Klimt 1918 "Dopoguerra"

::: Recensione tratta da Noizeitalia :::


 

Parlando del bellissimo "El Cielo" si era accennato all'arrivo di un nuovo filone 'emozionale' che avrebbe sicuramente influenzato la scena rock-alternative internazionale. Il capolavoro degli allora semisconosciuti Dredg ha segnato non poco la tendenza del periodo, creando la solita vagonata di gruppi e richiami poco riusciti; difficili da accettare, ma un disco in grado di rivaleggiare ad armi pari, se non addirittura surclassare "El Cielo" dei Dredg lo abbiamo fatto proprio noi italiani 2 anni fa.
"Undressed Momento" un album in lingua inglese prodotto nel 2002 da un gruppo romano, i Klimt 1918, passati, come al solito, quasi del tutto in sordina nel nostro paese: un gioiello di post-metal emozionale e catartico, lunare e potente, melanconico e oscuro, colato a liquido in richiami anni '80 continui; un piccolo capolavoro in un mare di mediocrità puntualmente snobbato dai più.
Neanche il tempo di farselo entrare nelle vene ed ecco che esce il loro secondo album: "Dopoguerra".
Con una responsabilità del genere sul groppone il rischio di ripetersi era per forza di cose troppo alto; "Dopoguerra", infatti, punta a seguire le orme del disco precedente dimostrando in un modo o nell'altro la maturazione che tutti si aspettavano. Il missaggio, i suoni, le idee, sembrano voler riprendere il discorso da dove l'avevamo lasciato, un 'continuo' che si incastra perfettamente, ma che già dal primo brano "They were wed by the sea" irradia inaspettata luce solare, ottimismo, speranza. Rispetto ad "Undressed...", "Dopoguerra" è difatti più luminoso, più aperto, meno oscuro, più veloce, più suonato e ancora più melodico e delicato, totalmente incentrato sul concetto di convalescenza, di recupero, di rinascita; logico, tutto il disco vuole essere etereo, vuole generare atmosfera 'in crescendo', più ricercato nelle melodie spensierate ma meno introspettivo e personale, più emozionale ma meno delicato. 
Volutamente è proprio la componente metallica vecchio stile a perdere peso, lasciando spazio ad un'anima di puro post-rock alternativo che, senza negarlo, si ispira palesemente ai citati Dredg di "Leitmotif" ("Sleepwalk in Rome") così come alle aperture terse e ariose di "El Cielo", portate a livelli addirittura più potenti e compatte. 
Riferimenti palesi ma mai plagio, i Klimt sanno camminare perfettamente con le loro gambe e l'elemento '80 rimane l'esoscheletro di tutto... le melodie affannate, delicate e soprattutto quel continuo brillare acustico della chitarra in ogni pezzo (come fanno gli U2 nell'intro della famosa "Where the streets have no name" per rendervi l'idea), una sensazione di profondità, è magia bella e particolare che anche questa volta il gruppo romano riesce a piegare al proprio volere.
Questo non significa che la potenza venga meno, anzi, non manca mai il crescendo dei pezzi che diventano pieni, potenti, suonati, fino all'inserirsi della tanto amata doppia cassa che anche questa volta scatena il terremoto nel sottobosco di un tappeto sonoro sempre melodico e luminoso, così come non mancano quei riff che impastano l'incedere prima di inaspettate pause delicate, prima di parti strumentali alte e struggenti, così come le trovate del bravissimo batterista che non finirei mai di elogiare...
"Dopoguerra" è bello, è perfetto nel suo essere la maturazione consapevole di qualcosa che è stato e che non potrà mai ripetersi, delinea strade diverse e purtroppo anche più prevedibili rispetto all'originalità e alle trovate immense della prima grande prova, ciò nonostante rimane uno degli album più belli e particolari dell'intero filone 'emozionale' sopraccitato.
Dieci brani che riaffermano la qualità dei Klimt 1918. Dieci brani piacevoli e suonati che gireranno per giorni nel vostro stereo... Per il resto l'obiettivo è stato raggiunto in pieno, i giochi sono fatti, godetevi questo ennesimo gioiello sonoro, questo regalo... vantatevi per una volta di essere italiani con i vostri amici, e soprattutto... se lo stanno ancora cercando, ditegli che "Dopoguerra" è il primo colpo grosso del 2005.

(RyRySong)

... leggi anche la recensione di "Undressed Momento" tratta da Noizeitalia qui!