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Eccomi nuovamente a parlare dei Klimt 1918 anzi, a
scambiare qualche battuta con Marco Soellner, chitarrista e cantante del gruppo
romano.
Il loro demo "Secession Makes Post-Modern Music", con le sue
atmosfere dark e gothiche, mi aveva colpito sin dal primo ascolto, e non per niente è stato uno
dei Top Demo di Metal.it.
Dato che purtroppo non hanno ancora una loro homepage, ecco che giunge
l'occasione per scoprire qualcosa di più su un gruppo che reputo veramente
interessante.
Prima di tutto devo farti i complimenti per il vostro ultimo
lavoro, so però che non si tratta della prima realizzazione per i Klimt 1918.
Marco: "Secession Makes Post-Modern Music" è a tutti gli effetti il primo demo dei Klimt 1918. Il gruppo però è nato dalle ceneri degli Another Day, combo
prog death metal che nel 1996 ha esordito con l'ep-cassette intitolato
"Youth (the castle of illusions)". Nel 1997 abbiamo firmato un contratto con Garden of
Grief Records per la realizzazione del nostro debut mini-cd intitolato "Fireworks
Outside (Black butterflies over the petals of the sun) il quale è stato
registrato nel Luglio dello stesso anno. Si trattava di un'unica suite di
ventisei minuti in cui confluivano moltissime influenze musicali: dal death
melodico (Dark Tranquillity, Opeth, primi Katatonia, Edge of Sanity) alla dark-wave ottantiana, dal progressive '70 al puro heavy. Purtroppo a causa
della Garden of Grief, etichetta di irrimediabili truffatori e incompetenti questa opera non ha
mai visto la luce. Il master per problemi economici e organizzativi non è stato
più stampato e noi siamo rimasti orfani di contratto. E' stato un duro colpo. Da
band sul punto di esordire ci siamo ritrovati a dover ricominciare da capo. Nel
1998, dopo alcuni rimaneggiamenti della line up, abbiamo registrato un nuovo
promo intitolato "Be nothing but a bit of cold", costituito da brani lunghi ma
meno complessi e diversificati. Nel 1999, a causa di inevitabili problemi di
vedute, gli Another Day si sono sciolti. Adriano Neri, il bassista, è entrato
nei Novembre, Fabio Brienza, il cantante chitarrista si è trasferito a Chicago
mentre io (Marco Soellner) e mio fratello Paolo, il batterista, abbiamo fondato
i Klimt 1918. Dopo aver completato la line-up con due nuovi validi elementi
(Davide Pesola al basso e Francesco Tumbarello alla chitarra) abbiamo cominciato
a lavorare su nuovi brani stilisticamente molto diversi da quanto proposto dagli
Another Day. Nel Maggio del 2000 siamo entrati in studio e insieme a Giuseppe
Orlando abbiamo registrato "Secession Makes Post-Modern Music", il nostro ultimo promo. Il resto è storia dei nostri giorni.
Se il vostro primo demo risale al 1996 significa che siete
attivi da parecchio tempo, come sono nati ed evolutisi i Klimt 1918... anzi
direi di partire proprio dal vostro "strano" monicker.
Marco:
Il monicker del gruppo è ispirato liberamente a Gustav Klimt, uno dei più
famosi e celebrati pittori austriaci della "Secessione" viennese. Fu una
personalità di spicco perché la sua arte rappresentò il punto di contatto tra il
decorativismo ottocentesco e l'espressionismo. I quadri di Klimt sono colorati,
tremendamente armonici, ma anche misteriosi, grotteschi. Nelle forme liquide e
rotondeggianti trovano posto creature d'alabastro scarne, macilente. Quello che
adoro e trovo decisamente vicino al mio modo di intendere l'arte è questo eterno
binomio tra bellezza e patimento, equilibrio e disfacimento. La musica dei Klimt
1918 vuole essere dunque colore, raffinatezza, ma anche morte, abbandono, il
male silenzioso e armonico che si abbina con le tonalità del bello e del
sublime. La data 1918 ha un doppio significato. E' l'anno della febbre spagnola
in Europa, la terribile epidemia che stermina centinaia di migliaia di persone e
uccide, tra gli altri, Gustav Klimt e il suo grandissimo allievo Egon Schiele.
E' anche l'anno che sancisce la fine della prima guerra mondiale, e quindi, del
vecchio secolo. Secondo Hobsbavn, un famoso storico svedese, il novecento è nato
proprio in questo anno. Mi piaceva l'idea di celebrare con il nome Klimt il
punto di contatto tra ciò che finisce e ciò che comincia: il classicismo
ottocentesco sostituito dall'espressionismo e dalle sue paure, le sue passioni.
Stilisticamente i Klimt 1918 rappresentano la regressione musicale del progetto
Another Day. Questi ultimi sono stati per il sottoscritto soprattutto uno sfogo
adolescenziale. Quando sei molto giovane hai il desiderio di impressionare tutti
suonando il più intricato e il più tecnico possibile. All'epoca scrivevo brani
complessi, lunghissimi, difficilissimi da recepire. Poi ho scoperto il rock'n'roll, la forma canzone, la grande tradizione pop del passato che anteponeva i
sentimenti alla forma. Tre riffs, un ritornello e un mucchio di suggestioni. Da
quel momento ho cominciato a scrivere brani più corti che riuscissero a
risultare struggenti, malinconici senza inutili barocchismi. I Klimt 1918
suonano musica, espressionista. Il loro obiettivo è toccare animi macilenti con
melodie altrettanto scarne.
Veniamo ora a "Secession makes...": i pezzi sono tutti nuovi o
ne avete recuperato qualcuno dai precedenti lavori?
Marco:
Tranne "Swallow's Supremacy" che contiene alcuni vecchi riffs
dell'epoca Another Day si tratta di materiale recente scritto e arrangiato nel
biennio '99-2000.
Come sono nati i vostri brani e quali sono le maggiori influenze che
riconoscete nel vostro sound?
Marco:
Ho un rapporto molto intimo con la composizione. I brani nascono in
camera mia, in assoluta solitudine. Masturbo la chitarra con melodie liquide
finché non estraggo qualcosa che mi esalta e mi fa godere. Se ci pensi è un
approccio molto pittorico: dai primitivi tratti iniziali procedo aggiungendo
particolari, fino a quando qualcosa di molto chiaro appare sulla tela
/pentagramma. Gli altri sono indispensabili per l'arrangiamento, per stendere i
colori e definire le sfumature. Il disegno però è solo mio. Le mie più grandi
influenze oggi sono Cure, Beatles e Opeth. I Cure li ho scoperti da pochi anni e
mi hanno letteralmente conquistato. Quando ascolto le flebili trame intimiste di
Robert Smith mi rammarico di non esser cresciuto con questa band. I Klimt 1918
hanno ereditato da loro l'approccio chitarristico volutamente sporco, minimale e
romantico. Mi piace il suono riverberato e sommesso delle loro chitarre. I
Beatles invece sono stati la colonna sonora della mia infanzia. Mio padre e mia
madre sono loro grandi fans, così li ho ascoltati ininterrottamente per ben
venticinque anni. Praticamente conosco a memoria gran parte del loro repertorio;
il loro stile melodico e catchy mi è entrato letteralmente nel sangue. "Schmerzwerk
1976", per esempio, ha una linea vocale che ricorda da vicino quella di "Eleonor
Regby". Infine cito gli Opeth, ovvero il più grande gruppo metal odierno: un
impasto sonoro disarmante, melodie dolci, diafane e al tempo stesso
apocalittiche. Poi la voce calda di Michael Akerfeldt che prima ti prende per
mano e poi ti annega nella brutalità. Chi non vorrebbe somigliare almeno un po'
a questi quattro svedesi?
Quali sono invece le influenze che avete assimilato negli anni che
non hanno nulla a che vedere con la musica dei Klimt 1918?
Marco:
Potrei citarti il cinema. Adoro l'avanguardia danese
Dogma '95 fondata dal grande regista Lars Von Trier: pellicole a basso budget
girate esclusivamente con telecamere a spalla. Niente trucco, niente colonna
sonora, niente effetti speciali. Solo sentimenti, emozioni, verità che si
schiudono davanti agli occhi dello spettatore. Il Dogma mi influenza ogni
giorno, quando prendo in mano la chitarra e mi appresto a comporre qualcosa. Mi
ricorda che non sono gli effetti e la tecnica a fare la differenza ma le idee,
la passione che metti in quello che fai. La scena metal avrebbe molto da
imparare da questo approccio.
Cosa ci puoi dire in generale dei testi? Si tratta di una specie di concept o ogni canzone fa storia a sé?
Marco:
Ogni canzone fa storia a sé. Mi piace dedicare le canzoni a qualcuno in
particolare, una persona che, in un modo o nell'altro, sta cambiando la mia
esistenza. In fondo tutti abbiamo bisogno di celebrare i mutamenti che
intercorrono nella nostra vita. C'è chi si ubriaca, chi nasconde la testa sotto
la sabbia. Io, che sono un retorico e adoro gli addii, trasformo le mie canzoni
in tante piccole elegie.
Credi che possa rappresentare una tappa fondamentale per voi? Io onestamente
non vedo come possa passare inosservato! Avete già avuto qualche contatto da
parte di etichette? Marco:
Abbiamo imparato a nostre spese a non aspettarci nulla da questo
ambiente. Per adesso nessuno, tranne qualche piccola ma volenterosa etichetta,
si è dimostrato interessato alla proposta dei Klimt 1918.
Invece quale è stata le reazione da parte degli
ascoltatori?
Marco:
La reazione degli ascoltatori è stata ottima. Ho ricevuto decine di
lettere entusiaste dopo la pubblicazione di "Schmerzwerk 1976" sulla compilation
Psychosonic! inclusa su Psycho!. Molta gente si ricordava ancora degli Another Day
a distanza di ben cinque anni dalla pubblicazione di "Youth". Sentire l'affetto
della gente è stato importante, ci ha spronato ad andare avanti nonostante la
sfortuna degli ultimi anni.
A proposito di ascoltatori, ho notato che non avete una vostra homepage, mancanza di tempo oppure Internet è un argomento che non vi interessa?
Marco:
Non abbiamo molto tempo per badare a queste cose. Siamo studenti, chi
alle prese con gli esami, chi con la tesi. A volte non riusciamo a sincronizzare
il nostro tempo nemmeno per provare. Nonostante tutto mi auguro di sopperire il
prima possibile a questa mancanza. L' homepage dei Klimt 1918, presto o tardi si
farà.
Ritornando a "Secession Makes...", ho apprezzato molto la produzione
di Giuseppe Orlando, che ha anche prestato la voce su alcuni pezzi, vero?
Marco:
Giuseppe è un grande professionista, forse l'unico qui in Italia. I suoi Outer Sound non hanno nulla da invidiare a tanti studi europei: ambiente
confortevole, hard-disk recording dei più efficienti sulla piazza (Pro-tools,
Apple Computers) e soprattutto la sicurezza di avere a che fare con qualcuno che
conosce e riesce a riprodurre i suoni giusti. Giuseppe ha venticinque anni, è
mio coetaneo, siamo cresciuti ascoltanto le stesse bands, suoniamo generi
compatibili. Trovarsi bene con lui non è stato difficile. Quando gli ho chiesto
di cantare su "Swallow's Supremacy" ha accettato senza fare troppi complimenti.
La sua timbrica profonda ben si addiceva allo spirito del pezzo.
Come allora sono i rapporti tra i vari gruppi lì a Roma?
Marco:
I rapporti tra i gruppi di Roma sono quasi
inesistenti. Ognuno pensa a se stesso, non esiste quindi una vera e propria
scena. Personalmente credo sia assai difficile collaborare con qualcuno quando
hai a che fare con spocchiosi cyber nazisti, patetici vampiri della domenica e
sedicenti difensori della fede metallica. A parte le evidenti differenze che ci
separano dal mucchio, non riesco proprio ad individuare il terreno comune per
possibili collaborazioni.
Nonostante tutto rispettiamo Novembre, Black Thorns Lodge e VII Arcano, band con
le quali manteniamo un rapporto di amicizia e stima reciproca.
Quali sono i progetti più immediati nel futuro
dei Klimt? Qual è invece il sogno che invece vorresti realizzare con il gruppo?
Marco:
Il nostro obiettivo primario è trovare un contratto
il prima possibile per registrare il nostro album di debutto. Abbiamo già il
materiale sufficiente per un full-lenght; manca semplicemente qualcuno che sia
disposto a credere in noi e nella nostra musica. Il mio sogno invece è riuscire
a firmare un contratto con una grossa casa discografica e guadagnare i soldi
necessari per comprare il master di "Fireworks Outside" degli Another Day. Il
mio più grande desiderio è vedere stampato una volta per tutte quel materiale.
Bene, ti ringrazio della disponibilità, a te la conclusione...
Marco: Ringrazio te Sergio e tutti i ragazzi di Metal.it
per lo spazio concessoci. Colgo l'occasione per salutare e ringraziare tutte le
persone che in questi anni hanno continuato a credere in noi. Senza di loro non
saremmo qui a parlare con te.
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