Springtime Fest. - 09/05/2004
Sesto S. Giovanni (Milano), Indian's Saloon
con Node † Klimt 1918 † Edenshade † Gory Blister † Lifend

Recensione tratta da Metal Inside.it - di Max & Leo


In un caldo pomeriggio primaverile ci rechiamo all'Indian's Saloon di Bresso per assistere ad un interessante festival, comprendente alcune delle più interessanti bands tricolori.
Dopo un breve giro tra gli stand presenti, ed ingurgitata una pizza a placare la fame, ci troviamo ad assistere all'apertura delle danze per opera dei meneghini Lifend, fautori di un metal con influenze gothic, alcuni riffs svedesi melodici ed un doppio cantato in growls (del chitarrista e del bassista) in contrasto alla voce pulita della cantante Sara (un po' 'Scabbieggiante' nelle movenze on stage).
L'inizio dell'esibizione è minato da un volume della voce femminile eccessivamente basso, che non rende giustizia all'alternanza sopracitata; dopo pochi istanti la situazione migliora e le composizioni ne guadagnano. Tra le canzoni proposte troviamo "Absence", "Blood Red Pain" e "Memorie" che permettono al gruppo di fare una discreta figura. (Voto: 6.5)

Passano una ventina di minuti salgono sul palco i Gory Blister  gruppo attivo sin dai primi anni '90 e che non ha mai raccolto quanto meritato, per problemi di vario tipo.
Il genere proposto è un death metal tecnico sul quale aleggia lo spirito del grande Chuck Shuldiner; la prestazione dei nostri è precisa e potente, aiutati anche da dei suoni più che discreti. La tenuta di palco è buona, a partire da uno scatenato Adry che corre e si dimena sul palco come un forsennato, oltre a fornire una prestazione canora di tutto rispetto. Tra i pezzi eseguiti troviamo la title track del full-lenght "Art bleeds", "As blood moves" e "Comet…". Negli ultimi due pezzi proposti nella set-list sale on stage anche il vecchio cantante Domenico, che dà vita ad un duetto ferale con il frontman attuale, a suggellare una prestazione realmente convincente che suscita applausi scroscianti di tutti i presenti. (Voto: 8).

E' il turno degli Edenshade provenienti dalle Marche, autori di un metal che spazia da parti più pesanti ad altre leggermente più elettroniche e moderniste, che riportano alla mente un certo nu-metal. Il gruppo parte con una cover dei Metallica di "Blackened" resa in maniera abbastanza fedele, soprattutto per quanto riguarda le vocals; tra i restanti pezzi troviamo "The Inconstancy of April", "Stigma.9" e "Unreasonable Heartbeating Diminuendo" tratti dal debut album "Ceramic placebo for a faintheart". In questa serata il gruppo presenta agli accorsi il nuovo tastierista. La prestazione è stata molto altalenante, si va da certi frangenti melodici abbastanza riusciti, a delle parti più pesanti dove i passi in avanti da fare sono evidenti; i nostri tendono a voler strafare, inserendo troppi elementi nello stesso pezzo, cercando a tutti i costi l'originalità; inoltre hanno avuto qualche problemino tecnico. (Voto:5)

A seguire è il turno di un'altra band proveniente dalla capitale, i Klimt 1918 autori di un disco d'esordio acclamato. L'opener  è uno degli episodi più belli del debut, "That Girl," resa in maniera fedele. Il combo è desideroso di ben figurare di fronte al pubblico presente, il cantato di Marco è caldo e coinvolgente accompagnato da una prova strumentale di tutto rispetto. il concerto prosegue con "Pale Song", "We don't need no music"; a questo punto trova collocazione un pezzo estratto dalla nuova fatica "Dopoguerra" che sarà registrato a Settembre. Il nuovo pezzo è abbastanza dinamico nella parte iniziale, mentre in quella centrale trova spazio un segmento arpeggiato (che mi ha ricordato lontanamente certe cose degli U2; nda Max) dall'atmosfera sognante e termina nuovamente com'era cominciato con un incremento del ritmo. Dopo è eseguita "If only you could see me now" e per chiusura una cover di "By this river" di Brian Eno. (Voto: 8)

Siamo agli headliners della serata, i Node che dopo l'introduzione di "Star Wars" partono in quarta con "Outpost" e "WeakneSSphere" dall'ultimo "Das Kapital". La prestazione è energica e potente, e la tenuta del palco è ottima, maturata in anni di concerti; il drumming di Marco Di Salvia è tecnico e preciso, come anche tutta la sezione ritmica, anche se dei suoni di chitarra forse troppo bassi hanno lievemente penalizzato il combo milanese. Lo spettacolo è  incentrato sull'ultima fatica della band, dalla quale oltre agli episodi sopracitati emergono anche la title-track, "Twenties", "Few words again" e "War goes on"; dal precedente "Sweatshop", i classici "History seeds" e "Jerry Mander" più "Thanatophobia" e "Sacristan' scorn towards water" ed addirittura episodi da "Technical Chrime" come "Ask" e "As god will". In aggiunta al lotto sopracitato è stata eseguita anche la cover di "Territory" dei Sepultura.Il pubblico reagisce bene alla proposta dei nostri, soprattutto alle innumerevoli sollecitazioni che il chitarrista Gary D'Eramo rivolge ad esso, incitando a cori ed urla. Lo scatenato chitarrista si trova persino a jammare con il batterista Di Salvia, sotto lo sguardo stupito del singer Daniel a concerto praticamente finito tra gli applausi di tutti. (Voto: 8)

Unica nota negativa la solita scarsa affluenza di pubblico, che non ha premiato a dovere lo sforzo organizzativo sostenuto da Metalitalia e Haternal, andando magari a precludere altre ottime iniziative come questa. 


Il mio live report sullo 'Springtime Fest.' qui
Il Live Report tratto da Metalitalia
e quello scritto da Stefano