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Con i Klimt
1918 ogni volta è la solita storia: prima di aprire il disco rimango ad ammirare
quel cielo rosso in copertina, presagio di una delicata disperazione, di un
lieve disagio che mi accompagnerà per quaranta minuti.
Momenti in cui tutto intorno a me diventa bianco, sospeso nell'aria, sorretto
solo dalle emozioni contrastanti che questa band riesce a regalare, sprazzi di
lieve gioia, sorrisi accennati, fino all'abisso, profondo rosso...
E' un inno nazionale di forte impatto emotivo che apre l'album: presagi di
libertà che durano poco, un minuto al massimo, per poi piombare nel regime dei
Klimt 1918. Ed è qui che le cose iniziano a farsi serie: non credo di esagerare
nel dire che ci troviamo di fronte agli eredi di un gruppo che porta il magico
nome di Anathema, quelli del periodo "Judgement/Alternative 4", album che hanno
segnato davvero nel profondo migliaia di anime. E le suddette anime potranno
finalmente, con questo "Dopoguerra", trastullarsi nuovamente in pensieri
malinconici, come la bara bianca di un bimbo innocente che ti fissa dall'ignoto,
e che nell'ignoto ti trasporta.
Rispetto al debut "Undressed Momento" (un'altra perla, ovvio) le parti più
prettamente metal sono state maggiormente accantonate per dar spazio a
suggestioni rock e soprattutto pop, dal vago sapore U2; ma sono presenti anche
atmosfere di chiara matrice Cure, quelli più scanzonati e fluidi tanto per
intenderci, il tutto però amalgamato e unito sotto un unico comune denominatore
di originalità, freschezza e personalità.
I primi secondi dell'opener "There were wed by the sea" ci indirizzano verso
quella che si rivelerà una delle canzoni più belle del disco: un susseguirsi di
emozioni che scorrono via come l'acqua, ma che non si asciugano con il tempo,
rimangono ben impresse e lasciano il segno. Le stesse parole appena scritte si
possono spendere per le successive, bellissime "Snow of '85", "Rachel", l'oscura
"Beacuse of you, tonight", l'apocalittica "La Tregua", la sofferta "Sleepwalk in
Rome".
Ognuno di voi potrà trovare del suo in queste canzoni, sensazioni private, non
comunicabili, ma resta comunque il fatto che ci troviamo dinanzi a qualcosa di
semplicemente bello.
"Dopoguerra" è per chi scrive uno dei tre migliori dischi targati 2005, e
qualcuno in Italia dovrà pur accorgersene: ci sono tutte le potenzialità per
sfondare, e riportare qualcosa di buono in cima alle classifiche.
Anche se a conti fatti non credo alla band importi qualcosa. Dopo tutto il loro
compito è stato già portato a termine: l'Arte. |