamentale… Rispondendo alla seconda parte della tua domanda posso dirti che le nostre influenze sono tante e piuttosto diversificate: Duran Duran, Cure, Anathema, Police, Katatonia, Japan, Luigi Tenco, Dalida, Lars Von Trier, Harmony Korine, Trakovskij, Tears For Fears, Godspeed You Black Emperor, Marcel Duchamp, Bauhaus, e molto altro ancora…

Cos'è l' "Undressed Momento" di cui parlate?
Marco: Un vecchio diario, vecchie fotografie, piccole testimonianze di un'età scomparsa, frasi appuntate sulle pagine ingiallite e quell'immenso senso di solitudine e nostalgia che ci profonda ogni volta ci troviamo di fronte al passato, alla fuggevolezza della vita. Questo è "Undressed Momento".

I testi sono importanti per voi o sono solamente funzionali alla musica e al suo flusso? Personalmente ho apprezzato l'incrocio delle due lingue in "We don't need no music". Come mai questa scelta?
Marco: I testi sono importanti ma non fondamentali. Penso che la cosa più importante siano le melodie, gli arrangiamenti, la parte più musicale insomma. Non a caso molti dei versi che scrivo sono suggeriti dal mood del brano. Più le atmosfere sono sospese ed efficaci, più è facile trovare le parole giuste. La scelta dell'italiano è stata assolutamente casuale. Mi piaceva la musicalità del testo e ho deciso di includerlo nel pezzo. La nostra è una bellissima lingua, molto musicale. Rende bene in brani rilassati e pop come "We don't need no music".

Nel promo che ho ricevuto non c'erano i testi: ti dispiace accennarmene i contenuti?

Marco: Il tema dominante è rappresentato dall’adolescenza, come momento ideale, eterno della vita di ogni individuo. L'elegia di Mimnermo, insomma, che riflette sulla giovinezza, simbolo della caducità dell'esistenza. Non c'è disperazione ma solo nostalgia, il susseguirsi dei ricordi belli e brutti che assumono connotati sempre più godibili ed al tempo stesso efferati con il passare del tempo. "If only you could see me now" e "Pale Song" sono invece due liriche profondamente politiche. La prima scaturita dalla mia personale esperienza genovese durante il G8, la seconda dedicata ai Fedayn palestinesi che espropriati della loro terra e costretti al martirio invocano Israphel angelo di fuoco che incanta e fa dimenticare le brutture della guerra con la sola forza delle sue melodie.

Il vostro stile si riconduce alla wave inglese degli anni '80 e a cose più recenti e pesanti come Katatonia e Novembre. Le influenze si avvertono parecchio ma mi sembrano ben assimilate e raffinate...
Marco: Be', ti ringrazio del complimento. Il nostro obiettivo era proprio quello di suonare musica ibrida che riuscisse a risultare personale senza rinnegare le proprie influenze… Forse ci siamo riusciti!!

E' evidente che il periodo della Secessione Viennese rappresenta per voi qualcosa di grande straordinarietà. Per quale motivo? Cosa esercita su di voi un fascino tale da avervi fatto scegliere addirittura un nome come Klimt 1918?

Marco: I Secessionisti erano artisti profondamente contraddittori. Da una parte cercavano la separazione dall'Europa impressionista, simbolo del diciannovesimo secolo, dall'altra invece erano cantori della società borghese di fine secolo. La loro arte era già infettata dall'espressionismo sebbene il loro obiettivo era narrare gli ultimi scampoli della grande era absburgica. Pittura del Finis Austriae dunque, pregna di malinconia, instabilità interiorre… I Klimt 1918 nel loro piccolo cercano di fare lo stesso. Narrano la contraddizione del Novecento tra modernismo ed epoca post industriale. Sono cantori delle macerie del secolo nato proprio nel 1918, "Il secolo breve" ipotizzato da Hobsbavn che coincide con la morte dell'artista più rappresentativo della Secessione: Gustav Klimt. Le nostre influenze, come ho già accennato prima sono diverse e non si limitano solo alla musica ma comprendono il cinema, la politica, la poesia… Un caleidoscopio di influssi, stimoli, colori, sapori che non lascia fuori proprio nulla…

Pensi sia difficile gestire una proposta come la vostra? ... in fin dei conti non siete né troppo pop né troppo metal...

Marco: Mah, a dire la verità è proprio questa identità transitoria a cavallo tra metal e pop a rappresentare la nostra forza. E poi sono dell'idea che se un prodotto è valido, piace alla gente, al di là se la sua natura è più metal o più pop. Da parte nostra cerchiamo di offrire soprattutto buone canzoni. Dello stile ci preoccupiamo fino ad un certo punto.

Riguardo l'annosa questione 'etichetta/promozione' qual è la vostra situazione?

Marco: La My Kingdom Music è un'etichetta giovane ma molto attiva e, nonostante le sue capacità siano quelle di una label underground, sta facendo tutto il possibile per promozionare al meglio i suoi prodotti. Compresi i Klimt 1918.

Nella zona romana ci sono molte bands che fanno Nu Metal. Voi, con i Room with a View e i già noti Novembre, costituite un piccola ma importante minoranza. Questione di trend? Come vedi il fermento crossover a Roma come in tutta Italia?

Marco: Non seguo particolarmente la scena Nu metal romana ed italiana. Il crossover è uno stile che trovo decisamente statico e inflazionato. Tutti vestiti alla stessa maniera, tutti che si muovono sul palco allo stesso modo, con le loro chitarre sette corde, i loro dj, le loro pose prestabilite. Penso siano molto più crossover Novembre e Room with a View con la loro commistione di suoni metal, dark, post punk, folk, di qualsiasi gruppo Nu.

Sarà possibile vedervi dal vivo? State preparando un tour promozionale?

Marco: Tour, lo ripeto sempre, è una parola grossa per i Klimt 1918. Da Settembre faremo il nostro numero di date in Italia e forse anche all'estero per supportare al meglio "Undressed Momento".

Tre motivi per comprare "Undressed Momento".

Marco: 1) Come dicevano gli Ultravox, fa 'ballare con le lacrime negli occhi';
2) Ha una produzione professionale, in linea con quelle europee;
3) Costa SOLO 13 Euro, meno di qualsiasi cd che trovate in un negozio.

Ok, Marco... siamo ai saluti. Grazie a te e ai Klimt 1918. Lascia un messaggio per HateTv e i suoi lettori.

Marco: Grazie per lo spazio che ci avete concesso! Spero di incontrarvi tutti in concerto!!!