Klimt1918 "Just in case we'll never meet again"
(Soundtrack for the cassette generation)

::: Recensione tratta da Music Boom, 09/06/2008 :::
Genere: Indie rock


Malinconia e speranza a tinte tricolori

Incantati dall'intenso connubio sonoro di malinconia e speranza che, nel precedente "Dopoguerra", raffigurava magistralmente le sensazioni ossimoriche cagionate dall'attesa fine del fascismo in Italia, ci appropinquiamo ad ascoltare il terzo capitolo della discografia dei Klimt1918 con indubbia curiosità. La bellezza trasfigurante di "Dopoguerra" è, infatti, un precedente piuttosto scomodo, che rischia di far sfigurare qualsiasi album non all'altezza del suo candido spessore emotivo. Per fortuna, "Just in case we'll never meet again" supera egregiamente la prova, attestandosi su livelli qualitativi a dir poco encomiabili.
Ciò che sbalordisce, in particolar modo, della creatività della band romana è la capacità di rendere viva, in una manciata di canzoni, quella fragilità emozionale tipica dell'età dell'adolescenza, senza mai cadere nello stucchevole o nel reiterato. Il nuovo lavoro riesce, infatti, a mantenersi saldamente in equilibrio lungo quella linea musicale che separa l'esistenziale senso di tristezza dalla positività inconscia della vita, trasponendo nelle vene tricolori dei Klimt1918 il gusto melodico propriamente britannico dei vari Anathema, The Cure, Interpol, ecc.. Si respira la spensieratezza nostalgica del miglior sentire italiano – quello artistico, letterario, poetico assolutamente estraneo a qualsivoglia becera rappresentazione mass-mediatica o politica del Belpaese – durante i cinquanta minuti (e nove secondi) di un album che, con maturità, cuce insieme sprazzi di alienante shoegaze (da incorniciare l'astrattismo magnetico dell'opener "The breathtaking days"), decisamente in primo piano in quasi ogni canzone, con le soffici atmosfere dark dei The Cure più meditativi ("Ghost of a tape listener"), senza dimenticare aperture indie rock anni '80 (la toccante "Just an interlude in your life") e qualche improvviso bagliore metallico che male non fa.
La voce timida di Marco Soellner rende letteralmente ipnotica "The Graduate", ballad romantica d'altri tempi che raggiunge il suo acme espressivo durante il sofferto refrain, mentre è il tocco malinconico delle chitarre a dare una marcia in più alla grinta luminosa della title-track, nonché al gioiellino "Atget", il quale conduce l'ascoltatore tra le magiche vie di una Roma che sa di anni '60. Una delle armi segrete di "Just in case we'll never meet again" è poi l'efficacia dei chorus, finora mai così diretti e immediati. Esemplificativa a riguardo è "Suspense Music", la canzone-simbolo del cd: quattro minuti in cui il dinamismo delle strofe, con drumming martellante in primo piano, sfocia in un chorus catchy che non si toglie più dalla testa. Per la terza volta consecutiva, i Klimt1918 sono riusciti nell'impresa di dar forma musicale a un caleidoscopio di emozioni stratificate, nel cui spirito icastico è condensata in toto la migliore melodia rock italiana.

Lo splendore creativo di "Dopoguerra" viene confermato da un disco dark/indie/rock completamente fondato sull'emotività!

(Davide Sisto - Voto: 4.5/5)

 ... leggi anche le recensioni di "Undressed Momento" e di "Dopoguerra"
tratte da Music Boom, nonché l'intervista del 2008!