|
Ciao Marco! Come
va? Innanzitutto complimenti vivissimi per il vostro "Undressed Momento" ...lo
trovo entusiasmante!
Marco:
Ti ringrazio tantissimo, sono contento che "Undressed Momento" ti sia piaciuto.
Fammi una breve storia della band. Come descriveresti i Klimt 1918 a una
persona che non vi conosce?
Marco: Quando gli Another Day, band death prog in cui io e mio fratello militavamo, si
sono sciolti nel 1999, la voglia di continuare era tanta. Così con una
formazione rivoluzionata ci siamo avventurati in un nuovo progetto musicale: i
Klimt 1918. L'idea era quella di unire le sonorità avangarde che più ci
emozionavano con il gusto della forma canzone tipicamente wave rock. Il
risultato di questa ibridazione si può ascoltare su "Secession Makes Post-Modern
Music" , il nostro promo uscito ufficialmente nel Febbraio del 2001. Grazie ad
esso abbiamo firmato un deal con la volenterosa My Kingdom Music che nel 2002 ci
ha dato la possibilità di registrare "Undressed Momento", il nostro album di
debutto. Difficile descrivere in due parole il nostro sound. Mischiate in parti
uguali l'immediatezza dei primi U2, la melodia dei Beatles, l'irruenza di certo
dark metal e la profondità dei Cure. Aggiungete qualche sorso di Police, una
spruzzata di Duran Duran e alla fine consumate il tutto con chitarre distorte e
batteria doppia cassa. Quel che otterrete è una miscela piuttosto densa che
potrebbe avvicinarsi alla nostra musica.
Andiamo al sodo... Parlami un po' di questo disco.
Marco: "Undressed Momento" è stato registrato agli Outer Sound
Studios di Roma sotto la
supervisione di Giuseppe Orlando e Massimiliano Pagliuso dei Novembre. E' stato
il coronamento di un lunghissimo lavoro di preproduzione, preparazione in sala,
arrangiamento che ci ha portato via quasi un anno e mezzo di tempo. Ma gli
sforzi sono stati ampiamente ripagati in quanto l'esperienza in studio si è
dimostrata veramente stimolante e indimenticabile. Certo non è stato per nulla
facile far quadrare tutto. Registrare un album in un periodo di tempo limitato,
con pochi soldi, è sfiancante. Ti rende attivo, ricettivo, ma nel tempo di una
giornata ti svuota psicologicamente e fisicamente. Alla fine eravamo degli
stracci… Il prodotto ci soddisfa anche se pensiamo che con più tempo e più calma
sarebbe uscito fuori anche meglio. Personalmente i pezzi che più mi piacciono
sono "Parade of Adolescence" e "We don’t need no music". La prima perché
condensa perfettamente il mood dei Klimt 1918: melodia, immediatezza e
suggestione elegiaca; la seconda invece perché è l’ultimo brano ad essere stato
composto e per questo ci rappresenta di più. Il songwriting e l'arrangiamento,
come ho già accennato prima, ci hanno portato via circa un anno e mezzo. Un
tempo piuttosto standard se si pensa che "Undressed Momento" è il nostro debut
album. Io mi ritengo un musicista piuttosto prolifico. Ho già tutte le canzoni
pronte per il prossimo album. Speriamo di poterlo registrare entro l’estate del
'04.
Come nascono i vostri brani e da dove traete spunto per comporre?
Marco: Io e Alessandro scriviamo i pezzi a casa e poi in sala prove avviene
l'arrangiamento. Spesso capita che le idee iniziali vengano completamente
stravolte durante le prove. L'apporto di ogni singolo componente diventa quindi
fondamentale… Rispondendo alla seconda parte della tua domanda posso dirti che
le nostre influenze sono tante e piuttosto diversificate: Duran Duran, Cure,
Anathema, Police, Katatonia, Japan, Luigi Tenco, Dalida, Lars Von Trier, Harmony
Korine, Trakovskij, Tears For Fears, Godspeed You Black Emperor, Marcel Duchamp,
Bauhaus, e molto altro ancora…
Cos'è l' "Undressed Momento" di cui parlate?
Marco: Un vecchio diario, vecchie fotografie, piccole testimonianze di un'età
scomparsa, frasi appuntate sulle pagine ingiallite e quell'immenso senso di
solitudine e nostalgia che ci profonda ogni volta ci troviamo di fronte al
passato, alla fuggevolezza della vita. Questo è "Undressed Momento".
I testi sono importanti per voi o sono solamente funzionali alla musica e al
suo flusso? Personalmente ho apprezzato l'incrocio delle due lingue in "We
don't
need no music". Come mai questa scelta?
Marco: I testi sono importanti ma non fondamentali. Penso che la cosa più importante
siano le melodie, gli arrangiamenti, la parte più musicale insomma. Non a caso
molti dei versi che scrivo sono suggeriti dal mood del brano. Più le atmosfere
sono sospese ed efficaci, più è facile trovare le parole giuste. La scelta
dell'italiano è stata assolutamente casuale. Mi piaceva la musicalità del testo
e ho deciso di includerlo nel pezzo. La nostra è una bellissima lingua, molto
musicale. Rende bene in brani rilassati e pop come "We don't need no music".
Nel promo che ho ricevuto non c'erano i testi: ti dispiace accennarmene i
contenuti?
Marco: Il tema dominante è rappresentato dall’adolescenza, come momento ideale, eterno
della vita di ogni individuo. L'elegia di Mimnermo, insomma, che riflette sulla
giovinezza, simbolo della caducità dell'esistenza. Non c'è disperazione ma solo
nostalgia, il susseguirsi dei ricordi belli e brutti che assumono connotati
sempre più godibili ed al tempo stesso efferati con il passare del tempo. "If only
you could see me now" e "Pale Song" sono invece due liriche profondamente
politiche. La prima scaturita dalla mia personale esperienza genovese durante il
G8, la seconda dedicata ai Fedayn palestinesi che espropriati della loro terra e
costretti al martirio invocano Israphel angelo di fuoco che incanta e fa
dimenticare le brutture della guerra con la sola forza delle sue melodie.
Il vostro stile si riconduce alla wave inglese degli anni '80 e a cose più
recenti e pesanti come Katatonia e Novembre. Le influenze si avvertono parecchio
ma mi sembrano ben assimilate e raffinate...
Marco: Be', ti ringrazio del complimento. Il nostro obiettivo era proprio quello di
suonare musica ibrida che riuscisse a risultare personale senza rinnegare le
proprie influenze… Forse ci siamo riusciti!!
E' evidente che il periodo della Secessione Viennese rappresenta per voi
qualcosa di grande straordinarietà. Per quale motivo? Cosa esercita su di voi un
fascino tale da avervi fatto scegliere addirittura un nome come Klimt 1918?
Marco: I Secessionisti erano artisti profondamente contraddittori. Da una parte
cercavano la separazione dall'Europa impressionista, simbolo del diciannovesimo
secolo, dall'altra invece erano cantori della società borghese di fine secolo.
La loro arte era già infettata dall'espressionismo sebbene il loro obiettivo
era narrare gli ultimi scampoli della grande era absburgica. Pittura del Finis
Austriae dunque, pregna di malinconia, instabilità interiorre… I Klimt 1918
nel loro piccolo cercano di fare lo stesso. Narrano la contraddizione del
Novecento tra modernismo ed epoca post industriale. Sono cantori delle macerie
del secolo nato proprio nel 1918, "Il secolo breve" ipotizzato da Hobsbavn che
coincide con la morte dell'artista più rappresentativo della Secessione: Gustav
Klimt. Le nostre influenze, come ho già accennato prima sono diverse e non si
limitano solo alla musica ma comprendono il cinema, la politica, la poesia… Un
caleidoscopio di influssi, stimoli, colori, sapori che non lascia fuori proprio
nulla…
Pensi sia difficile gestire una proposta come la vostra? ... in fin dei conti
non siete né troppo pop né troppo metal...
Marco: Mah, a dire la verità è proprio questa identità transitoria a cavallo tra metal e
pop a rappresentare la nostra forza. E poi sono dell'idea che se un prodotto è
valido, piace alla gente, al di là se la sua natura è più metal o più pop. Da
parte nostra cerchiamo di offrire soprattutto buone canzoni. Dello stile ci
preoccupiamo fino ad un certo punto.
Riguardo l'annosa questione 'etichetta/promozione' qual è la vostra
situazione?
Marco: La My Kingdom Music è un'etichetta giovane ma molto attiva e, nonostante le sue
capacità siano quelle di una label underground, sta facendo tutto il possibile
per promozionare al meglio i suoi prodotti. Compresi i Klimt 1918.
Nella zona romana ci sono molte bands che fanno Nu Metal. Voi, con i Room
with a View e i già noti Novembre, costituite un piccola ma importante
minoranza. Questione di trend? Come vedi il fermento crossover a Roma come in
tutta Italia?
Marco: Non seguo particolarmente la scena Nu metal romana ed italiana. Il crossover è
uno stile che trovo decisamente statico e inflazionato. Tutti vestiti alla
stessa maniera, tutti che si muovono sul palco allo stesso modo, con le loro
chitarre sette corde, i loro dj, le loro pose prestabilite. Penso siano molto
più crossover Novembre e Room with a View con la loro commistione di suoni
metal, dark, post punk, folk, di qualsiasi gruppo Nu.
Sarà possibile vedervi dal vivo? State preparando un tour promozionale?
Marco: Tour, lo ripeto sempre, è una parola grossa per i Klimt 1918. Da
Settembre
faremo il nostro numero di date in Italia e forse anche all'estero per
supportare al meglio "Undressed Momento".
Tre motivi per comprare "Undressed Momento".
Marco: 1) Come dicevano gli Ultravox, fa 'ballare con le lacrime negli occhi';
2) Ha una produzione professionale, in linea con quelle europee;
3) Costa SOLO 13 Euro, meno di qualsiasi cd che trovate in un negozio.
Ok, Marco... siamo ai saluti. Grazie a te e ai Klimt 1918. Lascia un messaggio
per HateTv e i suoi lettori.
Marco: Grazie per lo spazio che ci avete concesso! Spero di incontrarvi tutti in
concerto!!!
|