Klimt 1918  - Promo-Cd 2000

"Secession Makes Post-Modern Music"

::: Recensione tratta da Psycho! nr. 45, Febbraio 2001 - Demo del mese :::



Roma, Gennaio 2001. Un'altra band da consegnare agli Altri. Un altro nome con il quale riempirsi la bocca innanzi agli Altri. Gli Altri, quelli che fino a poco tempo fa hanno guardato, talvolta a ragione, le bands nostrane dall'alto in basso. I Klimt 1918 con tutta la propria eleganza stilistica prettamente mitteleuropea hanno deciso di prendere un fumoso treno notturno per viaggiare sulle ali del buon gusto attraverso la malinconia, il sentimento più profondo e la durezza più riflessiva della disillusione, alla ricerca della perfetta melodia, del refrain più corale, di quel coro che non può rimanerti nei pensieri.
Precedentemente conosciuti come Another Day (perfetta creatura a cavallo tra death e tradizione prog classica alla Opeth/Edge of Sanity), questi giovani capitolini guidati dai fratelli Soellner non si nascondono dietro al candore della semplicità del già sentito, bensì cercano di uscire da essa rimanendo comunque innamorati dei piaceri inconsci derivanti proprio da quest'ultima, per trarre ciò che ad altri può risultare impossibile. I Klimt 1918 riescono a coniugare in un'unica entità tutta la verve noir che i Novembre (ospiti in toto e principali fautori della produzione di questo "Secession Makes Post-Modern Music") hanno scolpito sapientemente in tre album, con il verbo morboso riconoscibilmente scandinavo degli ultimi Katatonia (per intenderci quelli innamorati di Jeff Buckley) in una veste scarna ed androgina, non lontana dalla raffinatezza di certo neo dandy bands anglosassoni che assume il fascino di un 'collage' dal gusto visivo vagamente klimtiano (tanto per rimanere in tema). Potrei dire altro? Certo, ma ulteriori parole ben più grette di quelle necessarie finirebbero per rovinare questa ricercata e vellutata sorpresa che ben presto metterà in bella mostra in una galleria sobria e lucente le proprie opere, proprio come solo un degno artista può fare!

 (Roberto Pantano)