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Klimt 1918 "Undressed Momento" |
::: Recensione tratta da Loud Vision - 04/06/2003 :::
We still need music
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Il
debutto dei Klimt 1918 segna un momento importante per la scena musicale
underground italiana. La loro storia diventa evento-guida per molti altri
gruppi romani, partiti nel sottobosco del metal estremo, che avrebbero
seguito le loro orme sotto la direzione artistica più o meno diretta o
dichiarata dei Novembre, giovandosi tutti della predisposizione degli
Outer Sound Studios a suoni pieni, atmosferici, orientati alla chitarra ma
preziosi nelle sfumature. Un tempo esponenti di nicchia del death metal
progressivo - che proprio sul finire del secolo scorso, con episodi del
calibro di "Still Life" degli Opeth, vedeva sempre più negarsi il lato più
estremo - esplosero in mezzo al pubblico con una miscela di musica
d'autore, riflessi di Sting (particolarmente evidenti in "Naif Watercolour"),
approcci alla The Cure, ovvii riferimenti a Katatonia ed Anathema, ed
un'inconfessabile passione per i Dredg che l'anno prima di "Undressed
Momento" avevano fatto uscire il seminale "El Cielo". |
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(Sara Moriconi - con la collaborazione di Massimiliano Monti) |
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... leggi anche le recensioni di "Just in case we'll never meet again", l'editoriale di Massimiliano Monti sulla mia generazione, 'cresciuta' con le cassette ed i racconti scritti da Marco Soellner per ogni brano di "Just in case..." 'per fermare la musica con le immagini e rovesciare le aspettative con la sorpresa per qualcosa che fa respirare i polmoni avidi d'emozione' tratti da Loud Vision! |