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Quell'ipocondriaco
di Gustav Klimt morì nel 1918 lasciando la nave poco prima della disfatta, non
vedrà mai le sorti della secessione tedesca (e del ver sacrum) né la fine
dell'Impero Asburgico (o la fine della Prima Guerra Mondiale, se preferite). Non
vedrà nemmeno i primi passi della crescita dell'importanza popolare e le
associate speranze.
Riavvolgimento del nastro.
I Klimt 1918 mi piacciono un casino. Nel loro nuovo lavoro
"Dopoguerra"
ritroviamo l'entusiasmo dei primissimi U2, e la simmetria genuina degli Interpol…
Questo cd in realtà potrebbe essere l'album segreto, e il migliore, dei My
Bloody Valentine!
La caratteristica principale di tutte le canzoni è senz'altro uno stile ibrido,
in continua evoluzione di contrasti fra eleganza acustica e impeto rock. Ogni
brano ha una grande carica evocativa, vi assicuro che ritroverete sensazioni
legate a istanti significativi del vostro passato; particolarmente degni di nota
sono gli intrecci di chitarre e le sezioni ritmiche di
"Nightdriver"
e di "Snow
of '85"… da ascoltare con la luce
spenta. La voce è calda e screziata di mille inflessioni e dà ancora più
sostanza ai testi, per la maggior parte in inglese, che mettono a nudo la
pregiata personalità del cantante.
"Dopoguerra" è la celebrazione
dell'Io pensoso, dandy ma non cinico e ottimista sulle possibilità future. Il
mondo fuori può infuriare ma io continuerò a cantare nella pace più assoluta.
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