Sono tornati i Klimt! Così potrebbe essere
riassunto il mio stato d'animo dopo aver approfonditamente ascoltato il
nuovo capitolo del combo capitolino.
Autori di un debut album che due anni or sono conquistò critica e
pubblico, i Klimt 1918 hanno deciso di non adagiarsi sugli allori di "Undressed
Momento", osando ancora e rimescolando le carte.
Sparita ogni velleità metal, il combo romano ha optato per potenziare il
suo connubio di rock (e post-rock), ad atmosfere più pop oriented, non
scordandosi però degli attimi più 'intimisti' che ne avevano in un certo
qual modo decretato il successo nel disco precedente.
Il disco si apre con la dichiarazione della liberazione dell'Italia da
parte degli Alleati per voce di Radio Milano Liberata, che di fatto
sanciva la fine delle ostilità del secondo conflitto mondiale per nostro
Paese (e non è certo un caso che la release date del disco sia proprio
il 25 Aprile).
Il disco risulta un percorso musicale inizialmente spiazzante, poi a
seguito di numerosi ascolti s'impara ad apprezzarne tutte le
peculiarità, si pensi a "They were wed by the sea" che sbalordisce col
suo flavour alla U2, oppure alle note fatate di "Snow of '85", dalle
quali traspare tutta la magia suscitata a seguito della nevicata del
1985 nella capitale, che l'ottimo Marco Soellner riesce a rendere
realmente atmosferico. Impossibile non cogliere la dolcezza nelle note
di "Rachel" unita ad un pizzico d'inquietudine. Ancora, l'arpeggio
iniziale di "Nightdriver" tessuto da Alessandro Pace, che conduce ad un
pezzo quasi evocativo, cadenzato ed ottimamente arrangiato, leggermente
movimentato nel finale.
"Because you, tonight" è un brano dove viene manifestata una malinconia
latente, soprattutto nel break scandito dal singer della band che non
potrà lasciarvi indifferenti. In "Dopoguerra" invece si respira un mood
di speranza, dove la chitarra sommessa coadiuva le linee vocali
ottenendo un effetto realmente interessante. "La Tregua" è forse
l’episodio che mi convince di meno sebbene abbia un finale
scoppiettante, dove Paolo Soellner si dà da fare.
"Lomo" rappresenta l'episodio forse più 'heavy' del disco, e certamente
ha un andamento unico all'interno del platter, complice un ritmo
particolare che permette una scansione delle parole veramente
avvolgente, e dove anche la chitarra torna a graffiare.
Infine i Klimt hanno deciso di serbarci l'ultima gemma, "Sleepwalk in
Rome", a mio avviso la migliore del lotto ed uno dei migliori brani mai
scritti assieme "We don't need no music" e "That girl" di "Undressed
Momento", che contempla la seconda parte del brano cantato in italiano
(come la già citata "We don't need no music" che però vedeva l'impiego
della nostra lingua nella parte iniziale) che rappresenta la summa di
tutto ciò che sono oggi i capitolini.
La produzione, eccellente, è stata eseguita presso gli Outer Sound
Studio, successivamente il disco è stato masterizzato ai Finnvox.
Questo è il primo lavoro che i nostri incidono per la tedesca Prophecy,
e se il buon giorno si vede dal mattino abbiamo di che stare allegri!
E' ora di usare quei 15 € che sono sopra il vostro comodino a prendere
la polvere!