Klimt1918 "Just in case we'll never meet again"
(Soundtrack for the cassette generation)

::: Recensione tratta da Loud Vision, rubrica 'In-deep' - 04/07/2008 :::

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Le parole che tolgono il fiato

Il rumore dello sciacquio della fontana produceva ritmi incostanti. In piazza Mazzini, nel centro storico, si ritrovava a fissare i riflessi dei colori liquidi perché lo aiutassero a prendere una decisione. Forse più di una volta era sembrato debole agli occhi di lei, perché quando stavano insieme le scelte riguardavano solamente ciò che le piaceva di più; a lui sembrava così naturale, perché si trattava della stessa bellezza di quando indovinava i suoi desideri più ardenti.
"Mi chiedo cosa penserai. Del fatto che, quando vuoi fare qualcosa solo per me, io non so volere niente di imprevedibile, a parte te". Ai cerchi nell'acqua chiedeva se si sarebbe mai stancata di tutto questo, e, quando questo fosse accaduto, se avrebbe ricordato che lui era stato capace, un tempo, di forgiare da solo i suoi momenti di soddisfazione. Aveva solo ceduto all'autenticità della Sensazione, quella che dice: "Ora che ti ho trovata, ora che non ho bisogno di altro, so volere te per sempre".
All'improvviso, così, fingeva d'appropriarsi del momento: diceva di voler andare verso il portico del Palazzo Comunale, e poi da lì andare a vedere qualche negozio del centro. Lei sembrava soddisfatta, come quando si compiaceva di aver saputo tirar fuori dalla di lui timidezza qualcosa che diventava solo suo e che approvava, perché in qualche modo le era somigliante.
Quanto fossero legati, lo sa il cielo che li ha visti incontrare gli sguardi quella sera, a quella mostra, qualche mese prima. I pittori secessionisti, la violenza dei sentimenti, lo sfarzo dei mosaici e dell'oro che trasfigurava la realtà, i passaggi tonali, le parole magicamente così giuste da entrare dentro e far quasi paura… Ed in poche ore d'empatia, dopo un bacio, gli occhi di lei esplosero mentre lui trovava il modo più giusto per dirle che "L'oro dei giorni, ed il piacere degli occhi, insieme a te ritorneranno presto".
Il piacere nei suoi occhi, tra paure e la scoperta del nuovo, è stato il dolce tormento quotidiano del suo nuovo Io.
Al negozio di abbigliamento maschile, mentre si sceglieva una giacca da tenere sopra una t-shirt, cercava approvazione nel di lei innato buon gusto; non pensava con la propria vista, ma con la sua. Intuiva facilmente con cosa indosso lei lo avrebbe preferito. Ascoltava i suoi consigli e fingeva una posa. Lei gli diceva che era proprio così che gli piaceva, e sorrideva.

 

Arrivava allora il momento forte, quello che aveva atteso con il batticuore di chi invita la propria donna a ballare la prima volta: sapeva sentire quella piccola voglia che in lei sembrava reclamare il suo turno di comprarsi qualcosa, perché era stata brava, e perché aveva proprio voglia di qualcosa di nuovo. Per lui era incanto e rilassamento: non vedeva l'ora di godersi le mille smorfie del viso, le piccole tentazioni, ed il suo guardarsi allo specchio e dire che quella borsa o quel paio di scarpe erano assolutamente quelli della sua vita. Il suo negozio preferito era ad una decina di minuti da dove si trovavano; abbastanza vicino per deviare la passeggiata, abbastanza fuori percorso per farle credere che era un caso passare di lì.
Era stata una giornata bellissima fino al momento in cui, dopo un bacio, lei gli confessava che non le stavano piacendo questi ultimi giorni. Qualche lacrima d'infelicità, e poi le vertigini e le paure. Lui non era abituato alle aritmie, a cadere sentendosi tirare indietro, mentre la teneva per mano. Diceva che non sempre sentiva il sangue evaporare in passione e lo sterno battere fino a fare male. La distanza, quella era mortificante. Un'amarezza inspiegabile, che nemmeno i fuochi blu di comete cariche di sogni, nemmeno le energie preziose della speranza potevano contrastare. Forse è qui che tutta la sua forza iniziava a tremare dalle fondamenta, la dimora di tutte le insicurezze che non le aveva nascosto.
Diventava sottile ed indifeso davanti al bisogno di reciprocità, ai suoi sogni smisurati messi nelle mani di lei; le sensazioni incondizionate che accordano il folle amore, parlavano a voce alta nella testa. Ma non avevano il coraggio di andare oltre, parlavano per rendersi reali ai di lui occhi ed esistere; c'era da combattere una paura più grande. "Quella di essere solo un interludio nella storia della tua vita".

 

'La prima volta che la incontrai, fu come l'oro per Mida, l'acqua per le radici, la felicità per il sognatore, la perfezione tradotta in parole altrettanto perfette per il poeta. Quelli erano tempi di vera ricchezza. Ah, sì. Tempi in cui regnava l'abbondanza. Anche il cielo era felice. Dentro di noi, nelle vene, scorreva una gran tenerezza. Adesso, il mondo era pieno di concetti stupefacenti. Ma io non riuscivo a pensare.
Non riuscivo a respirare. Aspettavo solo che tornasse. Perché Lei era tutto. Lei era… Più di tutto per me
'.

 

Scende il buio, le nuvole perdono gli ultimi colori del tramonto. Misuro la consistenza dell'aria dalla condensa del mio respiro. E' un freddo pesante, per questo ho messo il mio abito migliore, come quando stiamo per condividere un momento. Invece non posso seguirti in questo viaggio, in cui mi hai chiesto di allontanarmi da te. Di camminare, contromano alle mie speranze migliori, stracciando i sogni e soffocando ogni scintilla. Se me lo chiedi, al contrario di te non ho mai pensato che, un giorno, questo tempo sarebbe arrivato.

Quando mi impongo di pensarci, per reazione ricomincio a cercarti. Inizio dalla volta celeste, magari sogni ancora sotto lo stesso cielo? Come la prima volta che ti riconobbi, senza nemmeno conoscere il tuo nome, ricordi? Eravamo scaturiti da cieli d'infinità diverse, da lontananze estreme. Ci unimmo in un baleno, apparimmo e sparimmo come timbri di luce, fotoni d'amore nel telescopio puntato sulla Via Lattea. Da quel momento, guardandoci negli occhi dicevamo di essere degli scrutatori del firmamento. Puoi immaginare che sensazione sentirmelo dire, mentre la linea dei tuoi occhi e le armonie del tuo viso erano quello che mi sembrava di conoscere da sempre, per sempre desiderato. Sento mancarmi le ondate di vertigine nello stomaco, l'aria d'estate che portavi, il sole, e tutto il verde e l'azzurro che nasceva spontaneo insieme alla tua bellezza. Vorrei prenderti ancora tutta e gridare che non è troppo tardi. Ma tu mi hai scritto della tua ultima attesa: "Amore mio, ti sto aspettando. Quanto è lungo un giorno al buio o una settimana. Il fuoco è spento ormai ed io sento un freddo orribile. Forse dovrei trascinarmi fuori, ma poi ci sarebbe il sole. Ho paura di sprecare la luce per l'inno colorato, per scrivere queste parole. Moriamo. Moriamo ricchi di amanti e di tribù, di gusti che abbiamo inghiottito, di corpi che abbiamo penetrato risalendoli come fiumi, di paure in cui siamo nascosti come in questa caverna stregata senza memoria: qualunquismo, indifferenza; mediazioni e ripensamenti. Voglio che tutto ciò resti inciso sul mio corpo. Siamo noi i veri Paesi, non le frontiere tracciate sulle mappe con i nomi di uomini potenti. Lo so che tornerai e mi porterai fuori di qui, nel palazzo dei venti. Non ho mai voluto altro che camminare in un luogo simile con te, con gli amici. Una terra senza mappe. La lampada si è spenta. E sto scrivendo nell'oscurità".

 

E quel senso di epifania dentro ogni mio ritrovarti dopo le ultime perdite, quell'arco di felicità del portico del tuo animo che mi caricava di aspettative e sorrisi nella sola attesa di riprenderti, si è spento.
Adesso, sto correndo. Sto attraversando il buio per ritrovarti. Lo farò per tutta la notte finché non mi scoppierà il petto, oppure riuscirò ad afferrarti e ti dirò che… Dio, voglio scomparire insieme a ciò che rimane di te… Oppure balliamo ancora e illuminiamoci della luce che siamo insieme, fino alla fine di tutto. Con abbandono sulle nostre note, con devozione per la musica delle nostre due voci. "Per sempre, sempre insieme", ti imploro almeno di lasciarmi vivere di queste emozioni, con la mia musica, con devozione.
Ho come l'impressione che la parte più importante di me stia scivolando via. Cado. Sanguino.
Pensami, pensami mentre ormai sei lontana. Rammentami, mi penserai, prometti che proverai.
Se vedrai il vuoto tra di noi respirerai libertà, ma se sognerai d'amarmi, mi ritroverai.
"Il vero amore è la paura più antica".

 

(by Anonimo Veneziano)

 
... leggi anche l'altra recensione di "Just in case we'll never meet again", l'editoriale di Massimiliano Monti sulla mia generazione, 'cresciuta' con le cassette ed i racconti scritti da Marco Soellner per ogni brano di "Just in case..." 'per fermare la musica con le immagini e rovesciare le aspettative con la sorpresa per qualcosa che fa respirare i polmoni avidi d'emozione', nonché la recensione di  "Undressed Momento" e di ''Dopoguerra'' tratti da Loud Vision!