Klimt1918 

::: Intervista tratta da Metallized - di Davide 'Sancho' Sangiorgi,  30/09/03 :::

Leggi anche le recensioni di "Undressed Momento"
e di ''Just in case we'll never meet again'' tratte da Metallized!



Ciao ragazzi, innanzitutto complimenti per il vostro debutto "Undressed Momento"; attendevo con trepidazione questo cd ma non mi aspettavo ne sarebbe venuto fuori qualcosa di così memorabile! Quali sono le vostre sensazioni al riguardo? E che tipo di feedback state ricevendo per il vostro piccolo capolavoro?

Marco:Ti ringrazio molto delle belle parole. Fa sempre piacere sapere che il nostro lavoro è apprezzato da qualcuno. Questo ci ripaga dei numerosi sacrifici che abbiamo dovuto sostenere per la sua realizzazione.
Provenire da un lungo periodo di silenzio, imbarcarsi in una nuova avventura musicale e trarne dei risultati positivi è ancora più bello, perché ha il sapore dolce della rivalsa.
Il feedback per adesso è molto buono. In Italia "Undressed Momento" sta andando moto bene ed è stato recepito entusiasticamente dalla critica. Ora aspettiamo di tastare le reazioni straniere. Chissà se anche a loro piacerà… Staremo a vedere.

Penso che sia opportuno presentarvi a chi non vi ha mai sentito nominare: che ne direste di tracciare una piccola biografia musicale-personale della band?
Marco: I Klimt1918 si sono formati nell'Ottobre del 1999, quando si sono sciolti gli Another Day, il gruppo death-prog in cui suonavamo io e mio fratello Paolo. Il nostro obiettivo era quello di portare avanti un nuovo progetto musicale che coniugasse sonorità avangarde e new wave '80. Nel 2000 abbiamo registrato il demo intitolato "Secession makes post-modern music", che ci ha permesso di firmare un contratto con la My Kingdom Music. Nel Luglio del 2002 dopo un anno e mezzo di preparazione siamo entrati in studio per assemblare "Undressed Momento", il nostro debut album. Il resto è storia dei nostri giorni.

Tra l'altro
"Undressed Momento" esce per la My Kingdom Music che già aveva fatto debuttare i vostri concittadini Roow with a View; come mai avete deciso di collaborare con tale label?
Marco: Sarò sincero con te. E' stata l'unica label ad offrirci un contratto serio qui in Italia. Francesco Palumbo è una delle poche persone che ha deciso di credere nella nostra musica fin dall'inizio. Per questo gliene saremo eternamente grati.

Quali sono le vostre aspettative soprattutto alla luce di un disco così valido?
Marco: Non abbiamo particolari aspettative. Per noi è già un miracolo avere raggiunto il traguardo della pubblicazione, dopo tutte le disavventure patite con gli Another Day.

Quali pensate siano i più evidenti segni di maturazione rispetto al demo "Secession post-modern music", che già di per sé era stupendo?
Marco: Parlando personalmente, penso che la mia voce sia migliorata rispetto ai tempi del demo. Nel 2000 ero un neofita mentre adesso, dopo un paio d'anni di apprendistato, mi sento assai più sicuro dietro il microfono.
E' migliorata anche la coesione del gruppo, la sua preparazione tecnica. L'arrivo di Alessandro nella line-up ha portato una ventata di aria fresca essendo lui uno strumentista-arrangiatore molto capace.

Il vostro sound personalissimo sembra una rilettura del pop e della new wave anni '80 alla luce dei risultati del metal attuale… quali sono state le guide musicali che vi hanno portato a creare questo vostro stile così unico e peculiare?
Marco: Le guide musicali sono state tante, come numerose sono le sfumature del nostro sound. Diciamo che un posto di prim'ordine ce l'hanno i Cure, i Beatles e tutta la scena avantgarde scandinava ed anglosassone.
Del gruppo di Robert Smith ho sempre adorato l'immediatezza, la capacità di non prendersi mai troppo sul serio alternando malinconia a voglia di vivere. I Beatles invece mi hanno fatto capire come sia possibile esprimere tanto scrivendo una canzone che contiene poche strofe, pochi riff e un ritornello centrale. Sono rimasto colpito dal loro approccio antico, ma sempre efficiente ed espressionista di fare musica.
L'avantgarde, gruppi come Katatonia, Opeth, Anathema, October Tide, sono stati importanti perché mi hanno insegnato a guardare oltre le limitate soglie del metal. E' grazie al loro sound ibrido che ho cominciato ad interessarmi ad altri generi.

Avete registrato il disco negli Outer Sound Studios di Giuseppe Orlando e Max Pagliuso dei Novembre; come vi siete trovati? Ha giocato, nella scelta, un ruolo rilevante il fatto che avessero inciso un disco come "Arte Novecento" molto vicino alla vostra sensibilità musicale?
Marco: Abbiamo cominciato la nostra collaborazione con Giuseppe Orlando e Massimiliano Pagliuso nel 2000, in occasione della registrazione del promo "Secession...". Da quel momento abbiamo pensato che nessuno meglio di loro avrebbe potuto comprendere quello che volevamo raggiungere attraverso la nostra musica. Peppe e Massimiliano sono nostri coetanei, vengono dai nostri stessi ascolti, suonano in una band, che come hai ricordato tu, ha partorito "Arte Novecento", uno degli album che riteniamo più importanti ai fini della nostra crescita musicale. Oltre ad essere dei grandi professionisti sanno mettere a proprio agio i gruppi con cui lavorano. Instaurano un rapporto di complicità e condivisione che pochi produttori sanno creare. Questo, almeno in Italia, li rende unici.

La vostra musica così come il vostro apparato testuale sembrano fortemente legati alla quotidianità, sembra quasi che la vita quotidiana, i suoi luoghi e i suoi eventi siano la vostra nemesi… Qual è il nucleo concettuale di "Undressed Momento"?
Marco: Sì, hai perfettamente ragione. Attraverso la musica è possibile dare un senso alla quotidianità, elevarla fino a vertici impensabili di poesia e irripetibilità. Un titolo come "Undressed Momento" la dice lunga in proposito. L'intimità della vita comune è la sostanza epica della nostra musica. Momenti spogliati che si ergono eroici, travalicano le barriere del personale e affogano nei ricordi di chi ascolta. L'esistenza esoterica di una persona che viene dischiusa per la prima volta è quanto di più bello ed emozionante si possa ammirare.

Una cosa che mi ha colpito è la foto posta alla fine del booklet che raffigura la cover di "Songs from the big chair" dei Tears For Fears, quasi come la traccia di un lontano passato musicale che si continua a rimpiangere; cosa ha significato per voi il pop anni '80 e l'opera dei suoi rappresentanti più illustri?
Marco: La wave-pop anni Ottanta rappresenta esattamente quello che hai detto tu: è una testimonianza del nostro passato, della nostra infanzia. Quando io e mio fratello eravamo bambini passavamo delle ore ad ascoltare "Songs from the big chair" dei Tears For Fears. Era il 1985, le radio trasmettevano electro pop commerciale oppure brani dei Talk Talk ("Such a Shame"), Duran Duran ("The reflex", "Rio", "Wild boys", "Save a prayer"), Spandau Ballet ("True", "Gold", "Parade", "I'll fly for you", "Highly strung"), e Smiths ("Heaven knows I'm miserable now", "How soon is now", "The boy with the thorn in his side"). Un momento indimenticabile delle nostre vite, insomma, che si riverbera oggi nel nostro modo di fare musica.
Comunque nel booklet abbiamo inserito anche una foto dove si intravede la copertina di "Left hand path" degli Entombed. Un modo per significare che nel nostro passato, oltre al pop inglese anni '80, c'è stato anche molto death metal. Il sound dei Klimt1918 affonda le radici in entrambi i generi.

Come nasce un brano dei Klimt1918?
Marco: Nel modo più semplice possibile. Mi siedo sulla poltrona con la mia chitarra acustica a 12 corde e inizio ad improvvisare cantando. Se quello che ne esce fuori mi emoziona, lo propongo agli altri e successivamente tutti insieme procediamo con l'arrangiamento.

Vi giro una domanda che ho già fatto ai Room with a View: come mai una città come Roma ha fatto nascere tre band così simili eppure diverse come Novembre, Klimt1918 e  Room with a View?
Marco: Non te lo so spiegare. Penso che sia un puro caso. In fondo Roma è una grande città e le possibilità che nascano band dalle caratteristiche simili sono molto elevate. Lo stesso è successo a Stoccolma, qualche anno fa. Anche in quel caso le ragioni alle basi dell'esplosione di gruppi death metal avvenuta all'inizio degli anni '90 è rimasto un mistero assoluto.

A proposito cosa ne pensate dell'esordio dei  Room with a View? Ma soprattutto non pensate che un disco come "Arte Novecento" stia rivelando solo oggi la sua forza scardinante e il suo valore artistico?
Marco: I Room with a View sono un gruppo molto interessante. Il loro album "First year departure" ha segnato un precedente qui in Italia. Penso che in futuro sentiremo parlare sempre più spesso di loro. Gli auguro ogni fortuna.
Riguardo "Arte Novecento", cosa dirti che non sia stato già scritto e ripetuto un milione di volte? E' un album fondamentale che molti purtroppo stanno scoprendo solo ora. Se fosse uscito nel 1996, invece che nel 1998, se solo avesse avuto alle spalle una buona casa discografica, sarebbe stato apprezzato da molte più persone. Ma cosa vuoi farci? Purtroppo le cose sono andate in un'altra maniera. L'importante è che il valore dei Novembre alla fine sia stato riconosciuto.

C'è qualcosa nell'attuale panorama metal che vi ha particolarmente colpito?
Marco: Non seguo più la scena metal da diverso tempo ormai. Però mi sono piaciuti molto il debut album degli Edenshade, che conosco personalmente e che reputo una delle realtà italiane più rilevanti, e "Vilosophe" dei Manes. Questi ultimi fautori di una interessante miscela di suoni wave metal ed elettronica.

"Undressed Momento" è un disco molto triste e cupo; quasi un amaro rimpianto di ciò che è la vita; quanto c'è di autobiografico in tutto ciò?
Marco: Non sono d'accordo fino in fondo quando dici che è un disco triste e cupo. In realtà "Undressed Momento" contiene riff anche molto felici e melodici. A me piace parlare di nostalgia, più che di malinconia. La saudade che ci lascia senza parole quando sfogliamo delle vecchie fotografie virate dal tempo, testimonianze di epoche finite che continuano a vivere dentro di noi. La vita è fatta di ricordi belli e brutti. Allo stesso modo la musica dei Klimt1918 ritrae momenti solari ed altri più riflessivi, umbratili.

Cosa ne pensate dell'attuale scena italiana? Se ne parla sempre male, ma tra Dark Luncacy, Novembre, Edenshade, Disarmonia Mundi e Infernal Poetry (per citarne alcuni) mi sembra che non ci sia da lamentarsi…
Marco: Sì, lo penso anche io. Ormai la nostra scena non ha nulla da invidiare a quelle estere. Se solo ci fosse un po' più di collaborazione tra i gruppi sarebbe addirittura perfetta. Peccato che invece regni molta invidia e ci sia una competizione feroce, assolutamente improduttiva.

Avete già un'idea di come sarà il vostro prossimo disco? Cercherete di cambiare ancora, oppure vi muoverete lungo le coordinate di "Undressed Momento"?
Non te lo so dire. Non decidiamo queste cose premeditatamente. Il nostro approccio è molto più immediato e semplice: attacchiamo gli strumenti agli amplificatori, jammiamo a lungo, arrangiamo riff, affiniamo melodie vocali senza renderci minimamente conto di quanto lontano (o vicino) ci porterà la nostra musica.
Comunque io sono dell'idea che l'obiettivo di ogni gruppo debba essere quello di scrivere buona musica, senza preoccuparsi di risultare più o meno innovativo. Non sempre originalità ed evoluzione significano qualità.

Avete dei concerti in programma?
Marco: Certamente, a partire dalla fine di Settembre cominceremo a fare qualche data live in giro per l'Italia. Speriamo di aggiungere alcuni concerti anche all'estero. Sarebbe davvero fantastico. Comunque, chi è interessato a farci suonare può contattarci al nostro indirizzo di posta elettronica info@klimt1918.com. Saremo ben felici di valutare qualsiasi offerta.

Possiamo spendere due parole sul vostro sito…
Marco: E' un sito molto essenziale ma esteticamente assai intrigante. La home page compare all'interno della cornice di un vecchio televisore. Anche 'l'effetto neve' di sfondo è molto catodico. Speriamo di poterlo completare al più presto inserendo altre voci e altro materiale utile. Andatelo a visitare se volete (www.klimt1918.com).

Okay ragazzi è tutto, grazie della disponibilità e ancora complimenti per questo piccolo gioiello di malinconia che è "Undressed Momento". A voi le ultime parole…
Marco: Grazie a te a tutti gli amici di Metallized per lo spazio che ci avete concesso… Ci vediamo in concerto!!!