Klimt 1918 - Malinconici affreschi

::: Interview taken from Rock Hard/Italy, no. 7/2003, by Alessio Giampà ::: 



La My Kingdom Music decide di regalarci, dopo l'esordio dei capitolini Room with a View, un'altra perla nascosta nei meandri della capitale, i Klimt 1918. Autori di una musica che basa la sua ragione d'essere sull'espressione dei sentimenti più intimi e spesso rilegati in secondo piano, i romani giungono al meritato debutto con un disco, "Undressed Momento", che non tarderà nel far crescere un interesse notevole per il quartetto del nostro interlocutore Marco Soellner (guitar/singer).


Nella città di Roma siete da tempo rinomati, ma vorresti ricapitolare la storia della band per tutti coloro che non vi conoscono?
Marco: I Klimt 1918 si sono formati nell'Ottobre del 1999 sulle ceneri degli Another Day, un gruppo death-prog in cui suonavamo io e mio fratello Paolo. Il nostro obiettivo era quello di portare avanti un nuovo progetto musicale che coniugasse sonorità avantgarde e new wave '80. Nel 2000 abbiamo registrato il demo intitolato "Secession Makes Post-Modern Music", che ci ha permesso di firmare un contratto con la My Kingdom Music. Nel Luglio del 2002 dopo un anno e mezzo di preparazione siamo entrati in studio per assemblare "Undressed Momento" il nostro debut album. Il resto è storia dei nostri giorni.

Quanto si è evoluto il vostro sound nel corso del tempo e come descrivereste la vostra musica oggi?
Marco:
L'evoluzione del nostro sound è avvenuta in maniera graduale passando da sonorità avantgarde death oriented (vecchi Katatonia, Opeth, Anathema, Novembre, October Tide) ad uno stile più ibrido e composito che include elementi stilistici wave, dark e post-punk. I Klimt 1918 fanno del postmodernismo, e quindi della fine dei concetti puri, una loro bandiera. Il nostro modo di comporre quindi trova grossi impulsi nella citazione e nel passing, la crisi delle identità come superamento. Questa permeabilità però non ci allontana definitivamente dalle nostre origini ancora legate all'estremismo musicale. In fin dei conti distorsioni e doppia cassa rimangono elementi insostituibili del nostro sound.

Nella biografia allegata, tra le vostre influenze emerge in particolare un periodo, gli anni ottanta, ed alcuni nomi (Tears For Fears, The Smiths, The Cure, ecc.), a cui sono particolarmente legato; da dove nasce il vostro interesse per queste sonorità?
Marco: Io sono nato nel 1976 e come tutte le persone della mia generazione sono cresciuto musicalmente negli anni '80. "Songs from the big chair" dei Tears For Fears è stato il primo disco che ho acquistato. Le sue melodie, il suo lirismo mi sono entrati nel sangue, insieme ad altri capolavori dell'epoca come "Violator" dei Depeche Mode, "The Queen is Dead" degli Smiths e "Disintegration" dei Cure. Prima di scoprire il metal nel 1990 mi cibavo esclusivamente di electro-pop e new wave; è assolutamente normale quindi che tali sonorità alla fine si siano riverberate nella musica dei Klimt 1918.

Ritieni che vi sia in parte un ritorno d'interesse per le sonorità anni ottanta, anche visto quanto proposto da formazioni quali gli Interpol?
Marco: Sì, il ritorno d'interesse è tangibile, anche se non penso si tratti di puro revival. Gli Interpol da questo punto di vista sono illuminanti. Propongono suggestioni smaccatamente '80, ma le filtrano attraverso un approccio assai contemporaneo. Il loro "Turn on the bright lights" suona tanto vintage quanto alternative rock. I Klimt 1918 alla fine hanno un approccio simile. Le influenze old fashioned ci sono ma c'è anche molta contemporaneità.

Domanda che amo porre di frequente: quale ritieni sia il sentimento che la vostra musica riesce a veicolare meglio?
Marco: Penso la nostalgia. La nostra è musica della rimembranza. "Undressed Momento" è un album che si sfoglia come un vecchio diario: appunti di inchiostro sbiadito, la carta ingiallita, gli amori adolescenziali, le fotografie dai colori ormai sabbiosi che ricordano qualcosa di profondo, tutti quei richiami esoterici che, come la Medeleine proustiana, scatenano la memoria involontaria e fanno rivivere in noi i momenti lontani nel tempo.