Klimt 1918 "Dopoguerra"

::: Recensione tratta da Resurrecturis, 03/04/2005 :::

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Grazie a Laura e Roberto per la segnalazione!
Oltre alla recensione vera e propria,
ci tenevo a riportare anche alcune righe scritte da Roberto,
dopo avergli dato la mia opinione sulle parti di batteria del nuovo disco...
 

"Dopoguerra" è un album davvero strepitoso. Più l'ascolto e più mi piace. Penso sia ancora più maturo di "Undressed Momento" e le parti di batteria, in effetti, sono uno dei punti vincenti dell'intero lavoro... ci sono un sacco di passaggi per nulla banali che valorizzano delle canzoni già di per sé stupende. Non penso di sbagliare se affermo che Paolo è uno dei batteristi più fantasiosi che la scena rock/metal può vantare attualmente.


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Il talento non lo puoi comprare. Puoi affinare la tecnica o infarcire il tuo stile di elementi che rendano la proposta musicale sempre fresca e al passo con le attuali tendenze, ma il talento no, non lo puoi acquisire con il tempo, né spendendo ore e ore in sala prove e nemmeno cercando di rincorrere un filone particolarmente fortunato. Quel che è certo è che i Klimt 1918 di talento ne hanno da vendere. Già in "Undressed Momento" ne diedero una prova, confezionando un lavoro che sarebbe alquanto banale e riduttivo apostrofare semplicemente come stupendo.
Oggi, con il loro secondo album in studio i quattro musicisti romani rinconfermano tutta la loro classe, consegnandoci tra le mani un altro gioiello di musica nostalgica, intensa, profondamente ispirata. E se "Undressed Momento" non aveva tenuto nascosta la fascinazione dei Klimt 1918 per il suono di Tears For Fears e The Police, "Dopoguerra" rende ancor più manifeste tali influenze, rafforzando quel legame con la wave anni '80 attraverso retaggi pop già ampiamente percepibili nel debutto e altri più rock, posti quasi a rievocare il fantasma dei primi U2 (soprattutto nelle linee melodiche di chitarra). Ma, sia ben chiaro, "Dopoguerra" non è un album costruito sulle citazioni e l'attaccamento che il gruppo continua ad esternare per certe sonorità non ha precluso l'evolversi di uno stile personale e riconoscibile. Ciò che mi colpì dei Klimt 1918 all'epoca dell'esordio fu la loro maturità compositiva, ma oggi il gruppo si dimostra ancor più disinvolto e smaliziato nella stesura dei brani, riuscendo a gestire con perfetta maestria ogni componente del proprio suono, a partire dalla voce garbata e passionale di Marco Soellner, fino ad arrivare alla sezione ritimica, che merita una menzione particolare per la scelta più che fantasiosa di ogni singolo passaggio di batteria.
Difficile, all'interno dell'album, individuare un brano che spicchi sui restanti, anche perché se "Nightdriver" e "Lomo" possono sembrare i brani più riusciti ed emozionanti, altri episodi come "Snow of '85", "Rachel" e la conclusiva "Sleepwalk in Rome" rivelano la loro bellezza solo dopo un ascolto ripetuto. "Dopoguerra" si presenta, dunque, come un lavoro durevole e non immediatamente assimilabile, perciò sono quelli che io amo definire climax sonori ad entrare subito in testa e solleticare l'attenzione durante i primi ascolti, mentre le sfumature più nascoste si riescono a cogliere solamente con il tempo, apprezzandole con crescente trasporto man mano che l'album diventa 'nostro'. Sortire quest'effetto è una prerogativa di pochi o, meglio ancora, è la prerogativa dei Grandi.


(Roberto)

... leggi anche la recensione di "Undressed Momento" tratta da Resurrecturis qui,
nonché l'intervista di Gennaio 2004 qui!