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Kinetic ha incontrato per voi Marco Soellner, leader indiscusso dei romani Klimt
1918, gruppo di punta della My Kingdom Music.
Caro Marco,
innanzitutto ci rivolgiamo in modo particolare a te, quale leader spirituale, se
così si può dire, usando una definizione abbastanza in voga. Banalmente, ci
tratteggeresti il profilo del gruppo per farlo conoscere a chi eventualmente non
si sia ancora accostato ad esso, spiegando anche da cosa deriva precisamente la
scelta del nome 'Klimt 1918'?
Marco: I
Klimt 1918 si sono formati nel 1999 subito dopo lo scioglimento degli Another
Day, il gruppo prog death in cui io e mio fratello suonavamo. Fin dall'inizio il
nostro obiettivo è stato quello di fondare una band che fosse il tramite tra
esperienze musicali diverse: l'avantgarde scandinavo (Katatonia, October Tide,
Beyond Dawn, Opeth, Edge of Sanity) e anglosassone (Anathema), la wave
ottantiana (Cure, Smiths, Depeche Mode, U2, Police, Ultravox, Duran Duran) e i
Beatles.
Le nostre intenzioni si sono concretizzate nel demo "Secession makes post-modern
music" registrato nel 2000 presso gli
Outer Sound
Studios di Giuseppe Orlando. Grazie alle ottime recensioni ricevute, nel
2001 siamo entrati in contatto con la
My Kingdom Music con
la quale abbiamo firmato un un contratto per la realizzazione di "Undressed
Momento", il nostro debut album uscito poi nel Giugno del 2003.
Abbiamo scelto di chiamarci Klimt 1918 perché Gustav Klimt è stato un artista
della Secessione, quindi un cantore del Finis Austriae, del decadimento cioè
dell'impero absburgico e della grande epopea borghese ottocentesca. Nel 1918,
l'anno della sua morte, l'Europa è scossa da grandi cambiamenti storici e
culturali: in Russia imperversa la rivoluzione, in Europa fioriscono le
avanguardie espressioniste. Nel 1918, sulle macerie fumanti del secolo appena
concluso nasce il mondo contemporaneo. Mi piace ricordare quegli anni, desolati,
imprevedibili ma pieni di rivalsa e voglia di riscatto. Alla soglia degli anni
'20 il mondo pensava che il peggio fosse passato definitivamente. Non poteva
immaginare che il nuovo secolo, generato tra le trincee della Prima Guerra
Mondiale, sarebbe stato il più corto e il più terribile della storia
dell'umanità. Oggi si ripropone la stessa storia. Ci siamo lasciati alle spalle
il '900, ci ritroviamo nello stesso clima di rinascita e cambiamento. I Klimt
1918 si sono formati nel 1999. Sono musicisti di fine secolo, ancora intrisi di
umori novecenteschi, che affrontano il nuovo millennio. Le testimonianze del
passato sono le reminescenze sonore che si sfumano nel nostro sound. Canzoni
delle macerie, dunque. Espressionismo del 2000.
Viene da se che non avremmo potuto scegliere un monicker migliore.
"Undressed Momento"
è stato un album molto acclamato, che ha richiamato su di sé l’attenzione di un
pubblico quanto mai variegato dal punto di vista dei gusti musicali: ci sapresti
dire che significato si cela dietro la definizione di 'Post Rock' che spesso
accompagna il vostro nome?
Marco:
Con il termine Post
Rock, per quanto esso possa essere indefinito e cangiante, di solito ci si
riferisce a determinate band sperimentali come Mogwai, Godspeed You! Black
Emperor, Explosions in the sky, June of '44, Tortoise e via discorrendo. I Klimt
1918 di "Undressed Momento" hanno pochi punti di contatto con questa scena. Di
solito le formazioni Post Rock non si rifanno alla forma canzone, fuggono certi
stilemi del rock e molto spesso non hanno cantanti veri e propri. I Klimt 1918
invece sono più pop, adorano i ritornelli e puntano molto sulle melodie vocali.
Nonostante tutto il termine 'post' ci è particolarmente caro perché riassume il
nostro intento musicale: creare canzoni trasversali in cui poter fondere
suggestioni, stili e influenze diverse.
Più che Post Rock noi ci definiamo postmoderni, facciamo musica delle macerie.
Prendiamo in prestito ciò che più ci piace di ogni genere.
Non ti nascondo comunque che il Post Rock è una mia grande passione e che il
prossimo disco potrebbe essere influenzato da esso. Cercheremo di convogliarlo
nelle nostre canzoni adattandolo al nostro non-stile.
Nonostante appunto un vasto riconoscimento sia piovuto sui Klimt 1918, per
una volta tanto in modo proporzionale al livello musicale e non come automatica
scia di un nome già affermato, il messaggio proposto sembra comunque essere
riservato ad un pubblico di nicchia. E’ questa una conseguenza della vostra
stessa musica o sperate in un ampliamento di orizzonti con il consolidarsi del
vostro successo? Marco:
Voglio
essere sincero. Abbiamo l'obiettivo di raggiungere più persone possibile con la
nostra musica ma non penso che ciò dipenda da quello che proponiamo. Il
successo purtroppo non è solo una questione di valore artistico. A decretarlo
sono la distribuzione e soprattutto la promozione che una casa discografica
possono offrirti. Senza un'adeguata pubblicità probabilmente anche gruppi molto
famosi come ad esempio i The Darkness risulterebbero 'di nicchia'.
"Undressed
Momento" è un album che, come ci hai svelato in una nostra chiacchierata, in
modo decisamente non convenzionale si propone di trasmettere il sentimento
complesso e sfaccettato della 'Saudade'. Puoi spiegare brevemente questo
interessante punto per i nostri lettori?
"A saudade, a dor mais pura,
tão pura fica ao chorar,
que o seu pranto transfigura
a morte, que é noite escura.
numa noite de luar".
(Luis Carlos)
"La saudade,
il dolore più puro,
è così puro quando piange,
che il suo pianto trasfigura
la morte che è notte
scura
in una notte di luna".
Marco: Basterebbero i versi di questa splendida poesia di Luis Carlos per
capire cosa i Klimt 1918 intendono per saudade. Essa, come sottolinea anche
Christiana de Caldas Brito '"è lo struggimento che accompagna un ricordo bello
ma finito", rappresenta l'elegia del passato, il sentimento che dà forza alle
cose che non sono più. La saudade è il senso di dolce vuoto che descrive Proust
ne "La strada di Swann" quando il sapore di una madeleine (un biscotto al
cioccolato) inzuppata nel the provoca una memoria involontaria che lo riporta
indietro nel tempo ("Toccherà mai la superficie della piena coscienza quel
ricordo, l'attimo antico che l'attrazione d'un attimo identico è venuta così di
lontano a richiamare, a commuovere, a sollevare nel più profondo di me stesso?
Non so".).
"Undressed Momento" è come una collezione di canzoni-madeleine: ognuna è legata
ad un ricordo fatale. Suonandola una dopo l'altra mi abbandono al dolore del
tempo, lo struggimento talmente puro che trasforma "la morte che è notte scura
in una notte di luna".
Ci viene naturale chiederti, nella speranza di organizzare presto una serata
insieme, di commentare in modo sincero il panorama italiano attuale in fatto di
opportunità per i gruppi emergenti dall’underground: qual è il nodo dolente alla
base delle difficoltà che avete incontrato sul vostro cammino, non ultima
l'obbligata rinuncia al concerto al fianco dei Katatonia?
Marco:
La scena underground
italiana è molto vivace. Ci sono gruppi veramente validi che stanno acquistando
sempre più rilevanza anche all'estero. Peccato che dal punto di vista
organizzativo ci sia da fare ancora molto per raggiungere adeguati traguardi
professionali.
Non voglio criticare nessuno, ma quando non si hanno l'esperienza e gli
strumenti necessari mi sembra infausto e controproducente gettarsi allo
sbaraglio nella produzione di cd e nell'organizzazione di concerti. Quello che
ci è successo in occasione del concerto dei
Katatonia ne è un esempio
chiaro. Avremmo dovuto fare 1600 chilometri, prestare parte della
strumentazione ai Katatonia senza avere in cambio nemmeno un euro di rimborso
spese. Non chiedavamo compensi speciali: volevamo solo una cifra simbolica per
pagare il viaggio, o per lo meno avere la possibilità di non portare i nostri
amplificatori, vista la distanza e le scomodità che avremmo dovuto
fronteggiare. Nessuno ci è venuto in contro e non essendo un gruppo
particolarmente abbiente siamo stati costretti a rinunciare.
E' stato doloroso, ma questo episodio ci ha fatto capire per quale motivo
l'Italia è così indietro musicalmente rispetto agli altri paesi europei.
Impossibile non dirottarci su un'anteprima del vostro nuovo lavoro, che vi
vede entrare negli studi nell'estate per un estenuante quanto indimenticabile
nuovo viaggio nella musica: il futuro "Dopoguerra" cosa porterà con sé? Nuove
influenze o il proseguimento di un percorso da approfondire?
Marco: Il prossimo album, che cominceremo a registrare entro l'estate presso
gli Outer Sound
Studios di Giuseppe Orlando, può essere definito come una naturale
evoluzione di "Undressed Momento".
Gli elementi stilistici pop wave di chiara influenza U2 che si affacciavano in
alcune canzoni saranno particolarmente approfondite. Il mood sarà generalmente
più indie ma non ci dimenticheremo delle nostre radici estreme che, specialmente
nel suono delle chiatarre, continuerranno a farsi sentire.
Da come suonano in sala prove i nuovi pezzi sono particolarmente incisivi, hanno
un'aggressività molto rock. Ci piacerebbe tanto mantenere intatta la stessa
energia anche durante le registrazioni donando a "Dopoguerra" un'impronta live,
ma so già che sarà molto complesso.
Una cosa è certa: il lavoro di chitarra è ridotto all'osso. E' scarno ed
efficace rispetto invece alla sezione ritmica che è decisamente sofisticata.
Vi farete un'idea entro l'estate del 2005.
Infine,
ringraziandoti enormemente per il tempo concessoci, ci piacerebbe ci spiegassi
in un'immagine, se possibile, il mondo in cui ci fa immergere la musica dei
Klimt 1918: quali sono i tratti di questo universo parallelo le cui mura di
cinta si abbattono non appena le sue note invadono le nostre anime?
Marco:
Guidare a notte fonda per le strade di Roma. D'estate, l'odore dei tigli in
fiore, le mani sporte fuori dal finestrino incontro al vento. Il chiaro sentore
di fuochi lontani che ardono, le orecchie che fischiano, i capelli davanti agli
occhi. La bocca che aspira nuvole di ricordi che hanno la stessa, fresca,
consistenza dell'aria. Fissare cose lontanissime all'orizzonte e perdersi nel
pensiero di persone assenti da troppo tempo. Chiudere gli occhi, abbandonandosi
al silenzio notturno rotto solo dall'incedere del motore che arranca. Le mura aureliane dipinte di verde, tiepide dopo l'arsura giornaliera. I tratti decisi
dell'Eur in mezzo ai piccoli boschi di querce e larici, i visi liquidi delle
prostitute sul marciapiede come sfumature di carne.
La
grandiosa
maestà del mio quartiere assaggiata quando
tutto termina e
tutto inizia. |