Klimt 1918

::: Interview taken from Kinetic - by AliceInHell, September 2004 ::: 



Kinetic ha incontrato per voi Marco Soellner, leader indiscusso dei romani Klimt 1918, gruppo di punta della My Kingdom Music.

Caro Marco, innanzitutto ci rivolgiamo in modo particolare a te, quale leader spirituale, se così si può dire, usando una definizione abbastanza in voga. Banalmente, ci tratteggeresti il profilo del gruppo per farlo conoscere a chi eventualmente non si sia ancora accostato ad esso, spiegando anche da cosa deriva precisamente la scelta del nome 'Klimt 1918'?
Marco:
I Klimt 1918 si sono formati nel 1999 subito dopo lo scioglimento degli Another Day, il gruppo prog death in cui io e mio fratello suonavamo. Fin dall'inizio il nostro obiettivo è stato quello di fondare una band che fosse il tramite tra esperienze musicali diverse: l'avantgarde scandinavo (Katatonia, October Tide, Beyond Dawn, Opeth, Edge of Sanity) e anglosassone (Anathema), la wave ottantiana (Cure, Smiths, Depeche Mode, U2, Police, Ultravox, Duran Duran) e i Beatles.
Le nostre intenzioni si sono concretizzate nel demo "Secession makes post-modern music" registrato nel 2000 presso gli Outer Sound Studios di Giuseppe Orlando. Grazie alle ottime recensioni ricevute, nel 2001 siamo entrati in contatto con la  My Kingdom Music con la quale abbiamo firmato un  un contratto per la realizzazione di "Undressed Momento", il nostro debut album uscito poi nel Giugno del 2003.
Abbiamo scelto di chiamarci Klimt 1918 perché Gustav Klimt è stato un artista della Secessione, quindi un cantore del Finis Austriae, del decadimento cioè dell'impero absburgico e della grande epopea borghese ottocentesca.  Nel 1918, l'anno della sua morte, l'Europa è scossa da grandi cambiamenti storici e culturali: in Russia imperversa la rivoluzione, in Europa fioriscono le avanguardie espressioniste. Nel 1918,  sulle  macerie fumanti del secolo appena concluso nasce il mondo contemporaneo. Mi piace ricordare quegli anni, desolati, imprevedibili ma pieni di rivalsa e voglia di riscatto. Alla soglia degli anni '20 il mondo pensava che il peggio fosse passato definitivamente. Non poteva immaginare che il nuovo secolo, generato tra le trincee della Prima Guerra Mondiale, sarebbe stato il più corto e il più terribile della storia dell'umanità. Oggi si ripropone la stessa storia. Ci siamo lasciati alle spalle il '900, ci ritroviamo nello stesso clima di rinascita e cambiamento. I Klimt 1918 si sono formati nel 1999. Sono musicisti di fine secolo, ancora intrisi di umori novecenteschi, che affrontano il nuovo millennio. Le testimonianze del passato sono le reminescenze sonore che si sfumano nel nostro sound. Canzoni delle macerie, dunque. Espressionismo del 2000.
Viene da se che non avremmo potuto scegliere un monicker migliore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Undressed Momento" è stato un album molto acclamato, che ha richiamato su di sé l’attenzione di un pubblico quanto mai variegato dal punto di vista dei gusti musicali: ci sapresti dire che significato si cela dietro la definizione di 'Post Rock' che spesso accompagna il vostro nome?
Marco:
Con il termine Post Rock, per quanto esso possa essere indefinito e cangiante, di solito ci si riferisce a determinate band sperimentali come Mogwai, Godspeed You! Black Emperor, Explosions in the sky, June of '44, Tortoise e via discorrendo. I Klimt 1918 di "Undressed Momento" hanno pochi punti di contatto con questa scena. Di solito le formazioni Post Rock non si rifanno alla forma canzone, fuggono certi stilemi del rock e molto spesso non hanno cantanti veri e propri. I Klimt  1918 invece sono più pop, adorano i ritornelli e puntano molto sulle melodie vocali.
Nonostante tutto il termine 'post' ci è particolarmente caro perché riassume il nostro intento musicale: creare canzoni trasversali in cui poter fondere suggestioni, stili e influenze diverse.
Più che Post Rock noi ci definiamo postmoderni, facciamo musica delle macerie. Prendiamo in prestito ciò che più ci piace di ogni genere.
Non ti nascondo comunque che il Post Rock è una mia grande passione e che il prossimo disco potrebbe essere influenzato da esso. Cercheremo di convogliarlo nelle nostre canzoni adattandolo al nostro non-stile.

Nonostante appunto un vasto riconoscimento sia piovuto sui Klimt 1918, per una volta tanto in modo proporzionale al livello musicale e non come automatica scia di un nome già affermato, il messaggio proposto sembra comunque essere riservato ad un pubblico di nicchia. E’ questa una conseguenza della vostra stessa musica o sperate in un ampliamento di orizzonti con il consolidarsi del vostro successo? Marco:  Voglio essere sincero. Abbiamo l'obiettivo di raggiungere più persone possibile con la nostra musica ma non penso che ciò  dipenda da quello che proponiamo. Il successo purtroppo non è solo una questione di valore artistico. A decretarlo sono la distribuzione e soprattutto la promozione che una casa discografica possono offrirti. Senza un'adeguata pubblicità probabilmente anche gruppi  molto famosi come ad esempio i The Darkness risulterebbero 'di nicchia'.

"Undressed Momento" è un album che, come ci hai svelato in una nostra chiacchierata, in modo decisamente non convenzionale si propone di trasmettere il sentimento complesso e sfaccettato della 'Saudade'. Puoi spiegare brevemente questo interessante punto per i nostri lettori?

"A saudade, a dor mais pura,
tão pura fica ao chorar,
que o seu pranto transfigura
a morte, que é noite escura.
numa noite de luar".

(Luis Carlos)


"La saudade, il dolore più puro,
è così puro quando piange,
che il suo pianto trasfigura
la morte che è notte
scura
in una notte di luna".

Marco: Basterebbero i versi di questa splendida poesia di Luis Carlos per capire cosa i Klimt 1918 intendono per saudade. Essa, come sottolinea anche Christiana de Caldas Brito '"è lo struggimento che accompagna un ricordo bello ma finito", rappresenta l'elegia del passato, il sentimento che dà forza alle cose che non sono più. La saudade è il senso di dolce vuoto  che descrive Proust ne "La strada di Swann" quando il sapore di una madeleine (un biscotto al cioccolato) inzuppata nel the provoca una memoria involontaria che lo riporta indietro nel tempo ("Toccherà mai la superficie della piena coscienza quel ricordo, l'attimo antico che l'attrazione d'un attimo identico è venuta così di lontano a richiamare, a  commuovere, a sollevare nel più  profondo di me stesso? Non so".).
"Undressed Momento" è come una collezione di canzoni-madeleine: ognuna è legata ad un ricordo fatale. Suonandola una dopo l'altra mi abbandono al dolore del tempo, lo struggimento talmente puro che trasforma "la morte che è notte scura in una notte di luna".

Ci viene naturale chiederti, nella speranza di organizzare presto una serata insieme, di commentare in modo sincero il panorama italiano attuale in fatto di opportunità per i gruppi emergenti dall’underground: qual è il nodo dolente alla base delle difficoltà che avete incontrato sul vostro cammino, non ultima l'obbligata rinuncia al concerto al fianco dei Katatonia?
Marco:
La scena underground italiana è molto vivace. Ci sono gruppi veramente validi che stanno acquistando sempre più rilevanza anche all'estero. Peccato che dal punto di vista organizzativo ci sia da fare ancora molto per  raggiungere adeguati traguardi professionali.
Non voglio criticare nessuno, ma quando non si hanno l'esperienza e gli strumenti necessari mi sembra infausto e controproducente gettarsi allo sbaraglio nella produzione di cd e  nell'organizzazione di concerti. Quello che ci è successo in occasione del concerto dei Katatonia ne è un esempio chiaro.  Avremmo dovuto fare 1600 chilometri, prestare parte della strumentazione ai Katatonia senza avere in cambio nemmeno un euro di rimborso spese. Non chiedavamo compensi speciali: volevamo solo  una cifra simbolica per pagare il viaggio, o per lo meno avere la possibilità di non portare i nostri amplificatori, vista la distanza e le scomodità  che avremmo dovuto fronteggiare.  Nessuno ci è venuto in contro e non essendo un gruppo particolarmente abbiente siamo stati costretti a rinunciare.
E' stato doloroso, ma questo episodio ci ha fatto capire per quale motivo l'Italia è così indietro musicalmente rispetto agli altri paesi europei.

Impossibile non dirottarci su un'anteprima del vostro nuovo lavoro, che vi vede entrare negli studi nell'estate per un estenuante quanto indimenticabile nuovo viaggio nella musica: il futuro "Dopoguerra" cosa porterà con sé? Nuove influenze o il proseguimento di un percorso da approfondire?
Marco:
Il prossimo album, che cominceremo a registrare entro l'estate presso gli Outer Sound Studios di Giuseppe Orlando, può essere definito come una naturale evoluzione di "Undressed Momento".
Gli elementi stilistici pop wave di chiara influenza U2 che si affacciavano in alcune canzoni saranno particolarmente approfondite. Il mood sarà generalmente più indie ma non ci dimenticheremo delle nostre radici estreme che, specialmente nel suono delle chiatarre, continuerranno a farsi sentire.
Da come suonano in sala prove i nuovi pezzi sono particolarmente incisivi, hanno un'aggressività molto rock. Ci piacerebbe tanto mantenere intatta la stessa energia anche durante le registrazioni  donando a "Dopoguerra" un'impronta live, ma so già che sarà molto complesso.
Una cosa è certa: il lavoro di chitarra è ridotto all'osso. E' scarno ed efficace rispetto invece alla sezione ritmica che è decisamente sofisticata.
Vi farete un'idea entro l'estate del 2005.

Infine, ringraziandoti enormemente per il tempo concessoci, ci piacerebbe ci spiegassi in un'immagine, se possibile, il mondo in cui ci fa immergere la musica dei Klimt 1918: quali sono i tratti di questo universo parallelo le cui mura di cinta si abbattono non appena le sue note invadono le nostre anime?
Marco:
Guidare a notte fonda per le strade di Roma. D'estate, l'odore dei tigli in fiore, le mani sporte fuori dal finestrino incontro al vento. Il chiaro sentore di fuochi lontani che ardono, le orecchie che fischiano, i capelli davanti agli occhi. La bocca che aspira nuvole di ricordi che hanno la stessa, fresca, consistenza dell'aria. Fissare cose lontanissime all'orizzonte e perdersi nel pensiero di persone assenti da troppo tempo. Chiudere gli occhi, abbandonandosi al silenzio notturno rotto solo dall'incedere del motore che arranca. Le mura aureliane dipinte di verde, tiepide dopo l'arsura giornaliera. I tratti decisi dell'Eur in mezzo ai piccoli boschi di querce e larici, i visi liquidi delle prostitute sul marciapiede come sfumature di carne. La
grandiosa maestà del mio quartiere assaggiata quando tutto termina e tutto inizia.