Klimt1918 "Just in case we'll never meet again"
(Soundtrack for the cassette generation)

::: Recensione tratta da RockLine - Album di Luglio 2008 :::
Genere: Post Rock


 

Quando la musica diventa un veicolo di emozioni profonde, unite a percezioni sensoriali che vanno oltre al semplice udito coinvolto nell'ascolto delle sonorità proposte, si è di fronte ad un piccolo gioiello discografico, che potrà appassionare e cullare dolcemente chiunque desideri astrarsi dalla realtà. E' questa la dimensione che i Klimt1918 riescono a cogliere con il loro stile che spazia dallo shoegaze più disteso al post-rock figlio degli Explosions in the sky: giunto alla sua terza pubblicazione, dopo aver tessuto i toccanti intrecci di "Undressed Momento" e "Dopoguerra" e dopo l'abbandono del chitarrista Alessandro Pace, il quartetto romano ha evoluto ulteriormente il proprio stile, culminando in un vortice etereo e rilassato, in cui prendono vita undici perle di rara bellezza nel panorama post-rock, non solo italiano ma anche internazionale.
"Just in case we'll never meet again" è un viaggio introspettivo che scava nei ricordi del passato, per trovare parole mai pronunciate e frasi mai sentite: nonostante i timbri siano malinconici e cerchino di focalizzarsi su istanti trascorsi in un tempo irrecuperabile, si intravedono un senso di protezione e di consolazione che diventano il vero punto di forza dell'album.
Il tema centrale, la distanza, sembra ergersi già nell'opener "Thebreathtaking days (via lactea)", che recupera tutto il filone del post-rock più delicato ed emozionante e che rompe con un trascorso ricco degli elementi della tradizione metal. Un certo feeling che lega i Klimt1918 ai concittadini Novembre permane nella seconda "Skygazer", ma il risultato ottenuto va addirittura oltre i confini dello shoegaze.
Degna di nota è anche "The Graduate", altalenante nei suoi giochi di luci ed ombre e nelle sue improvvise accelerate, che saranno gradite da chi ama uno stile ricercato e semplice al tempo stesso.
Non mancano reminescenze prettamente wave, percepibili nelle varie "Just an interlude in your life" o "Just in case we'll never meet again", che trasudano del sound Interpol.
Sarebbe inutile stare a descrivere le immagini che i Klimt1918 riescono a dipingere con le loro strumentazioni oniriche e con la suadente voce di Marco Soellner, vero poeta e cantautore, perché le parole sminuirebbero l'elegante estetica tracciata dalla band laziale.
Non resta pertanto che consigliare "Just in case we'll never meet again" a coloro che desiderano staccarsi dalla frenesia della vita quotidiana, per trovare un momento di meditazione sul valore della lontananza e del ricordo, ben ritratti dalla struggente copertina, dove l'abbraccio riepiloga il senso di una musica tanto avvolgente quanto sincera


(Edoardo Baldini - Voto: 85 punti su 100)

 

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