Klimt 1918

::: Intervista tratta da Kronic.it, 01/09/2003 - di Lux ::: 

Leggi le recensioni di "Undressed Momento", "Dopoguerra"
e "Just in case we'll never meet again" tratte da Kronic.it!

Li aspettavamo al varco e non hanno tradito le aspettative.
The next big thing?


La ricerca dell'ibrido musicale

Quando esce un disco italiano è sempre latente il pericolo di una sua sopravvalutazione dettata da ragioni meramente di stampo 'nazionalistico'. Spesso bands 'nostrane', accuratamente osannate dai media italici, si sono rilevate delle autentiche bufale. Questo non è il caso dei romani Klimt 1918, band dalla classe cristallina, poiché "Undressed Momento" è un disco vero, completo, sorprendentemente ispirato e maturo per essere stato realizzato da una band al suo debutto discografico.

Da una costola degli Another Day è nata una nuova sorprendente band. Quanto c'è della vostra vecchia band nella proposta musicale dei Klimt 1918? Pensi che con gli Another Day sareste riusciti a raggiungere i picchi qualitativi contenuti in "Undressed Momento"?
Marco: C'è molto degli Another Day nella musica dei Klimt 1918. Non potrebbe essere altrimenti considerando che sono stati una delle esperienze più importanti della mia vita di musicista. Pensa che in "Pale Song", c'è una linea vocale originariamente comparsa su "Fireworks outside", la suite di 26 minuti che componeva l'omonimo minicd della band mai dato alle stampe. Era talmente bella che ho pensato sarebbe stata una buona idea includerla in quel brano.
Riguardo la seconda parte della domanda penso che gli Another Day, se solo avessero avuto un po' più di fortuna, avrebbero potuto raggiungere livelli molto alti. C'erano tutti i presupposti: capacità tecniche, estro compositivo, voglia di farcela….

Una sera - forse dell'anno scorso - un mio amico venne a trovarmi per farmi conoscere una nuova band e mi fece ascoltare il suo interessante promo. Era il vostro "Secession Makes Post-Modern Music", una release indubbiamente sopra la media che però - vuoi anche per la partecipazione dei fratelli Orlando - ha portato molti recensori ad accomunarvi ai Novembre. Vi ha dato fastidio questo paragone?
Marco:
No, non mi ha dato particolarmente fastidio. In fin dei conti i Novembre sono stati un punto di riferimento per molti gruppi qui a Roma. Sono degli ottimi musicisti e soprattutto hanno insegnato a tutti quali risultati è possibile raggiungere attraverso la perseveranza. Quello che non riesco a capire è come si possa dire che chitarre riverberate, atmosfere soffuse e un certo lirismo siano esclusivo appannaggio di certe band avantgarde metal. Io invece ho sempre pensato che se c'è qualcuno a cui è necessario riferirsi per formulare un paragone con la nostra musica, quel qualcuno sono i grandi gruppi wave del passato: Cure, U2, Japan, Bauhaus, Fields of Nephilim, Smiths, Duran Duran. In fin dei conti sono loro ad aver sperimentato per primi certe sonorità. Non certo gli Anathema, i Katatonia o gli stessi Novembre…

Pur amando in modo viscerale il vostro promo 2000 non mi sarei mai aspettato da parte vostra una simile maturazione. "Undressed Momento" è indubbiamente uno dei migliori dischi di questo primo semestre 2003. Come nasce il vostro debutto?
Marco:
"Undressed Momento" è il risultato di molti mesi di lavoro. Una parentesi di tempo lunga quasi un anno e mezzo in cui non abbiamo fatto altro che provare, arrangiare, limare i brani che poi sono finiti sull'album. Questo periodo di preparazione è stato coronato, a partire dal Luglio 2002, dalle registrazioni che hanno rappresentato dunque l'acme delle le nostre emozioni, ansie, preoccupazioni, gioie. Sono state settimane splendide dove si è riso molto ma ci si è anche disperati tanto. Registrare un full-lenght cd è una cosa veramente sfiancante sia dal punto di vista fisico che mentale. E' un'esperienza però che fa maturare e ti fa capire molte cose su te stesso, gli altri e il tuo modo di fare musica.

La decisione di abbandonare le scream vocals è nata in studio oppure già al momento della loro stesura i pezzi non prevedevano l`inserimento di un cantato più aggressivo, drammatico e forse inadatto al mood del disco?
Marco:
Nessun pezzo dei Klimt 1918 ha mai previsto l'inserimento di scream vocals. Lìunica volta che abbiamo usato questo stile vocale è stato per "Swallow's Supremacy" un brano incluso nel nostro demo che venne gentilmente interpretato da Carmelo Orlando dei Novembre. Si trattò di un vera e propria improvvisazione nata in un modo assai casuale.

La vostra proposta viene definita "post-modern music". Se dovessi descrivere la vostra musica direi che potrebbe essere identificata con una soffice e romantica carezza capace di penetrare l'animo. Sei d'accordo?
Marco:
Be' a dire la verità non sono molto incline a formulare una definizione della mia musica. L'aggettivo postmoderno si confà parecchio ai Klimt 1918 proprio perché il postmodernismo sancisce la fine dei concetti puri nell`arte esaltando l'ibridazione, la transculturalità, il gusto della celebrazione attraverso la citazione. Noi in effetti non siamo né metal, né rock, né wave, né tanto meno dark ma la nostra musica contiene in parte ognuna di queste influenze. La stessa eterogeneità la trovo nei commenti della gente: qualcuno evidenzia i nostri tratti più romantici e soffici, altri invece esaltano di più la nostra vena elettrica. Credo si tratti di un fatto molto soggettivo.

Undressed Momento" è un disco che pur addentrandosi in territori metal sembra volersene distaccare. Tuttavia è consolidato che una band con un background metal riesce difficilmente a sdoganare e se dovesse perdere il bacino di utenza metal rischierebbe il fallimento commerciale. Voi proseguirete la vostra evoluzione non curanti di questo fatto?
Marco:
L'evoluzione non dovrebbe mai rappresentare l'annullamento completo delle proprie influenze. Non apprezzo quei gruppi che un bel giorno decidono di rinnegare completamente il loro passato per avventurarsi in qualcosa di rivoluzionario. La loro attitudine non è poi tanto diversa da quella della gente che suona thrash metal tutta la vita riempendosi la bocca di discorsi sulla coerenza e la tradizione. Invece secondo me si risulta coerenti solo cercando di essere transculturali: far sì che le identità cadano e che nuove sonorità nascano dall'ibridazione. Come ho già detto siamo in piena epoca postmoderna, quindi le band possono sperare di risultare innovative solo rendendo i loro sound permeabili.
Paradossalmente le band che hanno fatto del postmodernismo musicale, quando fanno marcia indietro e decidono di saltare definitivamente lo steccato vanno in contro a colossali buchi nell'acqua. Prendi gli Anathema per esempio. La loro forza era quella di far convivere nel loro sound due anime distinte: rabbia e profondo lirismo. Quando hanno deciso di fare il definitivo salto verso l`alternative music hanno perso la loro non-identità. L'hanno persa acquistandone un'altra, dimenticandosi del carattere violento e disperato del loro sound che li rendeva unici. Hanno fallito non perché sono diventati più commerciali, o più melodici, ma perché hanno scelto da che parte stare.
Gruppi invece come Katatonia risultano molto più coerenti e progressivi perché continuano a correre sul filo di lana, senza per questo rinunciare alla sperimentazione. Spero che anche i Klimt 1918 possano continuare a scrivere buona musica senza cedere alla tentazione di schierarsi.

Tra le vostre influenze vi sono elencati gruppi molto distanti tra loro. Quanto è importante ascoltare musica senza paraocchi?
Marco:
Ascoltare molta musica è come leggere molti libri: chi lo fa ha una capacità sincretica superiore e soprattutto vive meglio, senza cadere nella patetica religione dell'appartenenza. Se poi sei un musicista, allora avere degli ascolti diversificati diventa addirittura indispensabile. Suonare senza conoscere tanta musica è come pretendere di scrivere un libro senza averne mai letto uno.

Purtroppo nella copia promozionale non sono allegati i testi. Di cosa amate parlare nelle vostre canzoni e quanto sono importanti le lyrics per la vostra band?
Marco:
Rosi Braidotti, criticando il Marxismo intransigente che non accettava nessun'altra rappresentazione artistica al di fuori di quello che sarebbe stato chiamato più tardi 'realismo socialista', parlò per la prima volta del privato come componente essenziale del politico. "Nell'intimità dei nudi momenti si può cercare l'interpretazione del mondo" amava ripetere.
I testi di "Undressed Momento" sono dunque frammenti di vita vissuta che in virtù del loro carattere privato ed esoterico fungono da trampolino all'empatia, alla comprensione del politico.

Sul nostro forum si è parlato (non so se a sproposito) di una vostra presunta frase rivolta alla memoria di Carlo Giuliani. Penso che chiunque abbia un cuore non possa che essere addolorato dalla morte di un ragazzo, ma non voglio stare qui a disquisire se la sua uccisione sia stata legittima o meno. Voglio invece analizzare la strumentalizzazione che è stata fatta della sua morte. Non credi che quel ragazzo oggi rappresenti qualcosa che non corrisponde alla sua realtà?
Marco:
Dipende da che cosa intendi per strumentalizzazione. Se la strumentalizzazione è quella che ne hanno fatto cattodemocratici e patetici faccendieri ulivisti per leggittimare le loro diatribe contro il regime (intanto il piano della pubblica sicurezza stanziato per G8 è stata opera dell'infame Bianco, ex-Ministro degli Interni del governo del rimpasto, non Scajola) allora ti dò pienamente ragione. Se la strumentalizzazione invece è quella dei gruppi antagonisti che hanno visto in Carlo un simbolo importante della lotta dal basso, del diritto a manifestare contro le prese di posizione di chi decide che una città debba essere blindata e divisa da una zona rossa, allora non posso che essere in disaccordo. Quel 21 Luglio ho visto con i miei occhi un manipolo di servi del potere massacrare gente venuta da tutto il mondo per far sentire la propria voce. Ho subito un'aggressione, ho visto oltraggiati i miei diritti, ho penato una crisi respiratoria che ha avuto strascichi lunghi dei mesi.
Non parlatemi di strumentalizzazione, vi prego.

Veniamo ora al vostro monicker. Perché avete deciso di affiancare al nome del famoso pittore austriaco lìanno della sua morte?
Marco:
Perché il 1918 è stato un anno davvero incredibile: finisce la prima guerra mondiale e con lei, secondo molti termina anche lìOttocento che si è protratto, secondo Hobsbavn, fino a questo anno. Muore Klimt che ha rappresentato più di tutti la Secessione Viennese, il passaggio epocale tra decorativismo Ottocentesco ed espressionismo. Nasce la civiltà post industriale, si pongono le basi per il post modernismo.
Il 1918 è il Finis Austria del mondo occidentale. Rappresenta l`elegia del vecchio che muore e l'entusiasmo nuovo che arriva. La musica dei Klimt 1918 incarna molto di queste suggestioni. Canzoni delle macerie e del dopo guerra, pregne di vitalità, nostalgia e tanta speranza.

Gustav Klimt fu uno dei fondatori della secessione viennese, un movimento artistico che voleva distaccarsi dall`arte ufficiale. I Klimt 1918 possono essere visti come la sua incarnazione musicale, poiché voi volete prendere le distanze dal metal per affermare un nuovo stile musicale?
Marco:
Certamente, ci sentiamo un po' secessionisti, anche se noi, a differenza dei nostri coetanei nati un secolo fa non abbiamo più nulla da cui allontanarci. Noi siamo decisamente 1918, ovvero post secessionisti. Siamo figli di una cultura industriale che ha smaterializzato le avanguardie come i concetti puri.
Come diceva James Clifford "I frutti puri impazziscono". Quello che rimane è postmodernismo.

Proprio a causa del vostro monicker mi sarei aspettato una copertina a mosaico in modo da rendere omaggio al pittore austriaco, che amava moltissimo questa tecnica, invece…
Marco:
Sarebbe stato fin troppo prevedibile. Klimt per noi rimane soprattutto un simbolo.

Tra qualche settimana suonerete dal vivo a Roma, avete già testato la vostra band on stage? Che spettacolo dobbiamo aspettarci dai Klimt 1918?
Marco:
Niente di particolare. Solo quattro ragazzi truccati e gioiosamente new romantic in un locale dove faranno 40 gradi, se siamo fortunati. Il trucco si scioglierà e il mascara ci darà un aspetto da battone sudate dopo una serata di lavoro extra nella Roma d`Agosto.

Ho cercato un vostro sito, ma non ho trovato nulla, possibile?
Marco:
www.klimt1918.com
Non è ancora pronto ma, state tranquilli, per il 28 Giugno sarà on-line.

Infine chiudiamo l'intervista con una considerazione leggera. Ascoltando la vostra intro ho avuto la certezza: possibile che gli accendini non si accendano mai al primo colpo?
Marco:
Non potrei essere più d'accordo.

Klimt 1918 - Brescia, La Sfinge, 07/04/2007 - Live report tratto da Kronic
ed intervista del 2008!