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Prima di mettere il cd nel lettore dello stereo, mi sono
rigirato tra le mani il digipack di questo "Undressed Momento" almeno una
quarantina di volte; tanta, forse troppa, era l'attesa per l'esordio del gruppo
romano, ma giustificata dai ricordi di lunghi pomeriggi tra amici segnati da
sostanze alcoliche, nicotina, foto sgualcite e riflessioni sulla vita, il tutto
con l'accompagnamento sonoro del demo "Secession makes post-modern music".
Dopo quel demo, le mie attese per il cd d'esordio dei Klimt1918 erano alle
stelle, ma tanta era anche la paura di una possibile delusione: invece, come
solo i grandi sanno fare, la band ha trasformato una debolezza in suo punto di
forza ed è andata oltre… oltre sé stessa, oltre "Secession" (…), oltre ogni
aspettativa.
"Undressed Momento" è il risultato di tutto ciò: un disco unico, raffinato e
ricercato, ma ricco di emozioni che si possono toccare quasi con mano. Rispetto
ai compagni di label Room with a View, i quali giocano col male di vivere e
sembrano quasi godere della loro decadenza, i Klimt1918 appaiono invece
disperati e terrorizzati, completamente in balia dello 'spleen' di una monotona
quotidianità.
Quello dei fratelli Soellner è un viaggio musicale a ritroso verso il pop e la
new wave di metà anni '80, il tutto rivisto in un ottica metal, ma suonato con
la raffinatezza di una band padrona degli strumenti.
"Pale Song", l'opening track del cd è l'esempio lampante della 'creatività piangente' dei Klimt1918, dove dark, pop, metal e poesia si fondono a paesaggi
grigi e foschi; "Parade of Adolescence" e "We don't need no music" sono chiaroscuri
a base di Cure e Cocteau Twins mischiati al sapore acre di fine eighties, quando
l'uscita di un vinile della 4AD era ancora un avvenimento da celebrare nella
solitudine della propria stanza.
Ma l'immensità di questo "Undressed Momento" sta proprio nella capacità della band
di sporcare il passato con la forza del presente: ogni singola nota, ogni
passaggio ha la freschezza e l'immediatezza della 'prima volta', ma soprattutto
il gruppo riesce a fondere in maniera invidiabile la materia metal con le
pulsioni pop e dark-wave; ecco allora che brani come la title track o "That Girl"
vivono sospesi tra dolcezza e attacchi raffinati e rabbiosi, mentre squarci
quasi orchestrali, sembrano voler far pentrare una luce già pronta a spegnersi.
"Naif Watercolour" e "If only you could see me now" si nutrono di quel pop epico
che ha reso grandi i Tears For Fears, ma il gruppo inglese viene trasfigurato in
un mare di note che inebria e rapisce allo stesso tempo.
Degna chiusura per "Stalingrad Theme" brano immensamente bello e disperato, che
sembra aprirsi verso un orizzonte lontano, che ci permetta di abbandonare la
prigione della quotidianità.
Ebbene sì la quotidianità, la vita di ogni giorno, le storie semplici, ma
immensamente grandi perché nostre, tutto questo è "Undressed Momento": qui non
troverete l'oscura e pacata riflessione di "Arte Novecento" (Novembre, un disco
ormai cult), né il viaggio solare nel decadentismo incosciente di "First Year
Departure" (Room with a View: immensi), ma solo la disperazione e la tristezza di
una storia che si consuma tra le mura di una casa e le strade affollate di città
egoisticamente deserte: potrebbe essere quella di ognuno di noi, i Klimt1918 ne
hanno scritto la colonna sonora.
Un Digipack elegantissimo, una produzione cristallina e 'caldamente' fredda (ad
opera di Giuseppe Orlando e Max Pagliuso dei Novembre), una band grandiosa dal
punto di vista creativo e musicale, ma soprattutto un disco stupendo destinato a
segnare gli animi tormentati: ecco "Undressed Momento" è tra noi, colonna sonora
di un'esistenza, antidoto contro la disillusione, rimedio contro i nostri vuoti
esistenziali proprio come quel "Songs from the big chair" (dei Tears For Fears)
nella penultima pagina del booklet….. da avere senza remore, non ne potrete più
fare a meno.
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