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Klimt 1918 "Dopoguerra" |
::: Recensione tratta da Loud Vision - 21/04/2005 :::
La Secessione ha fatto la musica postmoderna ?
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Ascoltare
un album dei Klimt 1918, sia questo l'indimenticabile, precedente "Undressed
Momento", piuttosto che quest'ultimo capolavoro, significa sostanzialmente
scoperchiare un vaso d'emozioni multi-forma-colore, lasciarsi travolgere
ed invadere da inaspettati effluvi compositi delle più delicate ed
inconfondibili essenze dello spirito. Significa far scivolare nell'intimo,
attraverso i sensi, una semplicità impossibile da confondersi col
minimalismo. Un'Arte Nuova, incarnata in quell'essere diretti con
l'eloquenza che eleva le melodie ad allegoria d'emotivi momenti
rintracciabili nel vostro mondo interno. Cromature musicali apparentemente
astratte e simboliche, che vanno a dare nuovi colori ai cieli sotto i
quali si svolgono le storie raccontate in "Dopoguerra". Nuove forme più
curate ed eleganti d'una qualsiasi fotografia della realtà, altrimenti
stilizzazioni di forme e colori sorprendentemente innaturali, creanti
essenziali ed armoniose concezioni di Bellezza. Voltate definitivamente le
spalle al più novembrino metal degli esordi (di cui rimane traccia
soltanto nella scelta dello studio di registrazione, ricaduta appunto sul
laboratorio di meraviglie sonore Outer Sound Studios, a seguire master ai
nordici Finnvox), il combo romano diviene autore d'un post-rock melodico
che guarda talora, nella maniera più accattivante possibile, al più
sofisticato pop quale potrebbe essere quello dei primissimi U2. Ma ciò che
di "Dopoguerra" può stupire, non è tanto l'inassimilabilità a preesistenti
generi, la freschezza d'una proposta in grado di far confluire il meglio
della storia musicale in una personalissima rielaborazione filtrata
dall'anima; né tantomeno l'innegabile classe, l'evidente garbo d'altri
tempi con cui l'intero lavoro scivola e penetra nella maniera più
silenziosamente assordante possibile... Quanto, piuttosto, il modo in cui
i Capitolini sono in grado di dipingere ogni singolo sussulto, ogn'impercettibile
moto sensibile: in ogni brano, la descrizione cardiaca viene sviscerata,
rigettata in pieno volto, reintroiettata, e tutto questo, in
un'esasperazione analitica attraverso strutture piuttosto semplici, ma
amplificate e riarrangiate di tutte quelle sfumature strumentistiche che
impediscono che un'idea rimanga indefinitamente abbozzata, incompleta. La
misura è qualità innata nella loro musica, perciò ogni brano suona come
un'euritmia perfetta di tutti gli elementi che vanno a comporne la trama:
"They were wed by the sea" spalanca aperture atmosferiche dalla
gradevolezza istantanea, le percussioni ritmano un'attesa che si sparge in
colorati arpeggi d'una dolcezza tanto benefica quanto necessaria, mettendo
in perfetta luce un basso complice, pulsante e mobile. Cantabilità e
melodie vocali, che si stampano definitivamente nell'orecchio, non s'erano
mai espresse meglio come adesso nei Klimt 1918. "Snow of '85" fa provare
quell'ebbrezza del crescendo leggero, che da un fresco dinamismo sprofonda
nel tappeto di chitarre morbide guidate dalle linee vocali appassionate e
rassicuranti, ed un onirico, sotterraneo lavoro di arpeggi e tastiera a
dare le linee portanti dell'intima melodia trascinante. Indimenticabile
l'esperienza di "Rachel", introdotta dalla tenera solennità degli arpeggi
cadenzati iniziali, ipnotizzati dal leitmotiv di chitarra che s'intreccia
al cantato semplice e suggestivo; un indefinibile inspessimento graduale,
omogeneo e continuo, porta all'esplodere d'ogni sentimento troppo a lungo
trattenuto nel chorus centrale, intenso quanto il tocco di femminilità che
possiede, tanto fisico quanto emotivo nello stupefacente e patetico
momento acustico, trasudante passione in vena d'abbandonarsi. Da brivido
il finale, l'incastonarsi delle lead vocali e chitarristiche del
ritornello nella strutturante ed enfatizzante doppia cassa. Allo scopo di
affascinare per la polisemica dimensione dell'emotività mai stancante, "Nightdriver"
avvolge, con nobile discrezione, di carezzevoli cure sonore e suadenti
tappeti acustico-elettrici dilatati ed estesi verso la successiva nota più
giusta, verso un nostalgicamente lungo ed accorato finale, che si diletta
a meravigliare per la confidenza con cui incessantemente trova soluzioni
sempre più vicine alla perfezione. "Because of you, tonight" riprende un
sottile filo rosso conduttore con "Rachel", tra ballabilità, sensibilità
effeminata meravigliosa, intriganti tempi di batteria che illudono d'un
rincorrersi delle note, e ritornelli centrifughi che trascinano
l'ascoltatore in un'oceano di sonorità. E poi, tra altrettante perle in un
viaggio che non presenta punti deboli, troviamo l'ennesima gemma: "Lomo",
che sa far crescere le spiraleggianti melodie di chitarra e gli
arrangiamenti lungo il fulcro centrale delle preziose vocals; che sa
cristallizzare uno stato di estatica estetica, lasciandovi in rapita
contemplazione fino all'energico finale. |
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(Sara Moriconi - con la collaborazione di Massimiliano Monti) |
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... leggi anche le recensioni di ''Undressed Momento'' e di "Just in case we'll never meet again", l'editoriale di Massimiliano Monti sulla mia generazione, 'cresciuta' con le cassette ed i racconti scritti da Marco Soellner per ogni brano di "Just in case..." 'per fermare la musica con le immagini e rovesciare le aspettative con la sorpresa per qualcosa che fa respirare i polmoni avidi d'emozione' tratti da Loud Vision! |