Klimt 1918 - 07/12/2005

Milano, Rainbow,
Dark Day Festival - VIII ed., pt. 1


tratto da Hardsounds - di Pierre Hound
 



Ottava edizione del Dark Day Festival, brillantemente organizzata dai ragazzi di The Shadow Realm e da Feronia (lo shop simbolo per tutto il movimento dark milanese). Per la prima tranche di questa ottava edizione, gli organizzatori hanno pensato bene di puntare su una proposta varia ed accattivante allo stesso tempo, chiamando a raccolta alcuni dei gruppi più apprezzati (emergenti e non) dei propri rispettivi ambiti nel grande calderone del filone oscuro.::: Dark Day Festival :::
A causa di svariati inconvenienti tecnici e logistici, purtroppo, la timetable dei gruppi vede una drastica rivoluzione, non in termini di ordine di apparizione quanto di tempi di esibizione.
Ad aprire le danze (ed è proprio il caso di usare tale vocabolo) sono i romani Dope Stars Inc. che con il proprio debutto
"://Neuromance", stanno mettendo a ferro e fuoco i dancefloor di mezza europa! Nonostante la brevità della loro esibizione i D.S.I. non deludono affatto le aspettative del pubblico riproponendo in modo impeccabile i classici del loro menzionato debutto, provocando l'atteso gran 'movimento' in sala. Da segnalare la grande grinta che i quattro romani sfoderano sul palco, dimostrando anche una enorme perizia strumentale a discapito di quanti credono che il dark-industrial-ebm (benché i D.S.I. propongano un genere che va oltre tale definizione, incorporando anche tracce punk-glam!) non sia musica 'suonata'. Convincente la prestazione di Victor Love (anche singer dei My Sixth Shadow) che con la sua interpretazione a volte ruvida a volte melodica, dona maggiore enfasi alle atmosfere sapientemente disegnate dal duo Alex Vega (anche axe-man dei Klimt 1918) alla chitarra e Grace Khold ai sintetizzatori. Peccato per la esiguità di tempo concesso alla band che, però, lascia lo stage con una promozione a pieni voti!
Il tempo di organizzare il cambio palco e Alex Vega torna on stage, questa volta nei panni di Alessandro Pace (anche se ancora con gli abiti di scena dei DSI), perché è il momento di cambiare atmosfere e di dare vita all'emozionale mondo dei
Klimt 1918. Il debutto in grande in quel di Milano non è, per i quattro romani, dei più fortunati a causa di alcuni problemi iniziali che ritardano l'inizio del loro show. Quando, però, tutto si risolve e comincia a 'parlare' la musica, si capisce subito che l'attesa (di questa sera e del tempo di ben 2 album rilasciati) trova immediatamente di che essere ripagata: le tristi melodie un po' retrò, tipiche dei Klimt, pervadono la sala introdotte da un dispaccio che annuncia il termine della guerra (tema del secondo full-lenght della band, "Dopoguerra"). E' superfluo dire che la prova musicale risulta maiuscola benché non priva di sbavature. A risentirne di più è, inizialmente, la voce di Marco Soellner, forse un po' emozionato in apertura. Una volta ingranata la marcia giusta, però, tutto torna al suo posto e dal palco inizia a pulsare il pathos che solo i Klimt 1918 sanno infondere. Emozioni in musica... un sapore agrodolce in grado di spedire l'animo umano indietro nel tempo, a visioni in bianco e nero, ad una vita d'altri tempi, vissuta e più genuina, che il mondo di oggi non conosce e mai lo farà! Visioni, sapori e sensazioni che svaniscono, ahimè, in un baleno quando, causa raggiunti limiti di tempo, la band è costretta a tagliare brutalmente metà scaletta e cedere il palco al prossimo gruppo in programma. Ragazzi, la prossima volta andrà meglio.
Un nuovo cambio di sonorità attende il folto pubblico del Rainbow di questa sera. Infatti, chiuso lo show dei Klimt 1918, direttamente dall'Inghilterra arrivano i
Nosferatu, seminale band figlia della seconda ondata di dark-wave che investì l'Europa, ed il Regno Unito in particolare, alla fine degli 80's e primi 90's. Come da tradizione della band, la stessa si presenta on stage con un piglio punk-essenzialista ed in formazione a 3 (chitarra, basso/voce e batteria, oltre a parti pre-registrate), la band di Louis Dewray & Damien DeVille propone la sua psichedelica visione della vita, allucinando buona parte degli astanti e facendoli cadere in malate danze macabre. A lungo andare, però, le cadenzate e monotone sonorità cupe della band inducono (e parlo basandomi su punto di vista e gusto strettamente personali) un po' di noia! Le canzoni, quasi tutte uguali, risentono di una certa stanchezza e portano con esse un certo sapore di vecchio, pur essendo ottime per annichilire il pubblico e donargli quel senso di oppressione che i seguaci di certo dark-gothic cercano. In definitiva, uno show apprezzato dai più ma sicuramente non tra i migliori della serata.
La conclusione del Dark Day di questo fine 2005 spetta ad un headliner di tutto rilievo, pur se non scevro di aspetti contrastanti. Direttamente dalle lande norvegesi e per un'unica data italiana, arriva l'istrionico Andy LaPlegua, non con i largamente noti Icon Of Coil, ma con la sua creatura più malvagia, ossia quei Combichrist, a tutti gli effetti una one-man-band nelle intenzioni di Andy, atta a sfogare le tendenze più estreme dello stesso. Senza tanti fronzoli Andy invade il palco e comincia a vomitare sul pubblico tutta la rabbia del suo industrial-ebm violento e disarmonico e coadiuvato dal solo accompagnamento dei sintetizzatori. Impressionante è il vedere un solo uomo generare una tale mole di violenza sonora, far muovere tanta gente in sfrenate danze isteriche ed epilettiche e a non farsi bastare il pur ampio palco del Rainbow, arrivando a scendere tra la folla e continuare tra questa il suo scellerato progetto distruttivo. Seppur ostica, la proposta di Andy in veste Combichrist, risulta dal vivo più fruibile ed 'utilizzabile', soprattutto da parte di certe frange di fanatici di musica techno e di frequentatori di dancefloor più 'spinti', che in occasioni come queste non possono che trovare il loro giusto appagamento.
Al termine della 'dura' esibizione di Andy è il tempo dei bilanci; questi, nonostante gli inconvenienti iniziali, non possono che essere più che positivi: musica varia e di buona qualità, contorno ricco di approfondimenti con la possibilità di acquistare dischi e accessori per la moda, buon intrattenimento extra musicale a cura di Feronia
, tanta bella gente che pacificamente si è presa il tempo per divertirsi un po'... insomma, una serata da ricordare piacevolmente e che attendiamo quanto prima di poter rivivere in una nuova edizione del Dark Day milanese.

Visita direttamente la sezione 'Live Report' di Hardsounds,
per vedere qualche foto dal vivo dei Klimt 1918 durante questo concerto...

::: http://www.hardsounds.it :::

... e vedi le foto di Nutshell del Dark Day Fest. nella sezione Pictures!

Leggi anche le recensioni di  "Undressed Momento" e di "Dopoguerra" tratte da Hardsounds!