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Quando esce un disco italiano è
sempre latente il pericolo di una sua sopravvalutazione dettata da ragioni
meramente di stampo "nazionalistico". Spesso bands "nostrane", accuratamente
osannate dai media italici, si sono rilevate delle autentiche bufale. Questo
non e` il caso dei romani Klimt 1918, band dalla classe cristallina, poiché
"Undressed Momento" è un disco vero, completo, sorprendentemente ispirato e
maturo per essere stato realizzato da una band al suo debutto discografico.
Da una costola degli Another
Day è nata una nuova sorprendente band. Quanto c`è della vostra vecchia band
nella proposta musicale dei Klimt 1918? Pensi che con gli Another Day
sareste riusciti a raggiungere i picchi qualitativi contenuti in "Undressed
Momento"?
Marco: C`è molto degli Another Day nella musica dei Klimt
1918. Non potrebbe essere altrimenti considerando che sono stati una delle
esperienze più importanti della mia vita di musicista. Pensa che in "Pale
Song", c`è una linea vocale originariamente comparsa su "Fireworks outside",
la suite di 26 minuti che componeva l`omonimo minicd della band mai dato
alle stampe. Era talmente bella che ho pensato sarebbe stata una buona idea
includerla in quel brano.
Riguardo la seconda parte della domanda penso che gli Another Day, se solo
avessero avuto un po` più di fortuna, avrebbero potuto raggiungere livelli
molto alti. C`erano tutti i presupposti: capacità tecniche, estro
compositivo, voglia di farcela….
Una sera - forse dell`anno scorso - un mio amico venne a trovarmi per
farmi conoscere una nuova band e mi fece ascoltare il suo interessante promo.
Era il vostro "Secession Makes Post-Modern Music", una release indubbiamente
sopra la media che però - vuoi anche per la partecipazione dei fratelli
Orlando - ha portato molti recensori ad accomunarvi ai Novembre. Vi ha dato
fastidio questo paragone?
Marco:
No, non mi ha dato particolarmente fastidio. In fin dei conti i Novembre
sono stati un punto di riferimento per molti gruppi qui a Roma. Sono degli
ottimi musicisti e soprattutto hanno insegnato a tutti quali risultati è
possibile raggiungere attraverso la perseveranza. Quello che non riesco a
capire è come si possa dire che chitarre riverberate, atmosfere soffuse e un
certo lirismo siano esclusivo appannaggio di certe band avantgarde metal. Io
invece ho sempre pensato che se c`è qualcuno a cui è necessario riferirsi
per formulare un paragone con la nostra musica, quel qualcuno sono i grandi
gruppi wave del passato: Cure, U2, Japan, Bauhaus, Fields of Nephilim,
Smiths, Duran Duran. In fin dei conti sono loro ad aver sperimentato per
primi certe sonorità. Non certo gli Anathema, i Katatonia o gli stessi
Novembre…
Pur amando in modo viscerale il vostro promo 2000 non mi sarei mai
aspettato da parte vostra una simile maturazione. "Undressed Momento" è
indubbiamente uno dei migliori dischi di questo primo semestre 2003. Come
nasce il vostro debutto?
Marco:
"Undressed Momento" è il risultato di molti mesi di lavoro. Una
parentesi di tempo lunga quasi un anno e mezzo in cui non abbiamo fatto
altro che provare, arrangiare, limare i brani che poi sono finiti sull`album.
Questo periodo di preparazione è stato coronato, a partire dal Luglio 2002,
dalle registrazioni che hanno rappresentato dunque l`acme delle le nostre
emozioni, ansie, preoccupazioni, gioie. Sono state settimane splendide dove
si è riso molto ma ci si è anche disperati tanto. Registrare un full-lenght
cd è una cosa veramente sfiancante sia dal punto di vista fisico che
mentale. E` un`esperienza però che fa maturare e ti fa capire molte cose su
te stesso, gli altri e il tuo modo di fare musica.
La decisione di abbandonare le scream vocals è nata in studio oppure già
al momento della loro stesura i pezzi non prevedevano l`inserimento di un
cantato più aggressivo, drammatico e forse inadatto al mood del disco?
Marco:
Nessun pezzo dei Klimt 1918 ha mai previsto l`inserimento di scream
vocals. L`unica volta che abbiamo usato questo stile vocale è stato per "Swallow`s
Supremacy" un brano incluso nel nostro demo che venne gentilmente
interpretato da Carmelo Orlando dei Novembre. Si trattò di un vera e propria
improvvisazione nata in un modo assai casuale.
La vostra proposta viene definita "post modern music". Se dovessi
descrivere la vostra musica direi che potrebbe essere identificata con una
soffice e romantica carezza capace di penetrare l`animo. Sei d`accordo?
Marco:
Be` a dire la verità non sono molto incline a formulare una definizione
della mia musica. L`aggettivo postmoderno si confà parecchio ai Klimt 1918
proprio perché il postmodernismo sancisce la fine dei concetti puri
nell`arte esaltando l`ibridazione, la transculturalità, il gusto della
celebrazione attraverso la citazione. Noi in effetti non siamo né metal, né
rock, né wave, né tanto meno dark ma la nostra musica contiene in parte
ognuna di queste influenze. La stessa eterogeneità la trovo nei commenti
della gente: qualcuno evidenzia i nostri tratti più romantici e soffici,
altri invece esaltano di più la nostra vena elettrica. Credo si tratti di un
fatto molto soggettivo.
Undressed Momento" è un disco che pur addentrandosi in territori metal
sembra volersene distaccare. Tuttavia è consolidato che una band con un
background metal riesce difficilmente a sdoganare e se dovesse perdere il
bacino di utenza metal rischierebbe il fallimento commerciale. Voi
proseguirete la vostra evoluzione non curanti di questo fatto?
Marco:
L`evoluzione non dovrebbe mai rappresentare l`annullamento completo
delle proprie influenze. Non apprezzo quei gruppi che un bel giorno decidono
di rinnegare completamente il loro passato per avventurarsi in qualcosa di
rivoluzionario. La loro attitudine non è poi tanto diversa da quella della
gente che suona thrash metal tutta la vita riempendosi la bocca di discorsi
sulla coerenza e la tradizione. Invece secondo me si risulta coerenti solo
cercando di essere transculturali: far sì che le identità cadano e che nuove
sonorità nascano dall`ibridazione. Come ho già detto siamo in piena epoca
postmoderna, quindi le band possono sperare di risultare innovative solo
rendendo i loro sound permeabili.
Paradossalmente le band che hanno fatto del postmodernismo musicale, quando
fanno marcia indietro e decidono di saltare definitivamente lo steccato
vanno in contro a colossali buchi nell`acqua. Prendi gli Anathema per
esempio. La loro forza era quella di far convivere nel loro sound due anime
distinte: rabbia e profondo lirismo. Quando hanno deciso di fare il
definitivo salto verso l`alternative music hanno perso la loro non-identità.
L`hanno persa acquistandone un`altra, dimenticandosi del carattere violento
e disperato del loro sound che li rendeva unici. Hanno fallito non perché
sono diventati più commerciali, o più melodici, ma perché hanno scelto da
che parte stare.
Gruppi invece come Katatonia risultano molto più coerenti e progressivi
perché continuano a correre sul filo di lana, senza per questo rinunciare
alla sperimentazione. Spero che anche i Klimt 1918 possano continuare a
scrivere buona musica senza cedere alla tentazione di schierarsi.
Tra le vostre influenze vi sono elencati gruppi molto distanti tra loro.
Quanto è importante ascoltare musica senza paraocchi?
Marco:
Ascoltare molta musica è come leggere molti libri: chi lo fa ha una
capacità sincretica superiore e soprattutto vive meglio, senza cadere nella
patetica religione dell`appartenenza. Se poi sei un musicista, allora avere
degli ascolti diversificati diventa addirittura indispensabile. Suonare
senza conoscere tanta musica è come pretendere di scrivere un libro senza
averne mai letto uno.
Purtroppo nella copia promozionale non sono allegati i testi. Di cosa
amate parlare nelle vostre canzoni e quanto sono importanti le lyrics per la
vostra band?
Marco:
Rosi Braidotti, criticando il Marxismo intransigente che non accettava
nessun`altra rappresentazione artistica al di fuori di quello che sarebbe
stato chiamato più tardi "realismo socialista", parlò per la prima volta del
privato come componente essenziale del politico. "Nell`intimità dei nudi
momenti si può cercare l`interpretazione del mondo" amava ripetere.
I testi di "Undressed Momento" sono dunque frammenti di vita vissuta che in
virtù del loro carattere privato ed esoterico fungono da trampolino
all`empatia, alla comprensione del politico.
Sul nostro forum si è parlato (non so se a sproposito) di una vostra
presunta frase rivolta alla memoria di Carlo Giuliani. Penso che chiunque
abbia un cuore non possa che essere addolorato dalla morte di un ragazzo, ma
non voglio stare qui a disquisire se la sua uccisione sia stata legittima o
meno. Voglio invece analizzare la strumentalizzazione che è stata fatta
della sua morte. Non credi che quel ragazzo oggi rappresenti qualcosa che
non corrisponde alla sua realtà?
Marco:
Dipende da che cosa intendi per strumentalizzazione. Se la
strumentalizzazione è quella che ne hanno fatto cattodemocratici e patetici
faccendieri ulivisti per leggittimare le loro diatribe contro il regime
(intanto il piano della pubblica sicurezza stanziato per G8 è stata opera
dell`infame Bianco, ex-Ministro degli Interni del governo del rimpasto, non
Scajola) allora ti do pienamente ragione. Se la strumentalizzazione invece è
quella dei gruppi antagonisti che hanno visto in Carlo un simbolo importante
della lotta dal basso, del diritto a manifestare contro le prese di
posizione di chi decide che una città debba essere blindata e divisa da una
zona rossa, allora non posso che essere in disaccordo. Quel 21 luglio ho
visto con i miei occhi un manipolo di servi del potere massacrare gente
venuta da tutto il mondo per far sentire la propria voce. Ho subito
un`aggressione, ho visto oltraggiati i miei diritti, ho penato una crisi
respiratoria che ha avuto strascichi lunghi dei mesi.
Non parlatemi di strumentalizzazione, vi prego.
Veniamo ora al vostro monicker. Perché avete deciso di affiancare al nome
del famoso pittore austriaco l`anno della sua morte?
Marco:
Perché il 1918 è stato un anno davvero incredibile: finisce la prima
guerra mondiale e con lei, secondo molti termina anche l`ottocento che si è
protratto, secondo Hobsbavn, fino a questo anno. Muore Klimt che ha
rappresentato più di tutti la Secessione Viennese, il passaggio epocale tra
decorativismo Ottocentesco ed espressionismo. Nasce la civiltà post
industriale, si pongono le basi per il post modernismo.
Il 1918 è il Finis Austria del mondo occidentale. Rappresenta l`elegia del
vecchio che muore e l`entusiasmo nuovo che arriva. La musica dei Klimt 1918
incarna molto di queste suggestioni. Canzoni delle macerie e del dopo
guerra, pregne di vitalità, nostalgia e tanta speranza.
Gustav Klimt fu uno dei fondatori della secessione viennese, un movimento
artistico che voleva distaccarsi dall`arte ufficiale. I Klimt 1918 possono
essere visti come la sua incarnazione musicale, poiché voi volete prendere
le distanze dal metal per affermare un nuovo stile musicale?
Marco:
Certamente, ci sentiamo un po` secessionisti, anche se noi, a differenza
dei nostri coetanei nati un secolo fa non abbiamo più nulla da cui
allontanarci. Noi siamo decisamente 1918, ovvero post secessionisti. Siamo
figli di una cultura industriale che ha smaterializzato le avanguardie come
i concetti puri.
Come diceva James Clifford "I frutti puri impazziscono". Quello che rimane è
postmodernismo.
Proprio a causa del vostro monicker mi sarei aspettato una copertina a
mosaico in modo da rendere omaggio al pittore austriaco, che amava
moltissimo questa tecnica, invece…
Marco:
Sarebbe stato fin troppo prevedibile. Klimt per noi rimane soprattutto
un simbolo.
Tra qualche settimana suonerete dal vivo a Roma, avete già testato la
vostra band on stage? Che spettacolo dobbiamo aspettarci dai Klimt 1918?
Marco:
Niente di particolare. Solo quattro ragazzi truccati e gioiosamente new
romantic in un locale dove faranno 40 gradi, se siamo fortunati. Il trucco
si scioglierà e il mascara ci darà un aspetto da battone sudate dopo una
serata di lavoro extra nella Roma d`Agosto.
Ho cercato un vostro sito, ma non ho trovato nulla, possibile?
Marco:
www.klimt1918.com
Non è ancora pronto ma, state tranquilli, per il 28 Giugno sarà on-line.
Infine chiudiamo l`intervista con una considerazione leggera. Ascoltando
la vostra intro ho avuto la certezza: possibile che gli accendini non si
accendano mai al primo colpo?
Marco:
Non potrei essere più d`accordo. |