Klimt1918 "Just in case we'll never meet again"
(Soundtrack for the cassette generation)

::: Recensione tratta da Metallized :::



Con ''Just in case we'll never meet again'' la band capitolina Klimt1918 arriva al fatidico esame del terzo disco, quello chiamato a comprovare l'effettiva consistenza artistica nella carriera di un gruppo. L'esame, diciamolo subito, è ampiamente superato: dopo la defezione del chitarrista Alessandro Pace e la successiva introduzione di Francesco Conte, il gruppo capitanato dai fratelli Soellner dà seguito a ''Dopoguerra'' con un lavoro in cui la vena metal viene leggermente stemperata in favore di sonorità maggiormente improntate all'indie rock ed allo shoegaze.
Laddove il già magnifico ''Dopoguerra''  si presentava come un album stilisticamente piuttosto disomogeneo (con riferimenti ad U2, Katatonia, Interpol, giusto per citare i più evidenti),  ''Just in case we'll never meet again'' segna il ritrovamento di un'identità musicale ben definita ed originale, in cui i Klimt sembrano aver trovato la quadratura del cerchio, il perfetto punto d'incontro tra le sonorità da loro più amate. Il marchio di fabbrica resta però sempre lo stesso: un rock sognante ed etereo, avvolto da una struggente malinconia, che canta la nostalgia, i ricordi, la lontananza, istantanee di volti e luoghi persi in un tempo che ormai non c'è più. La musica, di conseguenza, è un fiume in piena che travolge l'ascoltatore in un susseguirsi di brani dall'alto tasso emozionale, a partire dall'opener ''The breathtaking days'', passando per veri e propri gioielli quali ''Ghost of a tape listener'', ''The Graduate'' e ''Skygazer''. Non mancano ad onor del vero episodi meno riusciti (nella seconda metà del disco si nota un certo calo nel songwriting ed in certi frangenti la 'maniera' fa spesso capolino), ma in generale tutto l'album brilla di luce propria: il classico caso in cui il risultato finale è maggiore della semplice somma delle parti.
Se devo muovere una critica mi sento di farla alla produzione: seppur effettuata da due veterani quali Castillo (mixaggio) e Bogren (mastering) ed in linea con le più blasonate produzioni internazionali, in certi frangenti mi è sembrata fin troppo artefatta e stucchevole; avrei preferito qualcosa di più genuino e di meno 'sofisticato', ma sarebbe come cercare il pelo nell'uovo.
Con questo lavoro i Klimt918 sanciscono una volta ancora la loro superiorità tra i colleghi della scena italiana e non; una magnifica realtà che aspetta solo la giusta consacrazione. Perciò se anche voi amate 'quel sentimento nostalgico e malinconico che con dolcezza aiuta ad affrontare i problemi della vita' fatelo vostro senza neanche pensarci.
Per tutti gli altri dategli una chance, nel caso non dovreste incontrarli mai più.

 (Stefano Asti 'Autumn' - Voto: 80 punti su 100)

... leggi anche lo speciale di Stefano sempre tratto da Metallized,
dedicato alle migliori Gothic Metal bands del 2008
nel quale si parla anche dei Klimt1918,

la recensione di ''Undressed Momento'' e l'intervista di Settembre 2003!