Klimt 1918

::: Intervista tratta da Metalinside.it, 22/05/2005 - a cura di Leo :::

Leggi la recensione di "Dopoguerra" tratta da Metalinside.it!



Sicuramente sono uno dei gruppi italiani che hanno maggiormente catalizzato l'attenzione della critica in quest'ultimo periodo. Loro sono i romani Klimt 1918, freschi del nuovo, ed interessantissimo, lavoro "Dopoguerra". 
Abbiamo deciso di saperne di più, sia sul disco nuovo, sia sulla band, e per farlo abbiamo contattato i disponibilissimi fratelli Marco e Paolo Soellner, rispettivamente voce/chitarra e batteria dei Klimt 1918, che hanno saziato ogni nostra curiosità.
Ecco cosa ci siamo detti.

Ciao Marco, quali sono le emozioni all'interno della band a seguito dell'uscita della vostra ultima fatica "Dopoguerra"?
Marco:
Siamo tutti sollevati. Dopo quasi tre mesi passati in uno studio di registrazione non vedevamo l'ora che il cd vedesse la luce. Ora che è fuori possiamo finalmente permetterci un sospiro di sollievo e concentrarci sulla promozione.

Dopo l’ottimo "Undressed Momento" si è creata attorno al vostro nome una certa aspettativa, avete sentito un po' di pressione oppure il processo di songwriting è stato naturale?
Marco:
Il processo è stato del tutto naturale. Abbiamo lasciato che le emozioni fluissero senza impedimenti o forzature. Del resto dopo l'uscita di "Undressed Momento" avevamo il tempo necessario per lavorare in assoluta calma in sala prove.

Tornando al vostro monicker, mi spieghi il significato di Klimt 1918?
Marco:
Si tratta di un monicker doppio, formato da due parole ognuna delle quali veicolanti un preciso significato: Klimt è riferito ovviamente a Gustav Klimt, il pittore simbolo della Ver Sacrum viennese che ha incarnato con la sua arte l'epopea borghese di fine secolo; 1918 invece, oltre a rappresentare la data della sua morte è l'anno in cui finisce la Prima Guerra mondiale e cessa di esistere l'impero asburgico. Paradossalmente, l'uomo che aveva interpretato lo spirito escludente, claustrofiliaco dell'Europa di fine Ottocento, muore nell'anno in cui lo status quo finisce ed inizia, prepotente, la stagione della grande partecipazione popolare.
Klimt 1918 significa dunque fine e rinascita, cessazione della continuità ed inizio dell'epoca delle macerie. La nostra musica, di conseguenza, vive nella rottura, nelle rovine degli stili puri. È ibrida e frammentaria.
(per l'origine del monicker, potete leggere anche il punto 'The meanings behind the name' che trovate nella 'Story' del mio sito; ndMery).

Quali sono a tuoi avviso le maggiori differenze tra il vostro debut album e "Dopoguerra"?
Marco:
"Dopoguerra" è un album molto più omogeneo di "Undressed Momento". Il nostro debut contiene canzoni scritte in momenti diversi, alcune delle quali addirittura risalenti alla fine degli anni '90.  Il sound è più derivativo, si sentono ancora alcune influenze avantgarde metal.  "Dopoguerra" invece è più Klimt 1918. Rappresenta il successivo passo verso uno stile che ci appartiene completamente e che risulta ancora più indecifrabile ed ibrido rispetto al suo predecessore. 
Dal punto di vista strumentale ci sono stati dei grossi cambiamenti. Su "Dopoguerra" abbiamo sperimentato nuove tecniche chitarristiche come l'e-bow e lo shoegazing, di chiara estrazione indie post-rock. Inoltre non abbiamo usato il trigger, quindi la batteria ha un suono completamente acustico e rock. Il missaggio è poco metal, si concentra sulle chitarre e meno sulla cassa. La voce è in primo piano, secca, efficace senza effetti.  Insomma "Dopoguerra" prende volutamente le distanze da quanto abbiamo detto su "Undressed Momento".

Di cosa trattano i testi di "Dopoguerra"?
Marco:
L'album è dedicato alla convalescenza. Il sentimento di chi ha superato il male e ora si trova a fare i conti con la vita, con la nostalgia di ciò che è stato e che forse non può più essere. Quella che cerchiamo di descrivere è la condizione essenziale del 'sopravvissuto', quindi l'argomento può avere appigli storici come semplicemente esistenziali.  In "Snow of '85" non si parla ad esempio di guerra, ma semplicemente della vita. Una persona rimembra la sua infanzia e ricorda la nevicata del 1985. Fa i conti con la maturità, è sopravvissuto a sé stesso, e ciò che lo fa sentire convalescente è la rimembranza. In "Nightdriver" ho immaginato il solitario viaggio in macchina di un uomo ferito nell'animo. Non si conosce la sua storia ma si assiste solamente al suo girovagare notturno per ritrovare la tranquillità necessaria a sopravvivere.
Ogni brano dunque fornisce una diversa chiave di lettura della stessa suggestione.

Il disco si apre con l'annuncio della liberazione d'Italia da parte di Radio Milano liberata, e la release date dell'album era proprio il 25 Aprile. Questo duro periodo storico è stato una fonte d'ispirazione per il nuovo disco? Sei un appassionato di storia?
Marco: 
Nessun intro meglio della riproduzione dell'annuncio della fine della Seconda Guerra Mondiale avrebbe potuto descrivere i sentimenti di commozione, rivalsa, speranza e nostalgia che volevamo trasmettere attraverso le nostre canzoni. Quando l'abbiamo sentito per la prima volta ci ha fatto venire i brividi e ci è sembrato subito l'incipit ideale per "Dopoguerra".  Abbiamo aggiunto tracce d'organo che gli hanno conferito un'atmosfera ancora più sacrale ed epica.  Quando parte "They were wed by the sea" hai la netta sensazione che il disco sia un'estensione di quelle parole: musica malinconica, ma venata di profonda speranza capace di evocare il dopoguerra italiano e trasformarlo in una specie d'epoca dello spirito.
Per rispondere alla tua domanda non mi definisco un appassionato di storia. Mi piace più che altro il Neorealismo perché, esattamente come cerca di fare il nostro album, descrive la gemmazione della speranza dopo la catastrofe bellica.  "Roma città aperta", "Sciuscià", "Ladri di biciclette", "Bellissima", sono tutti film che hanno avuto un ruolo importantissimo nella stesura di "Dopoguerra".

"Dopoguerra" è un disco di speranza o di rassegnazione, oppure mischia entrambe queste sensazioni?
Marco:
Sicuramente è un album che unisce questi due differenti sentimenti. La speranza è sempre tragica, perché rappresenta l'unica arma con cui ogni individuo affronta la caducità della vita. È speranzoso l'eroe sofocleo che non si arrende mai ma si rialza dopo essere stato messo a terra nonostante sappia perfettamente che la sua vita sarà ancora piena d'ostacoli.
Lo sperare è doloroso perché è un pensiero che può comprendere la disillusione ed il fallimento. Io lo trovo l'atto umano più dignitoso e supremo che esista. Per questo ho deciso di affrontarlo in "Dopoguerra".

Penso che il far intervenire la nostra lingua madre nei vostri pezzi sortisca sempre degli ottimi effetti, pensiamo alla bellissima "We don't need no music" da "Undressed momento", ed ora ad una della vostre migliori canzoni mai composte: "Sleepwalk in Rome". Cosa ne pensi al riguardo?
Marco:
Sono d'accordo. L'uso dell'italiano è necessario per creare atmosfere che non riusciremmo invece a  rendere con l'inglese.  Spero solamente che non venga inteso come una forma di nazionalismo, o peggio ancora di sciovinismo. La nostra vuole essere una scelta esclusivamente espressiva.

Penso che l'artwork riesca ad ergersi a manifesto del vostro modo di suonare. Com'è nato?
Paolo:
Penso tu abbia ragione. Come ripeto spesso, l'artwork ha sempre accompagnato la nostra musica cercando di renderla 'immagine'. È successo per "Undressed Momento", ma ancor di più con "Dopoguerra". Anche questa volta la grafica è stata pensata per esprimere al meglio il concept dell'album e tutte le suggestioni che ci hanno ispirato in fase di composizione. Una moltitudine d'illustrazioni diverse tenute insieme dal colore rosso e dal tema del dopoguerra, della rovina e della ricostruzione. Per esempio, nessuna foto poteva rappresentare  meglio l'idea di un immaginario post-bellico, come quella che abbiamo scelto per la copertina. Siamo rimasti impressionati da questo scatto dal primo momento che l'abbiamo visto. La ragazza sui tetti che guarda il cielo, ci ha istantaneamente ricollegato alla convalescenza di quel periodo e  al sentimento di speranza che milioni di persone provavano in quel momento. I superstiti dei bombardamenti ripopolavano le strade, la voglia di uscire allo scoperto, bagnarsi al sole dopo i lunghi mesi dell'assedio, mentre il cielo, rosso, porta ancora le tracce di un conflitto appena terminato. Tutta la grafica di "Dopoguerra" prende spunto da queste suggestioni. La grafica va di pari passo alla musica, la sua varietà  ed eterogeneità si manifesta anche nelle scelta delle illustrazioni e dei colori.

Anche per questo disco avete deciso di riportare i testi scritti a mano. Da cosa nasce questa scelta?
Marco:
Non c'è un motivo particolare. Esteticamente andava incontro al nostro gusto così abbiamo deciso di riproporlo anche su questo booklet. Tutto qua.

Sui due dischi dell'edizione in digipack c'è scritto 'Its not postwar, it's just another war'; mi spieghi cosa intendete?
Marco:
La frase, presa in prestito dalla quarta di copertina di "54" di Wu Ming, sottolinea la caducità della speranza di cui ti ho parlato poco fa. Gli animi umani sono portati a non perdersi mai d'animo. Riescono a ricominciare da capo perché hanno imparato a non considerare fino in fondo la fallacità della storia e della pace.  In realtà non esiste un dopoguerra, ma solo una tregua prima di un nuovo conflitto.

Da cosa è nata l’idea di allegare un altro disco al vostro album, contenente due inediti ed altre canzoni rifatte? Chi è stato il promotore di "Sleepwalk in Rome" re-mix (che a mio avviso è stato un buon esperimento)?
Marco:
L'idea del secondo cd è stata della Prophecy. Si tratta di un accorgimento molto diffuso in Germania per tentare di arginare la dilagante crisi di vendite nel mercato discografico.
"Sleepwalk in Rome" remix è stata inclusa per nostro volere. Volevamo aggiungere un remix al materiale registrato in studio, così abbiamo contattato i Chaos/Order, nostri amici di vecchia data, e gli abbiamo proposto di curare una versione EBM di un brano presente sul disco.  Loro erano rimasti piacevolmente colpiti da "Sleepwalk in Rome" e così hanno lavorato sul quel brano.

Per quanto concerne la fase di registrazione avete confermato gli Outer Sound Studios. Questo grazie al feeling che si è venuto a creare con Giuseppe Orlando?
Marco:
Indubbiamente. Oltre ad essere un grandissimo professionista Giuseppe è un amico, una persona cioè con cui ci troviamo umanamente a nostro agio. Quando sei costretto a rimanere chiuso in studio per quasi due mesi, necessariamente devi avere a che fare con persone che ti trasmettono fiducia.  Peppe è un assoluto maestro in questo. Infonde sicurezza, sa sempre quello che è meglio fare ma al tempo stesso è pronto a mettersi in discussione. Queste doti lo rendono l'ottimo producer/soundengineer che ha già dimostrato di essere.

Cosa ci puoi invece raccontare dei  lavori di mastering ai Finnvox Studios?
Paolo: Possiamo definirla una collaborazione via internet! Non siamo andati di persona ai Finnvox Studios, ma abbiamo spedito il master in Finlandia via posta. Spesso non è  necessario  essere presenti ad un mastering, soprattutto se lo fai in uno studio lontano  2000 km da casa tua. Attraverso la rete abbiamo  comunicato con il sound-engineer, ricevendo continuamente dei provini che scaricavamo da un apposito server. In questo modo abbiamo facilmente discusso cambiamenti e aggiustamenti vari, arrivando dopo una manciata di tentativi, alla versione finale di cui siamo  molto  soddisfatti. Comunque avevamo la sicurezza di ottenere un ottimo  prodotto sapendo che dall'altra parte avevamo Mika Jussila, autore di mastering per gruppi metal/rock europei molto importanti.

Quali sono le vostre maggiori influenze?
Marco:
Attualmente direi Dredg, Explosions in the sky, Mono, Interpol, Godspeed You! Black Emperor, Beatles e U2. Ma sono sempre in evoluzione!

Se dovessi selezionare tre songs per fare capire ad un individuo chi sono i Klimt 1918 quale citeresti?
Marco:
Ti dico "They were wed By The Sea", "Lomo" e "Dopoguerra/La tregua". Sono tre brani che descrivono compiutamente cosa sono i Klimt 1918 oggi sia dal punto di vista strumentale (chitarre shoegazing, uso di e-bow) che da quello più propriamente contenutistico. Ciò nonostante mi preme sottolineare che siamo soddisfatti ed affezionati ad ogni singola nota presente sull'album.

Questo è il primo disco che registrate sotto Prophecy Productions; siete soddisfatti sino ad ora del loro operato? Quali sono i motivi che vi hanno indotto ad abbandonare la My Kingdom Music?
Marco:
Siamo molto soddisfatti dell'operato della Prophecy Productions. Si tratta di una label assai efficiente dove ogni singolo aspetto del processo produttivo e promozionale viene affrontato con assoluta professionalità. Anche la My Kingdom Music è una label seria ed affidabile. Francesco Palumbo ci ha offerto il possibile, affrontando mille sacrifici. Ciò nonostante firmare con un'etichetta straniera come la Prophecy ha rappresentato per noi un passo in avanti notevole. Significava avere una distribuzione più capillare, oltre che una  promozione eccellente ed una possibilità concertistica superiore.

So che ai vostri concerti vendete il CD in edizione limitata a 16 €, mentre nei negozi (Mariposa Milano) viene venduto a 23 €. Cosa ne pensate di questo fatto?
Paolo:
E' stato solamente un caso. Due settimane fa, in occasione del concerto di Roma di presentazione del disco, abbiamo chiesto  alla casa discografica di mandarci delle  copie per non farci trovare a mani vuote. Il prezzo da noi proposto è un prezzo casuale e particolarmente vantaggioso per chi  fosse venuto a vederci. La differenza che sottolinei, riguardano dinamiche commerciali a noi completamente estranee. Fornendoci direttamente dalla casa discografica, abbiamo saltato due tappe: la distribuzione e la vendita nei negozi, che fanno sicuramente lievitare i prezzi. Sono le leggi del mercato purtroppo, non è colpa nostra.

L'anno scorso ho avuto la possibilità di vedervi dal vivo allo Springtime Festival a Bresso. Ho visto dal vostro calendario concerti che suonerete in Germania, ma non al Nord Italia. Come mai?
Paolo:
Semplicemente perché fino ad oggi nessuna agenzia, promoter o locale che sia, si è fatto avanti per organizzare una serata. Ma non temere, qualcosa si sta muovendo anche al Nord. Dall'estero invece, abbiamo avuto e continuiamo ad avere molte richieste. Questa estate gireremo l'Europa in lungo e largo partecipando a numerosi festival, passando per la Germania, l'Olanda, Slovenia e Svezia. Non mancheranno anche delle date  in Italia, sono da confermare delle apparizioni ad alcuni festival nostrani e dei concerti a Milano, Urbino, Prato e Caserta. Speriamo che la lista si possa allungare presto.

Lascio a voi la chiusura, ringraziandoti per la disponibilità!   
Marco e Paolo:
Siamo noi che ringraziato te Leo per l'enorme disponibilità! Grazie dell'intervista e dello spazio concessoci. Speriamo di vederci a Milano molto presto! E mi raccomando continuate a visitare il nostro sito ed il nostro blog! (e anche il mio situccio, grazie :D, che tanto se un po' de pubblicità non me la faccio io!; ndMery)