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Così amano definirsi i
romani Klimt 1918, che tornano dal vivo nel Nord Italia dopo oltre un
anno. L'ultima volta fu in occasione del Dark Day Festival, nel
Dicembre
2005 al Rainbow di Milano, dove la band suonò una mezz'ora scarsa nel
pomeriggio. Ma per il sottoscritto l'attesa è durata ben di più,
precisamente dallo Springtime Fest. di
quasi tre anni fa, quando condivisero il palco dell'Indian's Saloon di Bresso (Milano) con Node,
Edenshade e Gory Blister.
Quindi, se da un lato bisogna fustigare a dovere i promoters nostrani,
colpevoli di aver trascurato del tutto una delle nostre realtà Rock più
interessanti, dall'altro è essenziale lodare la diplomazia della
Black Dahlia, agenzia milanese che ha procurato ai Klimt le due date dello
scorso 6 e 7 Aprile, rispettivamente presso il
MotoRockAs di Mozzate (Como)
e La Sfinge di Brescia. Ma le fanciulle a capo della Dalia Nera hanno
anche giustamente inserito nel bill alcuni dei gruppi del proprio rooster:
ed è evidente come l'Hard & Heavy Metal dei
Sovversivo (un monicker che la
band si porta dietro sin dalle origini, quando ancora non aveva cominciato
a cimentarsi su composizioni originali), ancora abbastanza derivativo, sia
surclassato dalle strutture ben più personali degli
Sleep of Thetis, nome
che sarebbe sbagliato ed ingiusto associare comodamente al prezzemolino
Lacuna Coil. Eppure le recensioni kroniche dei loro due lavori in studio
li considerano entrambe pronti a spiccare il volo, oggi come cinque anni
fa. Qualcosa non funziona a dovere quindi, ed è essenzialmente l'immagine
della band, praticamente inesistente. Una solida base musicale non manca,
serve piuttosto un paio d'ali promozionali che assicurino stabilità anche
ad alta quota. Una volta raggiunta, ovviamente.
I Klimt 1918 hanno invece bisogno di presentazione? A chi ancora non li
conosce, basti sapere che il quartetto che ad oggi ha pubblicato i due
album "Undressed Momento" (2003) e "Dopoguerra" (2005) ha subito una
drastica metamorfosi, che ha trasformato dei giovani appassionati di
sonorità scandinave, progressive e Doom/Death dei primi anni '90 in autori
sempre più attenti alla forma-canzone ed alle emozioni che è possibile
comprimere in essa. Non solo: ciò che li rende davvero unici è il
substrato culturale alla base dei testi delle canzoni, in pratica uno dei
rari casi in cui non è possibile prescindere dal contenuto lirico dei
brani.
Concluse le strette di mano, passiamo alla musica. Si nota sin dai primi
passi mossi all'interno del MotoRockAs di Mozzate che il locale comasco,
nascosto al secondo piano di un centro commerciale, è nato come semplice
Metal pub, in cui è stato installato un pezzo di legno chiamato 'palco'.
Vi basti sapere che quando "That girl" ha inaugurato lo show mi sono
sinceramente chiesto se tre lunghi anni di attesa non fossero trascorsi
invano. L'acustica ha lasciato in generale alquanto a desiderare, e ciò
che ha fondamentalmente salvato la serata, nonché spinto alcuni
sostenitori verso le pianure bresciane il giorno successivo, sono stati
quei brividi, quelle emozioni che chi ascolta i Klimt 1918 conosce bene, e
che si è visto amplificati dal vivo. La scaletta ha compreso l'intero
"Dopoguerra", con l'eccezione di "Lomo" ed alcuni Momenti Spogli – "That girl",
"Parade of adolescence" e "Pale song" – impreziositi da due nuove
canzoni, che proseguono la ricerca di quella sorta di 'linea melodica ideale' avviata in
"Dopoguerra".
Varcate le soglie de La Sfinge intorno alle 22:00 – i Klimt avrebbero
incominciato a suonare solo verso l'una di notte! – il timore è che i
tavoli che trattengono il pubblico seduto durante le prime esibizioni e
gli ampi spazi smorzino l'intensità di un concerto che finalmente può
godere di un'equalizzazione degna di tal nome. Quelle 40-50 persone che
infatti si trovavano lì apposta per loro hanno cominciato a disporsi
intorno al palco, e probabilmente anche la band ne ha guadagnato in
sicurezza. Al cantante/chitarrista Marco Soellner mancava quell'eleganza
puramente legata all'abbigliamento dei vecchi tempi, aspetto che
fortunatamente esula del tutto dall'impatto soprattutto emotivo che certe
canzoni hanno suscitato, in particolare le conclusive "Sleepwalk in Rome"
e "They were wed by the sea". Chiamatele pure 'affinità elettive', ma pare
che la recente sostituzione alla chitarra del defezionario Alessandro -
che da tempo si divideva tra i Klimt e la sua band attuale, i
Dope Stars
Inc. - con l'amico di vecchia data Francesco Conte abbia fatto soltanto
bene alla musica del gruppo, alla luce del suo ragguardevole lavoro sulle
sei corde, che va ad impreziosire quanto già brillava su disco. Infine, ha
fatto piacere notare diverse persone cantare durante il concerto, e
saccheggiare il merchandise ufficiale al termine dello stesso: i proventi
andranno a finanziare il missaggio del prossimo disco, attualmente
previsto per la fine dellìanno in corso. Riusciranno i nostri eroi a non
deluderci nemmeno stavolta? Domanda puramente retorica!
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