Klimt
1918
::: Intervista tratta da
Moonlight Web Magazine - di Tony Aramini :::
Leggi la recensione di "Dopoguerra" tratta da Moonlight!
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Il sound dei Klimt 1918 mi ha davvero entusiasmato, molte bands si limitano a ricalcare senza ritegno lo stile di maestri quali Anathema e Katatonia, voi invece vi siete ispirati a loro solamente allo scopo di creare un qualcosa di notevolmente personale, in cui le influenze della New Wave anni '80 giocano davvero un ruolo molto importante. In che modo si è sviluppata questa varietà di influenze? Marco: Tutti noi ci sentiamo debitori nei confronti della new wave. E' la musica con cui è cresciuto chi, come noi, è nato negli anni '70. Gruppi come Ultravox, Smiths, Cure, Tears For Fears, U2, Duran Duran all'epoca riempivano i palinsesti di radio e televisioni. Per me è stato assolutamente naturale riversare queste influenze nelle nostre canzoni. Poi c'è da dire che la pop music dell'epoca era molto immediata e minimale. Proveniva dal post punk e rappresentava l'antitesi della tradizione colta e progressiva degli anni '70. In poche strofe diceva tutto e lo faceva nel modo più esauriente possibile. Questo modo diretto, senza fronzoli di intendere la forma canzone è lo stesso dei Klimt 1918.
All'ascolto del disco si denota subito una maturità di songwriting e di esecuzione che pare davvero inspiegabile per una band al primo disco. In realtà tu e Paolo prima di formare i Klimt 1918 suonavate negli Another Day, quanto è stata importante questa band per ciò che è venuto dopo? Marco:
L'esperienza Another Day è stata fondamentale. Con questo gruppo a partire
dal 1995 sono entrato in studio ben quattro volte. Mio fratello tra
Omicron, VII Arcano e altre collaborazioni cinque. Quando nel 2000 siamo
entrati in studio per registrare il nostro promo, sapevamo perfettamente
come funzionavano certe cose. Specialmente dal punto di vista emotivo: sei
più freddo, riesci a mantenere meglio la calma, non ti scoraggi tanto
facilmente, conosci qualche trucco che può risultarti utile.
Purtroppo non ho mai avuto la possibilità di ascoltare gli Another Day, ma mi è stato detto da chi li ha ascoltati che si trattava di una band piuttosto valida. Mi risulta che la band agisse in territori Progressive Death Metal, quindi mi chiedevo se tu all'epoca già facessi uso della voce pulita oppure ti cimentassi con un growl indubbiamente più adatto a quel tipo di proposta musicale. Marco:
Negli Another Day io suonavo solamente la chitarra. Ad occuparsi delle
vocals era Fabio Brienza. Per il resto, stilisticamente parlando i punti
in comune tra le due band, sono notevoli. Gli Another Day suonavano un
death metal ibrido e melodico in cui confluivano diverse influenze.
Però a differenza dei Klimt 1918 usavano anche le scream vocals e
componevano canzoni lunghissime dove ripetizioni, ritornelli, refrain
erano banditi. Nel '97 registrammo "Fireworks Outside - Black Butterflies
over the petals of the sun" un mini cd purtroppo rimasto inedito,
composto da un'unica suite di 26 minuti. Musica complessa, tecnica e
quindi decisamente progressiva. Nel '98 è stata la volta di "Be Nothing
but a bit of cold2, l'ultimo demo ufficiale della band, un lavoro meno
intricato ma più vicino alla proposta dei Klimt 1918. Si trattava di
avantgarde metal melodico e cinematografico (avevamo arricchito il tutto
con samplers di film di Abel Ferrara e Louis Bunuel). Poco prima di
scoglierci nel 1999 in sala prove abbiamo cominciato a provare "Fever" e "Schmerzwerk
1976", due delle canzoni incluse poi sul demo dei Klimt 1918. Questo per
sottolineare quanto le due band fossero legate.
Ti va di parlarmi un po' dei concetti espressi dalle liriche dell'album? Si tratta di testi in linea con l'aria malinconica che si respira nell'album? Marco: "Undressed Momento" è soprattutto un album della nostra nostalgia. Ricordi che riaffiorano all'improvviso, violentemente, quando leggiamo una vecchia lettera, guardiamo delle foto virate dal tempo. La malinconia è uno stato d'animo troppo distinto e caratterizzante che spesso assume caratteri solo negativi. Le nostra musica invece è umorale, chiaroscurale, racconta persino la gioia di vivere. Riguardo la parte cantata in italiano di "We don’t need no music" cosa mi dici ? Si è trattato di un esperimento isolato o è qualcosa che ripeterete in futuro? Marco: Per adesso si tratta di un esperimento isolato, ma non nascondo che in futuro si possa ripetere questa esperienza.
La rabbia di "Stalingrad Theme" chiude il disco 'con il botto'. La sua posizione in scaletta non credo sia stata casuale, o sbaglio? Marco: Hai ragione. "Undressed Momento" è volutamente concluso da "Stalingrad Theme", forse la canzone più sperimentale dell'album. Abbiamo voluto rileggere in chiave death metal una canzone pop aggiungendo ad una linea vocale molto melodica una sezione ritmica in doppia cassa. Quello che ne è uscito fuori è un bizzarro ibrido musicale. L'esempio perfetto di quello che noi definiamo Post Modern Music – generi musicali apparentemente distanti tra di loro che si fondono senza per questo perdere completamente le loro caratteristiche.
Avete
registrato agli Outer Sound Studios, dunque in collaborazione con Giuseppe
Orlando e Max Pagliuso dei Novembre. Quanto è stata importante il loro
apporto per la buona riuscita del disco? Marco: E' stato molto importante. Subito dopo aver registrato il demo da loro ci siamo resi conto che nessun altro avrebbe potuto entrare nella nostra musica con la stessa attenzione e dedizione. Ci sono stati dei momenti in studio in cui non c'era bisogno nemmeno di parlare. Giuseppe e Massimiliano sapevano già in anticipo quello che volevamo raggiungere. E' questo tipo di empatia tra produttore e musicista che rende grande un album.
Questa è una
domanda che sicuramente vi avranno fatto in tanti, ad ogni modo sarei
curioso di sapere da dove deriva il nome Klimt 1918. Marco: Decorativo, quasi bizantino, liberty, floreale, e al tempo stesso espressionista, sublime e straziante nel suo modo erotico e mortifero di intendere la pittura: Gustav Klimt fu tutto questo e anche di più. La sua natura ambivalente, ibrida, estremamente duttile che lo ha reso divo – ispiratore delle Secessione, terrorista ma anche cantore del Finis Austria, è affascinante. I quadri che dipinse sono colorati, tremendamente armonici, ma anche misteriosi, grotteschi. Nelle forme liquide e rotondeggianti trovano posto creature d'alabastro scarne, macilente. Quello che adoro e trovo decisamente vicino al mio modo di intendere l'arte è questo eterno binomio tra bellezza e patimento, equilibrio e disfacimento. La musica dei Klimt 1918 vuole essere dunque colore, raffinatezza, ma anche morte, abbandono, il male silenzioso e armonico che si abbina con le tonalità del bello e del sublime. La data 1918 ha un doppio significato. E' l'anno della morte dell'artista ma è anche l'anno che sancisce la fine della prima guerra mondiale, e quindi, del vecchio secolo. Secondo Hobsbavn, un famoso storico svedese, il novecento è nato proprio nel '18. Mi piaceva l'idea di celebrare con il nome Klimt il punto di contatto tra ciò che finisce e ciò che comincia: il classicismo ottocentesco sostituito dall'espressionismo e dalle sue paure, le sue passioni. Klimt 1918: musica delle macerie dove nuovo e vecchio si confrontano.
La My Kingdom
Music seppur giovane come label si è messa molto bene in luce grazie a
proposte sicuramente di alto livello. Come vi trovate a lavorare con loro
? E cosa ne pensi delle bands vostre compagne di etichetta? Marco: La My Kingdom è un'etichetta che ha saputo tramutare in realtà il sogno di molti giovani musicisti. Solo per questo merita tutta la mia stima. Quando si lavora nell'underground, spesso ci si imbatte in gente poco professionale che ti offre poca considerazione e prodotti decisamente scadenti. Francesco Palumbo invece ha attuato una politica basata sulla qualità: una manciata di gruppi promettenti, una promozione capillare, confezioni digipack curatissime, un'attitudine estetica molto al di sopra della media. Lavorare con questa label è quindi assai stimolante. Siamo in buoni rapporti con tutti i gruppi dell'etichetta. I miei preferiti rimangono i nostri concittadini Room with a View, che l'anno scorso hanno fatto uscire un gran bell'album e si apprestano a registrare del materiale nuovo davvero esplosivo.
Avete già iniziato a lavorare a qualcosa di nuovo? In che direzione si muoverà la band prossimamente? Insomma, è lecito aspettarsi un altro disco così intenso ed imprevedibile? Marco: Io spero sinceramente che il prossimo disco possa piacere tanto quanto è piaciuto "Undressed Momento". In queste settimane stiamo lavorando ai nuovi pezzi, anche se la preparazione in saletta per gli imminenti live ci portano via un mucchio di tempo. Ad ogni modo il nuovo materiale è decisamente più diretto. Immaginate gli U2 che jammano con chitarre a sette corde e batteria doppia cassa.
Bene Marco, con questa giungiamo al termine, grazie per l'interesse. Ti va di aggiungere altro a quanto già detto? Marco: Grazie a te per l'interessante intervista. Ricordo che le informazioni inerenti la band, il disco e i concerti sono disponibili sul nostro sito www.klimt1918.com. Colgo l'occasione per salutare tutti quelli che hanno supportato la musica dei Klimt 1918. Non finiremo mai di ringraziarvi. |