Klimt 1918 "Dopoguerra"

::: Recensione tratta da Music Boom, 26/05/2005 :::


Emozione n. 1918

Con i Klimt 1918 ogni volta è la solita storia: prima di aprire il disco rimango ad ammirare quel cielo rosso in copertina, presagio di una delicata disperazione, di un lieve disagio che mi accompagnerà per quaranta minuti.
Momenti in cui tutto intorno a me diventa bianco, sospeso nell'aria, sorretto solo dalle emozioni contrastanti che questa band riesce a regalare, sprazzi di lieve gioia, sorrisi accennati, fino all'abisso, profondo rosso...
E' un inno nazionale di forte impatto emotivo che apre l'album: presagi di libertà che durano poco, un minuto al massimo, per poi piombare nel regime dei Klimt 1918. Ed è qui che le cose iniziano a farsi serie: non credo di esagerare nel dire che ci troviamo di fronte agli eredi di un gruppo che porta il magico nome di Anathema, quelli del periodo "Judgement/Alternative 4", album che hanno segnato davvero nel profondo migliaia di anime. E le suddette anime potranno finalmente, con questo "Dopoguerra", trastullarsi nuovamente in pensieri malinconici, come la bara bianca di un bimbo innocente che ti fissa dall'ignoto, e che nell'ignoto ti trasporta.
Rispetto al debut "Undressed Momento" (un'altra perla, ovvio) le parti più prettamente metal sono state maggiormente accantonate per dar spazio a suggestioni rock e soprattutto pop, dal vago sapore U2; ma sono presenti anche atmosfere di chiara matrice Cure, quelli più scanzonati e fluidi tanto per intenderci, il tutto però amalgamato e unito sotto un unico comune denominatore di originalità, freschezza e personalità.
I primi secondi dell'opener "There were wed by the sea" ci indirizzano verso quella che si rivelerà una delle canzoni più belle del disco: un susseguirsi di emozioni che scorrono via come l'acqua, ma che non si asciugano con il tempo, rimangono ben impresse e lasciano il segno. Le stesse parole appena scritte si possono spendere per le successive, bellissime "Snow of '85", "Rachel", l'oscura "Beacuse of you, tonight", l'apocalittica "La Tregua", la sofferta "Sleepwalk in Rome".
Ognuno di voi potrà trovare del suo in queste canzoni, sensazioni private, non comunicabili, ma resta comunque il fatto che ci troviamo dinanzi a qualcosa di semplicemente bello.
"Dopoguerra" è per chi scrive uno dei tre migliori dischi targati 2005, e qualcuno in Italia dovrà pur accorgersene: ci sono tutte le potenzialità per sfondare, e riportare qualcosa di buono in cima alle classifiche.
Anche se a conti fatti non credo alla band importi qualcosa. Dopo tutto il loro compito è stato già portato a termine: l'Arte.

Siamo di fronte alla testimonianza che il cammino verso la maturazione continua inesorabile: mi viene quasi da chieder loro dove abbiano intenzione di arrivare...

(Andrea 'BurdeN' Benedetti - Voto: 4/5)

... leggi anche le recensioni di "Undressed Momento"
e di "Just in case we'll never meet again" tratte da Music Boom,

nonché l'intervista del 2008!