Klimt 1918

::: Intervista tratta da HMP -Heavy Music Portal - di Michele Giorgi, 07/07/2003 ::: 

Leggi le recensioni di  "Undressed Momento" e di "Dopoguerra" tratte da HMP,
nonché il Live report del concerto allo Zoobar di Roma, del 20/10/2005!



Gran bel debutto quello dei Klimt 1918, un disco difficilmente catalogabile e sicuramente interessante. Un disco che tenta di stravolgere i confini tra generi e le barriere tra scene, creando un piccolo gioiello di post-rock profondamente invaghito degli anni '80 ma proiettato verso il futuro. Riusciranno i Klimt a far breccia nell'animo degli ascoltatori per conquistarsi il giusto posto nel panorama musicale odierno? Di questo e molto altro ancora abbiamo parlato con loro. Vediamo cosa ci hanno rivelato e cosa si cela dietro ad un disco difficile ma affascinante come "Undressed Momento".

Innanzitutto complimenti davvero per l'ottimo lavoro svolto, credo siate consapevoli di aver creato un bellissimo disco... Questo mi fa venire in mente una domanda magari un po' cattivella, ma sicuramente fondamentale: quanto c'è di studiato e quanto di istintivo nella vostra musica, insomma quanto eravate consapevoli di quello che sarebbe scaturito dal vostro lavoro di composizione?
L'istintività è una cosa molto importante ma quando devi entrare in studio con soldi e tempo contati, quello che conta veramente è avere le idee ben chiare. La musica dei Klimt 1918 nasce in maniera naturale, assolutamente non premeditata, ma gli arrangiamenti sono curati nei particolari e molto poco viene lasciato al caso. E' una condizione questa comune a molti gruppi underground. Se non c'è organizzazione, per quanto questo discorso possa sembrare poco artistico, è difficile lavorare professionalmente.

Klimt 1918 è un chiaro tributo a Gustav Klimt, famosissimo pittore morto appunto nel 1918. Cosa vi lega in maniera così forte alle sue opere e perché proprio la scelta della data di morte dell'artista?
Prendi Giuditta e Oloferne, uno dei quadri più famosi di Klimt. Lo sguardo di lei è estatico, trasmette dolcezza, passione, coinvolgimento erotico. Lo spettatore segue il suo corpo macilento. Prima gli occhi chiusi, poi la bocca appena aperta, infine le lunghe braccia. All'estremità orizzontale la testa mozzata di Oloferne, tenuta per i capelli come se la protagonista tenesse un piccolo mazzo di fiori. C'è sublimità in questo equilibrio fallace tra estasi, colore e verticalità che sfuma nella morte. La musica dei Klimt è questo, è proporzione apparente, è il bello che sfocia nel segreto male, nella disperazione esoterica.
Nel 1918 si conclude la prima guerra mondiale, le città di mezza Europa sono falcidiate dalla febbre gialla. L'Ottocento, secondo molti, ha chiuso i battenti quell'anno. Ed è una coincidenza significativa che Klimt, uno degli artisti più rappresentativi della Secessione viennese, l'avanguardia che più di tutte ha rappresentato la fine del classicismo e l'inizio dell'espressionismo, sia morto nel 1918, il capodanno del Novecento. Klimt 1918 significa dunque musica novecentesca, melodie del dopoguerra, tradizione post-moderna, sincera nostalgia per le cose appena finite e trepidante attesa per quelle che devono ancora arrivare.

Nella mia recensione ho parlato delle sensazioni che il disco mi ha suscitato ma ho 'appositamente' evitato di descrivere a parole la vostra musica. Credete che sia possibile rinchiudere un lavoro come "Undressed Momento" dentro la figuratività delle parole?
No, penso sia alquanto difficile, considerando soprattutto la natura ibrida della nostra proposta musicale. Però le parole, se ben ponderate, possono incuriosire, riescono a costruire un'aspettativa, una tensione da coronare magari con l'ascolto dell'album.

Cosa mi dite della 'straniantissima' voce recitante in "We don't need no music"? Cosa intendete esprimere con un titolo così forte?
"Ho capito che il passato, il presente, la dimensione, il divenire, il futuro, l'avvenire, l'essere, il non essere, l'io, non significano più nulla per me" . Una frase struggente, desolante, perfettamente in linea con il mood sospeso e disperato del pezzo. La voce appartiene ad Antonine Artaud, il grande teorico francese autore di opere visionarie come il "Manifesto del Teatro della Crudeltà" e "Van Gogh o il suicidato della società". Abbiamo usato stralci dell'ultima trasmissione radiofonica del 1947 a cui prese parte: una lunga invettiva contro il mondo occidentale e i suoi simboli intitolata "Per farla finita col giudizio di Dio". Artaud la registrò poche settimane dopo essere uscito dal manicomio dove rimase rinchiuso a lungo e dove venne sottoposto a durissime sedute di elettroshock. "Noi non abbiamo bisogno di musica" è quello che due amanti arrivati alla fine della loro storia cercano di ripetersi febbrilmente. Non hanno più bisogno, né di musica, né di sentimenti ma il desiderio segreto che li lega è indissolubile e li porterà allo stillicidio. Ad un tratto il testo dice appunto: 'Still need a music, nobody knows it'.

Avete sperimentato l'uso del cantato in Italiano; dobbiamo prevedere uno sviluppo per questa direzione oppure continuerete ad usare l'inglese?
Continueremo ad usare l'inglese ma se i brani lo richiederanno saremo ben felici di avvalerci ancora dell'Italiano e, perché no, di altre lingue straniere…

Tra le influenze citate nella vostra bio troviamo molte band differenti tra loro eppure accomunate dal tentativo di travalicare i confini tra generi, come vi ponete di fronte alla necessità di etichettare tutto da parte di label e media (ma anche da parte di una larga fascia di pubblico)? Non credete che accennare a bands come i Duran Duran possa pregiudicarvi qualche ascoltatore poco incline all'attitudine 'open minded'?
Le etichette servono ai discografici per vendere un prodotto. Hanno una valenza prettamente commerciale, sono un retaggio del passato quando il mondo underground era diviso in sub culture tutte perfettamente divise, autosufficienti e chiuse. In un epoca di ibridazione e sincretismo culturali non hanno più senso di esistere. Sta ai giornalisti e ai ragazzi che comprano il cd non affidarsi troppo a queste descrizioni massimaliste e sommarie.
Degli ascoltatori meno open minded non ci importa molto. Non siamo alla ricerca di consensi a tutti i costi. I metal kids più intransigenti hanno tutto il diritto di ignorarci. Noi continueremo a fare lo stesso nei loro confronti.

La melodia del brano che dà il titolo all'album mi appare come un chiaro tributo ai Police, una delle bands che maggiormente hanno lasciato il segno nella storia del rock. Quali credete, se ne vedete, siano i nomi del 2000 capaci di ottenere un simile impatto anche sulle generazioni future?
Penso che non esisteranno più grandi nomi come in passato. E' un discorso legato alla fine del concetto di aura, già ampiamente argomentato da Benjamin. In altre parole in una società sempre più post-moderna, dove l'ideale è sostituito dal commerciale e dove il consumo fomenta mimetismi feroci, c'è bisogno di artisti standardizzati, che devono far scattare meccanismi di identificazione più che di divismo. Le grandi star, i grandi album, il total look, sono simboli del passato. Via libera dunque alle lolite dell'epoca post-industriale che fanno successo non perché valgono ma perché ricordano a tutte le sedicenni del pianeta che il successo non è poi così difficile da ottenere se si crede nel giusto ideale di mercato.

Come si identifica un fan dei Klimt 1918 e qual è l'audience che vi piacerebbe conquistare?
Chissà se esistono fans dei Klimt 1918 in giro. In fondo siamo sempre un gruppo all'esordio… Penso che i Klimt 1918 siano il gruppo ideale per quel genere di persone che amano la musica nella sua interezza. L'audience che ci piacerebbe conquistare quindi è assolutamente trasversale.

"That Girl" ha una linea vocale che colpisce sin dal primo ascolto, davvero incredibilmente catchy eppure tutt'altro che leggera... Quanto è importante la scelta di melodie capaci di lasciare il segno nell'economia dei vostri brani?
Un tempo quando ero semplicemente un chitarrista le canzoni nascevano da riff di chitarra che componevo e, successivamente, assemblavo. Poi, una volta diventato anche cantante ho dovuto mutare completamente il mio approccio. Quando canti pulito e la struttura dei brani ha un'impronta wave pop basata sulla forma canzone cominci a ragionare attorno alle linee vocali, ai ritornelli. L'accompagnamento viene dopo e in ogni caso diventa accessorio. Dopo i primi esperimenti ho capito che un pezzo funziona solo se le armonie vocali valgono veramente qualcosa. Esse sono in grado di decretare il successo o il completo fallimento di un album.

Avete già iniziato a proporre live i brani di "Undressed Momento"? Andrete in tour per promuovere l'album?
Tour è una parola inesatta per un gruppo underground come i Klimt 1918. Attualmente stiamo preparando una serie di date in giro per l'italia a partire dall'autunno.

Progetti futuri? Qualcosa già in cantiere per il prossimo album?
Abbiamo tre canzoni pronte e sei in cantiere. Il nuovo materiale è decisamente melodico e post-punk. Immaginate gli U2 di "The Joshua Tree" che suonano con chitarre macigno scordate in Si e batteria doppia cassa… Speriamo di poter entrare in studio entro i primi mesi del 2004.

Grazie per il vostro tempo, concludete come preferite...
Un saluto a tutti i lettori e ai collaboratori di HM Portal. Spero di vedervi tutti in concerto a partire da Settembre.