Klimt1918 "Just in case we'll never meet again"
(Soundtrack for the cassette generation)


::: Recensione tratta da Indie-Rock :::
Genere: indie-rock

::: www.indie-rock.it :::


"Non c’è motivo per cui queste canzoni non possano lasciare il segno"

 

SEGNI PARTICOLARI: i Klimt1918 sono di Roma e nascono come gruppo metal nel 1998, ma già nel loro primo album, ''Undressed Momento'', del 2003, perdono parte di quello stile a favore di una maggior ricerca della melodia. L'allontanamento dal metal prosegue anche con il successivo ''Dopoguerra'' nel 2005, e ormai si può dire compiuto quasi del tutto con questo terzo lavoro. Nonostante ciò, gli amanti del genere di riferimento iniziale continuano ad apprezzare la band, e dall'altra parte il loro nome è ancora poco noto in ambito indie-rock, anche se ormai è questo il genere che caratterizza la loro proposta. L'album esce anche in musicassetta, scelta decisamente insolita nel 2008.

INGREDIENTI: il gruppo contemporaneo maggiormente accostabile ai Klimt1918 potrebbero essere gli Editors, con tutte le influenze che il gruppo di Tom Smith si porta dietro. Il suono è però mediamente più robusto, con la batteria più presente e le chitarre più potenti, che alternano arpeggi a riff molto incisivi che possono far venire in mente quelli tipici del post-rock.

DENSITA' DI QUALITA': per chi già conosce il capolavoro precedente ''Dopoguerra'', il fatto che questo disco risulti più lineare, sia in termini di suono che di composizione, potrebbe dare l'impressione di un'inferiorità qualitativa, ma basta solo qualche ascolto in più per cogliere tutte le sfumature di un lavoro ispirato sotto ogni punto di vista e nel quale l'aspetto emozionale è ancora una volta dominante e la profondità delle sensazioni espresse colpisce in egual misura. Per chi, invece, non si è ancora accostato ai Klimt1918, questo è probabilmente il miglior momento per farlo, soprattutto per un lettore di un webmagazine che si chiama 'Indie-Rock.it': non c'è motivo, infatti, perché queste canzoni non possano lasciare il segno. Le melodie sono sempre splendide, il suono è ricercato e d'impatto allo stesso tempo, il ritmo è incalzante al punto giusto e sa rallentare quando serve. Il disco è stato completamente mixato in analogico (e ascoltandolo attentamente si sente moltissimo), e questo particolare fa sì che il suono goda della forza semplice ma difficilmente eguagliabile della genuinità estrema. Insomma, il nome dei Klimt1918 merita, tra gli appassionati di indie-rock, la stessa notorietà rispetto ai gruppi più affermati, perché come qualità e forza emozionale la band romana non ha nulla da invidiare a nessuno.

VELOCITA': quasi sempre medio alta, con alcuni momenti in cui si accelera al massimo e altri in cui invece si rallenta brevemente.

IL TESTO: 'My hands are so cold, my face is so pale. With more sky than words I live. Season has changed, each loss of my breath, I gaze the blue', parole molto rappresentative del mood del disco, da ''Skygazer''.

(Stefano Bartolotta  - Voto: 8 punti su 10)