Klimt 1918

::: Intervista tratta da Metallo Italiano - a cura di Maurizio Gabelli, Luglio 2003 ::: 

... leggi anche le recensioni di "Undressed Momento" e di "Dopoguerra"
e del promo "Secession makes post-modern music" tratte da Metallo Italiano!



È con immenso piacere che vi presentiamo i Klimt 1918, giovane band al debutto per My Kingdom Music. Il loro stile è particolarmente emozionale ed affascinante e riesce nell’ardua impresa di convogliare, in qualcosa di molto personale, esperienze passate e retrogusti musicali a volte totalmente incomparabili. "Undressed Momento" ha stupito molti, vuoi perché d’altronde pur sempre si parla di un debut album vuoi perché di materiale così incantevole non se ne ascoltava da un po' di tempo a questa parte.  Ci parla di questo e di molto altro Marco, il bravissimo cantante della band…


Salve Marco, oltre a congratularmi con voi per il grande risultato ottenuto con "Undressed Momento", vorrei che iniziasti a parlare un po' dell’album, del suo periodo di gestazione e, più in particolare, della scelta del titolo…
Marco:
La gestazione di "Undressed Momento" è stata molto lunga e difficoltosa. Subito dopo l’uscita del demo, nel Febbraio del 2001 ci siamo rinchiusi in sala prove dove per oltre otto mesi abbiamo arrangiato i nuovi brani. Quando Alessandro Pace, nell’Aprile del 2002 ha sostituito il dimissionario Francesco Tumbarello alla sei corde, abbiamo cominciato a lavorare sui provini e sulle pre-produzioni. Due mesi di passione, passati ad Anzio, sul litorale laziale, nel nostro studio casalingo affacciato sul mare.
A Luglio abbiamo registrato la batteria presso gli Outer Sound Studios di Giuseppe Orlando, mentre dopo la pausa di Agosto, per tutto Settembre ci siamo concentrati sul resto. Quello passato in compagnia di Peppe e Massimiliano Pagliuso è stato un periodo incredibile: quattro settimane di impareggiabili emozioni, chitarre da accordare, panini mangiati di fretta, Coca cola gassata, risate, ansia, camomilla, tè freddo, biscotti, e grandi soddisfazioni.
"Undressed Momento" è un titolo che mi venuto in mente un giorno riflettendo sulle emozioni che le melodie dell’album mi trasmettevano. Ho pensato che la nostra musica riproduceva a perfezione quel senso di denudamento che ci assale quando sfogliamo un vecchio diario: appunti di inchiostro sbiadito, la carta ingiallita, gli amori adolescenziali, le fotografie dai colori ormai sabbiosi che ci ricordano qualcosa di profondo, tutti quei richiami esoterici che, come la Medeleine proustiana, scatenano la memoria involontaria e fanno rivivere in noi i momenti lontani nel tempo. Momenti spogli che ci ricordano la caducità della vita e la brevità della nostra gioventù.

La vostra etichetta parla della vostra musica come di Post Modern Art; ritenete consona alla vostra opera tale definizione?
Marco: Sì decisamente. L’aggettivo post moderno ci va benissimo. Incarna a perfezione il carattere multiplo della nostra musica, fatto di reminescenze, citazioni, riferimenti. La nostra è musica bricoleur, incarna a perfezione il nostro essere artisti del consumo. Siamo figli di una società che ha superato la massificazione e ci ha insegnato a leccare le nostre ferite identitarie comprando, copiando, smembrando quelli che un tempo erano i concetti puri. Klimt 1918 come simbolo della permeabilità postmoderna dunque…

A proposito, credo sia giusto spendere due parole in favore della My Kingdom Music, che a mio parere sta facendo davvero un ottimo lavoro!
Marco: La My Kingdom Music è un’etichetta giovane ma già molto affermata. Si è saputa districare nell’underground in maniera impeccabile, fornendo ai gruppi che ha messo sotto contratto un’ottima promozione e delle produzioni all’altezza di quelle europee. Francesco, il titolare della label, è una persona veramente disponibile, sempre pronta a farsi in quattro per offrire il meglio ai suoi assistiti. Sono sicuro che in futuro avrà delle grossissime soddisfazioni.

Cosa pensate dei vostri compagni d’etichetta Room with a View? Vi conoscete personalmente?
Marco: Certamente, vivendo nella stessa città le occasioni per fare quattro chiacchiere ci sono sempre, inoltre mio fratello avrebbe dovuto suonare le parti di batteria del loro "First Year Departure" se solo non fosse stato estremamente impegnato con la tesi di laurea.
I RwaV sono un gruppo molto valido. Se considerate che Francesco e Alessandro sono giovani e hanno praticamente debuttato con questo cd, c’è da credere che in futuro raggiungeranno picchi qualitativi ancora più alti.

Comunque, tornando a noi, come siete arrivati alla scelta del monicker Klimt 1918 dopo che, ricordiamolo, avevate inciso del precedente materiale a nome Another Day?
Marco: Quando si sono sciolti gli Another Day, io e mio fratello avevamo deciso di intraprendere un discorso musicale differente. Per questo motivo abbiamo pensato che sarebbe stato un controsenso continuare con il vecchio monicker. Così ho pensato a Klimt 1918, unendo il nome dell’artista più rappresentativo della secessione viennese all’anno in cui, secondo Hobsbavn, inizia il novecento, il così detto “Secolo Breve” (1918–1989). Un modo per coniugare insomma l’ideale di tradizione e innovazione, rovine e rinascita del nostro sound...

Quali sono, oggi, le maggiori differenze tra i due gruppi?
Marco: Gli Another Day erano un gruppo sostanzialmente death metal, nonostante negli ultimi tempi avessero, a livello di sonorità, ben più di un elemento in comune con i Klimt 1918. Componevano canzoni di oltre dieci minuti, avevano un approccio molto più progressivo e tecnico, erano dispersivi e manieristi.
Noi siamo minimali, immediati. Cerchiamo la forma canzone, non disdegniamo i ritornelli. Quello che non è variato invece è l’amore per la melodia. Gli Another Day, nonostante fossero più estremi, suonavano roba assai armonica.

Tra le vostre fonti di influenza vengono citate numerose bands, come siete giunti alla creazione di qualcosa di così personale visto il copioso bagaglio culturale che vi portate alle spalle?
Marco: Non te lo so dire. E’ una cosa non premeditata che ci risulta piuttosto naturale. E’ come se tutte le nostre influenze si rovesciassero nel nostro sound senza mai prendere completamente il sopravvento. Per questo mi piace parlare di post modernismo. La tendenza sincretica dei Klimt 1918 mi sembra decisamente postmoderna.

Potete parlarci dei campionamenti che compaiono in "Undressed Momento"? Sono citazioni o vostre creazioni?
Marco: Le voci appartengono ad Antonine Artaud, il grande teorico francese autore di opere visionarie come il “Manifesto del Teatro della Crudeltà” e “Van Gogh o il Suicidato della Società”. Abbiamo usato stralci dell’ultima trasmissione radiofonica del 1947 a cui prese parte: una lunga invettiva contro il mondo occidentale e i suoi simboli intitolata “Per farla finita col giudizio di Dio”. Artaud la registrò poche settimane dopo essere uscito dal manicomio dove rimase rinchiuso a lungo e dove venne sottoposto a durissime sedute di elettroshock. Le declamazioni di Artaud sono assolutamente farneticanti ma contengono dei picchi emozionali elevatissimi. Bellissimo a mio parere lo stralcio che si può udire all’inizio di "We don’t need no music" che dice “Ho capito che il passato, il presente, la dimensione, il divenire, il futuro, l’avvenire, l’essere,  il non essere, l’io, non significano più nulla per me”. Una frase struggente, desolante, perfettamente in linea con il mood sospeso e disperato del pezzo.

Un pezzo che mi ha davvero incuriosito è la conclusiva nonché fantastica "Stalingrad Theme", che si discosta abbastanza dalle altre canzoni per una verve più metallica... il fatto che si trovi a conclusione dell’album sta ad indicare forse che in futuro ci dovremmo aspettare dai Klimt 1918 quel tipo di materiale?
Marco: I Klimt 1918 discendono dal death metal, è bene ricordarlo. Un'eredità quella estrema che a volte prende il sopravvento nelle nostre canzoni dando origine ad esperimenti ibridi come "Stalingrad Theme": batteria doppia cassa trita ossa, chitarre black metal style, ma linee vocali ed armoniche assolutamente pop. I Beatles che jammano con gli Emperor… In futuro ci sarà sempre spazio per ”pastiche” come questo…

La vostra collaborazione con Francesca Di Leandro, come è nata e come siete entrati in contatto con lei?
Marco: Abbiamo conosciuto Francesca grazie ai Morgana’s Kiss, un gruppo gothic metal di Roma che si è avvalso della sua collaborazione per l’artwork del loro cd autoprodotto. Rimasti folgorati dal suo stile elegiaco, onirico, armonico l’abbiamo contattata e da lì è nata una proficua collaborazione. Gli abbiamo dato una copia del cd, le fotografie per il libretto e la copertina e lei ha pensato al resto elaborando il layout che potete vedere.

Cosa ci dite invece del fatto di lavorare assieme a Giuseppe Orlando e Massimiliano Pagliuso dei Novembre? Le orchestrazioni di quest’ultimo sono state una sua proposta oppure vi eravate già accordati?
Marco: Lavorare con Giuseppe e Massimiliano è sempre un piacere. Sono nostri coetanei quindi hanno il raro dono di metterti a tuo completo agio mentre registri. Il rapporto tra qualità e prezzo è ottimo e l’ambiente degli Outer Sound è confortevole… Tutti ingredienti fondamentali per lavorare serenamente e nel modo più professionale possibile. Le orchestrazioni sono nate in studio per nostro volere. Conoscendo l’abilità di Massimiliano con le tastiere midi lo abbiamo subito caldeggiato ad inserire qualche partitura nei nostri brani. Lui si è dimostrato subito disponibile e nel giro di un pomeriggio ha composto e arrangiato gran parte del materiale.

Ancora un paio di domande… cosa rappresenta il volto sfocato in copertina?

Marco: Rappresenta una figura femminile sfocata dal movimento che sta compiendo sotto l’acqua. C’è qualcosa di estremamente lieve e rilassato nella sua espressione. Esprime un lasciarsi andare dolce ed intimo… Riposare per qualche secondo in una vasca da bagno, magari in compagnia della musica giusta.
Quando l’abbiamo vista spulciando l’interminabile archivio di Eloisa, una nostra amica che si occupa di fotografia di moda, abbiamo subito pensato che si sarebbe adattata perfettamente al titolo e agli umori dell’album.

Immagino che al più presto intraprenderete un tour promozionale o comunque sarete in giro per promuovere il vostro lavoro, volete anticiparci qualche data già concordata?
Marco: A partire da Settembre cominceremo una serie di concerti in giro per la penisola. Niente comunque di paragonabile ad un vero e proprio tour. Date e luoghi sono ancora tutti da definire.

Bene, ti lascio carta bianca per le ultime considerazioni.
Marco: Voglio ringraziare te e tutti gli amici di Metallo Italiano per lo spazio che ci avete concesso. Spero un giorno di conoscervi tutti di persona, magari ad un concerto dei Klimt 1918.