Klimt 1918 "Dopoguerra"

::: Recensione tratta da Kronic.it, 25/04/2005 - Primo Piano :::
Genere: Rock/Metal


Viaggio in Italia


Dopo le grandi promesse del promo "Secession makes post-modern music", promesse più che mantenute dal disco di debutto, forse non fa nemmeno notizia che i Klimt 1918 abbiano composto un album davvero bello. Ma al di là di cosa desti scalpore e cosa no, resta il fatto che la band romana è ormai matura e si prepara a fare sfracelli anche all'estero.
I Klimt 1918 si muovono su un filo di lana. Vengono recensiti e intervistati su siti metal ma tutti li accostano più al pop e alla dark-wave che a qualche sottocorrente metallica. Quando c'è da andar giù di riff non si tirano indietro, ma poi Marco Soellner infila una linea vocale fragile, sincera o maliziosa e il gioco delle categorie non regge più. Come in parte fanno e hanno fatto i Katatonia (gruppo che i nostri confessano di apprezzare molto), i Klimt 1918 si divertono a saltare dentro e fuori dal metal, dentro e fuori dal rock, dentro e fuori dal dark. Si potrebbe quasi dire che vomitano su disco tutto quanto passi loro per la testa, ma la precisione, la pulizia e la costanza qualitativa dei loro album chiariscono che c'è qualcos'altro, una ispirazione feconda dietro alle loro canzoni.
C'è poi un'altra questione che va sottolineata. I Klimt 1918 non sono un gruppo 'importante' e non hanno composto, in tutta onestà, il disco che stravolgerà le sorti della musica rock nel 2005. Contrariamente ai nostri criteri, però, sono in priorità lo stesso. Il motivo sta nel fatto che i Klimt 1918 sono il primo gruppo nostrano, almeno a mio avviso, che sia riuscito a comporre un disco di rock 'alternativo' (nell'accezione di ciò che compare in queste pagine, almeno nella sezione rock/metal) con un così spiccato gusto italiano. Più dei Novembre dei loro ottimi album, i Klimt 1918 hanno scritto un diario di viaggio, una colonna sonora di un Roma-Torino su un vecchio Intercity, che fa venire più di un brivido durante l'ascolto.
Dicono di ispirarsi a Rossellini e Visconti. Già dall'intro, in cui vecchi programmi radio ricordano il momento in cui i nostri genitori e i nostri nonni furono liberati dal regime fascista, si possono chiudere gli occhi e il viaggio ha inizio. L'accoppiata iniziale "They were wed by the sea"/"Snow of '85" è subito avvolgente: i punti chiave sono la voce di Marco Soellner, migliorata ulteriormente rispetto al precedente album, e il gioco di melodie dirette e accattivanti dei chitarristi. Immagini di vecchie spiagge deserte si alternano a cupole di San Pietro e vecchie Fiat Ritmo ricoperte di neve. I tre pezzi successivi formano una sezione centrale piuttosto intimista, dove un gusto per la musica tipicamente mediterraneo si cristallizza nei viaggi notturni in auto di "Nightdriver" e nelle riflessioni malinconiche (sentimentali?) di "Rachel" e "Because of you, tonight". La seconda metà del disco ha già la strada preparata per i botti della title-track, un viaggio sbarazzino nella storia recente del nostro paese, seguito immediatamente e degnamente da "La tregua". Chiudono l'impatto di "Lomo" e i passi di "Sleepwalk in Rome", nella quale Marco Soellner ci regala un pizzico di (tanto atteso) cantato in italiano. A quando un album acustico/cantautoriale in lingua madre? Sono sicuro che sarebbe un successo, visto che l'Italia è ancora la patria della melodia e i Klimt 1918 hanno saputo far tesoro di questa tradizione. Speriamo ora che le vendite rendano merito ai loro sforzi, e speriamo anche di sentire presto le bonus tracks contenute nel secondo cd dell'edizione limitata, che non ci è stata recapitata. Li rincontreremo presto in sede di intervista.
E mi fa piacere aggiungerlo: buona festa della Liberazione a tutti.

(Giuliano D'Amico - Voto: 4/5)

... leggi anche le recensioni di "Undressed Momento" e di "Just in case we'll never meet again"
tratte da Kronic, nonché l'intervista del 2003 e quella del 2008!

Klimt 1918 - Brescia, La Sfinge, 07/04/2007 - Live report tratto da Kronic!