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"Secession makes post-modern music", un titolo,
una dichiarazione d'intenti. Così nel 1999 si presentano i romani Klimt 1918,
col loro primo lavoro in studio, che mostra le capacità di un gruppo figlio
della civiltà post-industriale e della rabbia emotiva adolescenziale, con il suo
carico di incertezze e di fragilità, il tutto tradotto in musica, un connubio
tra Anathema e U2, Depeche Mode e Novembre, Cure e Paradise Lost che riesce ad
unire melodia e pesantezza, parti molto solari ed ariose con oscuri fraseggi
quasi 'dark'. Il fautore principale di questa alchimia è Marco Soellner,
compositore e scrittore dei testi, che non solo riesce a costruire le dolci
architetture melodiche ma le interpreta anche molto bene, essendo il
cantante/chitarrista del gruppo. Per essere un demo, la resa sonora è molto
buona, opera dei rinomati 'Outer Sound Studios' e ciò contribuisce non poco alla
perfetta venuta del lavoro e permette di apprezzare in maniera soddisfacente le
varie tonalità musicali che si trovano nei Klimt 1918, che spaziano dal gothic
al progressive, fino al rock alternativo, creando quel suono personale e
ricercato che ha valso loro unanimi consensi della stampa e un contratto con la
lungimirante My Kingdom Music. Presi singolarmente i brani brillano di una luce
intensa, con picchi importanti in brani come "Fever" o "April", manifesto
musicale di una realtà che non è solo suono ma anche testi personali ed intimi
in cui tante persone possono ritrovarsi. Viene da sé che questo tipo di sound
potrebbe essere disdegnato dagli amanti del metal estremo più oltranzisti,
perciò è caldamente consigliato a coloro i quali hanno bisogno di conforto e
dolcezza, a tutti quelli che riescono ad ascoltare musica con il cuore e non
solo con le orecchie.
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