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Il rumore dello sciacquio
della fontana produceva ritmi incostanti. In piazza Mazzini, nel centro
storico, si ritrovava a fissare i riflessi dei colori liquidi perché lo
aiutassero a prendere una decisione. Forse più di una volta era sembrato
debole agli occhi di lei, perché quando stavano insieme le scelte
riguardavano solamente ciò che le piaceva di più; a lui sembrava così
naturale, perché si trattava della stessa bellezza di quando indovinava i
suoi desideri più ardenti.
"Mi chiedo cosa penserai. Del fatto che, quando vuoi fare qualcosa
solo per me, io non so volere niente di imprevedibile, a parte te".
Ai cerchi nell'acqua chiedeva se si sarebbe mai stancata di tutto questo,
e, quando questo fosse accaduto, se avrebbe ricordato che lui era stato
capace, un tempo, di forgiare da solo i suoi momenti di soddisfazione.
Aveva solo ceduto all'autenticità della Sensazione, quella che dice: "Ora
che ti ho trovata, ora che non ho bisogno di altro, so volere te per
sempre".
All'improvviso, così, fingeva d'appropriarsi del momento: diceva di voler
andare verso il portico del Palazzo Comunale, e poi da lì andare a vedere
qualche negozio del centro. Lei sembrava soddisfatta, come quando si
compiaceva di aver saputo tirar fuori dalla di lui timidezza qualcosa che
diventava solo suo e che approvava, perché in qualche modo le era
somigliante.
Quanto fossero legati, lo sa il cielo che li ha visti incontrare gli
sguardi quella sera, a quella mostra, qualche mese prima. I pittori
secessionisti, la violenza dei sentimenti, lo sfarzo dei mosaici e
dell'oro che trasfigurava la realtà, i passaggi tonali, le parole
magicamente così giuste da entrare dentro e far quasi paura… Ed in poche
ore d'empatia, dopo un bacio, gli occhi di lei esplosero mentre lui
trovava il modo più giusto per dirle che "L'oro dei giorni, ed
il piacere degli occhi, insieme a te ritorneranno presto".
Il piacere nei suoi occhi, tra paure e la scoperta del nuovo, è stato il
dolce tormento quotidiano del suo nuovo Io.
Al negozio di abbigliamento maschile, mentre si sceglieva una giacca da
tenere sopra una t-shirt, cercava approvazione nel di lei innato buon
gusto; non pensava con la propria vista, ma con la sua. Intuiva facilmente
con cosa indosso lei lo avrebbe preferito. Ascoltava i suoi consigli e
fingeva una posa. Lei gli diceva che era proprio così che gli piaceva, e
sorrideva. |
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Arrivava allora il
momento forte, quello che aveva atteso con il batticuore di chi invita la
propria donna a ballare la prima volta: sapeva sentire quella piccola
voglia che in lei sembrava reclamare il suo turno di comprarsi qualcosa,
perché era stata brava, e perché aveva proprio voglia di qualcosa di
nuovo. Per lui era incanto e rilassamento: non vedeva l'ora di godersi le
mille smorfie del viso, le piccole tentazioni, ed il suo guardarsi allo
specchio e dire che quella borsa o quel paio di scarpe erano assolutamente
quelli della sua vita. Il suo negozio preferito era ad una decina di
minuti da dove si trovavano; abbastanza vicino per deviare la passeggiata,
abbastanza fuori percorso per farle credere che era un caso passare di lì.
Era stata una giornata bellissima fino al momento in cui, dopo un bacio,
lei gli confessava che non le stavano piacendo questi ultimi giorni.
Qualche lacrima d'infelicità, e poi le vertigini e le paure. Lui non era
abituato alle aritmie, a cadere sentendosi tirare indietro, mentre la
teneva per mano. Diceva che non sempre sentiva il sangue evaporare in
passione e lo sterno battere fino a fare male. La distanza, quella era
mortificante. Un'amarezza inspiegabile, che nemmeno i fuochi blu di comete
cariche di sogni, nemmeno le energie preziose della speranza potevano
contrastare. Forse è qui che tutta la sua forza iniziava a tremare dalle
fondamenta, la dimora di tutte le insicurezze che non le aveva nascosto.
Diventava sottile ed indifeso davanti al bisogno di reciprocità, ai suoi
sogni smisurati messi nelle mani di lei; le sensazioni incondizionate che
accordano il folle amore, parlavano a voce alta nella testa. Ma non
avevano il coraggio di andare oltre, parlavano per rendersi reali ai di
lui occhi ed esistere; c'era da combattere una paura più grande. "Quella
di essere solo un interludio nella storia della tua vita". |
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'La
prima volta che la incontrai, fu come l'oro per Mida, l'acqua per le
radici,
la felicità per il sognatore, la perfezione tradotta in parole altrettanto
perfette per il poeta. Quelli erano tempi di vera ricchezza. Ah, sì. Tempi
in cui regnava l'abbondanza. Anche il cielo era felice. Dentro di noi, nelle vene, scorreva una gran
tenerezza.
Adesso, il mondo era pieno di concetti stupefacenti. Ma io non riuscivo a
pensare.
Non riuscivo a respirare. Aspettavo solo che tornasse.
Perché Lei era tutto. Lei era… Più di tutto per me'. |
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Scende il buio, le
nuvole perdono gli ultimi colori del tramonto. Misuro la consistenza
dell'aria dalla condensa del mio respiro. E' un freddo pesante, per questo
ho messo il mio abito migliore, come quando stiamo per condividere un
momento. Invece non posso seguirti in questo viaggio, in cui mi hai
chiesto di allontanarmi da te. Di camminare, contromano alle mie speranze
migliori, stracciando i sogni e soffocando ogni scintilla. Se me lo
chiedi, al contrario di te non ho mai pensato che, un giorno, questo tempo
sarebbe arrivato.
Quando mi impongo di pensarci, per reazione ricomincio a cercarti. Inizio
dalla volta celeste, magari sogni ancora sotto lo stesso cielo? Come la
prima volta che ti riconobbi, senza nemmeno conoscere il tuo nome,
ricordi? Eravamo scaturiti da cieli d'infinità diverse, da lontananze
estreme. Ci unimmo in un baleno, apparimmo e sparimmo come timbri di luce,
fotoni d'amore nel telescopio puntato sulla Via Lattea. Da quel momento,
guardandoci negli occhi dicevamo di essere degli scrutatori del
firmamento. Puoi immaginare che sensazione sentirmelo dire, mentre la
linea dei tuoi occhi e le armonie del tuo viso erano quello che mi
sembrava di conoscere da sempre, per sempre desiderato. Sento mancarmi le
ondate di vertigine nello stomaco, l'aria d'estate che portavi, il sole, e
tutto il verde e l'azzurro che nasceva spontaneo insieme alla tua
bellezza. Vorrei prenderti ancora tutta e gridare che non è troppo tardi.
Ma tu mi hai scritto della tua ultima attesa: "Amore mio, ti sto
aspettando. Quanto è lungo un giorno al buio o una settimana. Il fuoco è
spento ormai ed io sento un freddo orribile. Forse dovrei trascinarmi
fuori, ma poi ci sarebbe il sole. Ho paura di sprecare la luce per l'inno
colorato, per scrivere queste parole. Moriamo. Moriamo ricchi di amanti e
di tribù, di gusti che abbiamo inghiottito, di corpi che abbiamo penetrato
risalendoli come fiumi, di paure in cui siamo nascosti come in questa
caverna stregata senza memoria: qualunquismo, indifferenza; mediazioni e
ripensamenti. Voglio che tutto ciò resti inciso sul mio corpo. Siamo noi i
veri Paesi, non le frontiere tracciate sulle mappe con i nomi di uomini
potenti. Lo so che tornerai e mi porterai fuori di qui, nel palazzo dei
venti. Non ho mai voluto altro che camminare in un luogo simile con te,
con gli amici. Una terra senza mappe. La lampada si è spenta. E sto
scrivendo nell'oscurità". |
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E quel senso di epifania
dentro ogni mio ritrovarti dopo le ultime perdite, quell'arco di felicità
del portico del tuo animo che mi caricava di aspettative e sorrisi nella
sola attesa di riprenderti, si è spento.
Adesso, sto correndo. Sto attraversando il buio per ritrovarti. Lo farò
per tutta la notte finché non mi scoppierà il petto, oppure riuscirò ad
afferrarti e ti dirò che… Dio, voglio scomparire insieme a ciò che rimane
di te… Oppure balliamo ancora e illuminiamoci della luce che siamo
insieme, fino alla fine di tutto. Con abbandono sulle nostre note, con
devozione per la musica delle nostre due voci. "Per sempre,
sempre insieme", ti imploro almeno di lasciarmi vivere di
queste emozioni, con la mia musica, con devozione.
Ho come l'impressione che la parte più importante di me stia scivolando
via. Cado. Sanguino.
Pensami, pensami mentre ormai sei lontana. Rammentami, mi penserai,
prometti che proverai.
Se vedrai il vuoto tra di noi respirerai libertà, ma se sognerai d'amarmi,
mi ritroverai.
"Il vero amore è la paura più antica". |
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(by Anonimo Veneziano) |
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... leggi anche l'altra recensione di
"Just in case we'll never meet
again", l'editoriale
di Massimiliano Monti sulla mia generazione, 'cresciuta' con le cassette
ed i racconti
scritti da Marco Soellner per ogni brano di "Just in case..." 'per fermare
la musica con le immagini e rovesciare le aspettative con la sorpresa per
qualcosa che fa respirare i polmoni avidi d'emozione', nonché la
recensione di
"Undressed Momento" e di
''Dopoguerra'' tratti
da Loud Vision! |