Klimt1918 - 12/12/2008

Zoe Club, Milano


tratto dal blog di Stefano Bartolotta
 


::: Klimt 1918 - Live @ Zoe Club, Milano, 12/12/2008 :::Quando si va a vedere un gruppo per la prima volta dopo anni che lo apprezzi  ascoltandone i dischi, i timori di una delusione si fanno sentire più del solito; almeno per me è così. Era l'Aprile del 2005 quando una conoscenza di internet mi faceva il nome dei Klimt e mi passava un paio di mp3 per convincermi a comprare ''Dopoguerra'', in uscita proprio il 25 Aprile. Mi sono fidato e non smetterò mai di ringraziare quel ragazzo per il consiglio. Passa diverso tempo e non sento più il nome del gruppo, ma ogni tanto ''Dopoguerra'' lo tiro fuori e ogni volta mi dà la stessa emozione della prima, come solo i veri capolavori sanno fare. Solo qualche mese fa, a ormai 3 anni di distanza, scopro che sono tornati, e di colpo ho l'onore di intervistare Marco Soellner al telefono, di vedere accontentata la mia richiesta di ricevere il promo dell'album nuovo nel formato musicassetta (che sensazione indescrivibile togliere il cellophane da una musicassetta nuova nel 2008), di recensire detto album, e soprattutto di rendermi conto che il percorso artistico intrapreso dal gruppo è davvero di spessore. Mancava solo la performance dal vivo per completare il quadro, ed il terrore che tutte le buone impressioni ricavate dall'ascolto dei dischi e dalla chiacchierata con Marco si rivelassero soltanto un castello di carta alla prova del palco c'era, inutile negarlo.
Lo Zoe si presenta ai miei occhi piuttosto rinnovato rispetto a quando c'ero stato anni prima. Soprattutto il palco può finalmente definirsi tale, e non mi sorprende che negli ultimi tempi sempre più gruppi stiano passando dal club di Piazza Anita Garibaldi. Ero anche curioso di rendermi conto quanti fans i Klimt1918 potessero avere qui a Milano, e quando la band fa il suo ingresso sul palco, la presenza di pubblico è più o meno come me l'aspettavo, ovvero non altissima, ma nemmeno scarsa, diciamo una via di mezzo.
Davide, Klimt1918Quando un gruppo ci sa fare dal vivo, spesso lo si capisce già dai primi accordi, e rendermi conto che i miei timori erano totalmente infondati è stata una sensazione dolcissima. Vengono suonate in apertura le prime tre tracce dell'ultimo album, e già da subito è chiaro come da un lato le qualità tecniche della band non sono un prodotto dello studio, ma sono assolutamente reali, dall'altro anche dal vivo esse sono soltanto il mezzo per poter trasmettere all'ascoltatore Marco, Klimt1918la straordinaria carica emotiva propria del repertorio dei Klimt. Questo vale sia dal punto di vista strumentale, dove si distinguono la grande varietà di soluzioni del batterista Paolo Soellner e del chitarrista solista Francesco Conte, che vocale, con la voce di Marco Soellner che ha la potenza giusta per stagliarsi nel modo più appropriato sul suono degli strumenti, mantenendo la stessa espressività che caratterizza le Francesco, Klimt1918interpretazioni in studio. Una cosa dei Klimt che non ho mai troppo approfondito sono i testi, ma il verso 'with more sky than words I live' mi coinvolge molto ogni volta che lo sento cantare, e quando Marco lo intona a due metri da me mi sento davvero in cielo. Dopo queste prime tre canzoni, quasi tutto il resto del concerto, a parte altri due brani nuovi, è dedicato a ''Dopoguerra'', una scelta che da un lato mi spiazza, visto che mi aspettavo una prevalenza dell'ultimo album nella set-list, ma dall'altro mi rende contento, perché essendo la prima volta che li vedo è un piacere poter ascoltare anche le canzoni di un passato che ho amato così tanto. La differenza fra i due dischi in termini di suono si sente anche sul palco, ed il fatto che gli arrangiamenti di ''Dopoguerra'' siano più elaborati non mette in difficoltà il gruppo, ma anzi ne esalta le doti tecniche ed emozionali di cui si accennava poco sopra. La performance è sempre più travolgente, e la fine sembra arrivare troppo presto, non tanto per una durata effettivamente limitata del concerto, ma perché il viaggio che stavamo facendo era troppo bello e la sua fine non poteva che essere accolta con rammarico. Non va trascurato un aspetto che ha fatto sì che il pubblico si immergesse ancora più profondamente nel mondo dei Klimt1918, ovvero la connessione piuttosto forte creatasi ben presto tra chi stava sul palco e chi stazionava sotto. Era Marco ad incaricarsi principalmente di dialogare con i presenti, e pur non lanciandosi in grandi discorsi, il suo modo di essere semplice e genuino era l'arma con cui il frontman riusciva a trascinare ancor più dalla sua parte i fans, senz'altro molto ben disposti già prima del concerto, ma che alla fine hanno visto rafforzare il loro amore verso i Klimt anche per l'atteggiamento del leader, oltre che per come tutti ei quattro hanno suonato. Una serata perfetta, insomma, al termine della quale può esserci un solo augurio: ovvero che in futuro siano molte di più le occasioni di rivedere i Klimt1918 dal vivo.