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Non è metal, non è rock, non è pop: è Klimt
1918! Ora abbiate pazienza e non mettetevi a ridere, talvolta infatti si
verifica che per un gruppo sia abbastanza complicato trovare termini di
paragone appropriati, descriverne efficacemente la musica senza sparare
indicibili sciocchezze e deliranti definizioni! Un paio d'anni fa i Klimt
1918 avevano fatto il loro ingresso nel mondo della musica che conta con "Undressed
Momento", un grandissimo album di dark metal atmosferico sulla scia di
Novembre, Anathema e Katatonia. Dopo vari slittamenti, oggi si
riaffacciano sul mercato con il loro secondo full-length album,
"Dopoguerra", e si può certamente affermare che il quartetto capitolino
abbia avuto il coraggio (e le capacità) di cambiare e di reinventarsi,
andando però a colpire inesorabilmente ancora una volta il bersaglio
grosso. Il tanto atteso "Dopoguerra" - che avevamo già avuto modo di
ascoltare (in parte) nel corso dello
Studio Report di alcuni mesi
fa - esce per la tedesca Prophecy Productions ma avrebbe potuto
tranquillamente essere pubblicato anche da una label ben più influente
visto che le sonorità di cui è alfiere sono spesso estranee da quelle che
il vostro portale web preferito è solito trattare. L'attacco alla U2 di "They
were wed by the sea" di certo spiazzerà molti di coloro che, schiacciando
il tasto 'play' del proprio stereo, si aspetteranno immediatamente le
proverbiali trame di marca Klimt 1918: per un attimo non si potrà forse
fare a meno di pensare di aver comprato il cd sbagliato. Ma poi tutto
comincerà pian piano a farsi chiaro: sono i Klimt 1918, non ci sono dubbi!
Magari in una versione maggiormente rock che non ci saremmo quasi sognati
di sentire, ma sono loro, altroché! Il primo ascolto dell'album
sbalordisce; il secondo incuriosisce; al terzo si inizia ad intuire
qualcosa; dal quarto/quinto in poi vi ritroverete implacabilmente immersi
anima e corpo nel mondo raffinato e composito di "Dopoguerra"... e non
sarà per nulla facile tornare alla realtà. Perché, una volta presa
familiarità con l'album, ci si accorge che in fondo la rivoluzione
paventata al primo impatto non è poi così radicale e che gli elementi che
hanno permesso ai nostri di entrare nel novero delle vostre band preferite
si ritrovano tutti anche qui. Per di più, migliorati. Anche in questo
lavoro si può apprezzare quella stessa dolce ma struggente tensione che
caratterizzava "Undressed Momento", le linee melodiche straordinarie,
quell'irresistibile saliscendi tra la carica della sezione ritmica e la
pura poesia rappresentata dalla voce di Marco Soellner. In aggiunta, ci
sono chitarre ruvide e pompate coma mai prima, atmosfere da colonna
sonora, soluzioni e sonorità iper ricercate mutuate dal post-rock (un
genere molto amato dalla band) e da gruppi trasversali come gli Interpol.
Insomma, non restano margini per le incertezze: l'approccio dei Klimt 1918
versione 2005 appare più indipendente e ostico che mai! Di sicuro la
produzione, affidata a Giuseppe Orlando dei Novembre (il mastering è stato
però effettuato nei finlandesi Finnvox Studios) è molto pulita e
brillante, però gli arrangiamenti sono tutt'altro che 'easy' e il
songwriting del gruppo risente chiaramente di stimoli e ascolti nuovi. In
definitiva, appare evidente la crescita dello spessore artistico del combo
avvenuta in questi ultimi anni. La tracklist è semplicemente eccellente, "Nightdriver"
e "Sleepwalk in Rome" - a modesto parere di chi scrive - sono le canzoni
più belle mai composte dalla band e l'artwork è intrigante come al solito.
Siamo solo ad Aprile ma il migliore disco di emotional rock/metal del 2005
potrebbe già essere uscito.
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